giovedì, Ottobre 28

Carceri in Grecia nel mirino del Consiglio d’Europa Il rapporto della Commissione per la prevenzione della Tortura (CPT)

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Bruxelles
– Il Consiglio d’Europa ha pubblicato oggi un rapporto in cui denuncia le condizioni di detenzione negli istituti di pena e nei commissariati di Polizia della Grecia e condanna il degrado in cui gli immigrati richiedenti asilo sono costretti a vivere. 

Il rapporto reso pubblico oggi dal Consiglio d’Europa si riferisce ad una visita effettuata dalla Commissione anti tortura nell’aprile 2013, due anni dopo un’altra visita che aveva messo in luce gravi mancanze nelle condizioni di detenzione in Grecia. Purtroppo la commissione ha dovuto rilevare che, nonostante le promesse delle autorità, la situazione non era cambiata rispetto al 2011 sia per il trattamento dei migranti irregolari sia per le condizioni disumane in cui i detenuti, condannati o in attesa di giudizio, sono costretti a vivere.

Particolarmente gravi, secondo il rapporto, sono i maltrattamenti da parte delle forze di Polizia che sembrano essere aumentati senza nessun segno tangibile di intervento o indagine da parte delle autorità competenti. Anzi, i maltrattamenti sembrano essere diventati prassi corrente tanto da indurre i responsabili a ritenere di poter agire nella massima impunità.

Nel corso della visita la commissione si è recata in 25 commissariati di Polizia e stazioni di frontiera e in otto centri di immigrazione e centri di detenzione della guardia costiera greca per esaminare le condizioni degli immigrati illegali detenuti in base alla legislazione nazionale. Altri sette istituti di pena sono stati visitati dalla commissione che ha anche esaminato le condizioni di salute e i programmi di attività fisica e scolastici offerti ai detenuti.

Per i migranti irregolari, la commissione ha denunciato condizionitotalmente inaccettabili‘ sia per la durata sia per i luoghi della detenzione, celle sotterranee umide e senza luce e in condizioni di sovraffollamento (a volte neppure 1 m2 a persona). In un commissariato di Polizia due o più donne sono rimaste detenute per mesi in una cella scura e completamente ammuffita di 5m2 senza mai poter uscire all’aperto né disporre di prodotti igienici. Insetti, topi e scarafaggi infestano le celle di molte stazioni di polizia e molti detenuti appaiono affetti da scabbia o presentano punture di insetti su tutto il corpo. In alcuni casi vengono spruzzati insetticidi nelle celle in presenza dei detenuti che in molti casi hanno sofferto malori per aver respirato le sostanze nocive. In molti istituti di pena le guardie carcerarie indossano guanti sanitari quando entrano nelle celle.

La Commissione per la Prevenzione della Tortura ha quindi chiesto alle autorità greche di prendere al più presto le misure necessarie per trasferire i migranti in centri appositamente designati e non tenerli più prigionieri nelle stazioni di Polizia o nei centri di detenzione aperti nei principali porti greci. Particolarmente criticato il centro di Igumenitza.

Per i centri di rieimpatrio dei migranti la commissione ha criticato il loro approcciopunitivo‘ in cui i detenuti vengono trattati come ‘criminali’ e raccomanda di avviare programmi di attività ludiche o culturali dato che il soggiorno in tali centri spesso raggiunge e supera i 18 mesi.

Per gli istituti di pena i rilievi del Consiglio d’Europa si riferiscono soprattutto alle condizioni di eccessivo affollamento, di scarsità di assistenza sanitaria e di penuria di guardie carcerarie. Nel carcere maschile di Korydallos ad esempio una sezione con circa 400 detenuti ha soltanto due guardie carcerarie durante il giorno. Durante la notte la sorveglianza si assottiglia ancora di più: solo otto guardie carcerarie restano a controllare 2300 detenuti. L’uccisione di un detenuto polacco non ha modificato la situazione dato che le guardie carcerarie non intervengono nelle risse tra detenuti, ma preferiscono lasciarli risolvere da soli le loro dispute.

Un capitolo speciale viene dedicato alle condizioni dei minori non accompagnati spesso costretti a condividere le celle con adulti e trattati come detenuti a tutti gli effetti, senza alcuna possibilità né di ora d’aria né di attività  educativa o culturale. La carenza di personale di custodia lascia impuniti gli episodi di bullismo e di intimidazione dei più giovani da parte degli anziani. Nel centro di detenzione di Avlona il fenomeno ù andato avanti a lungo ma dopo la denuncia del CoE le autoritù hanno deciso il trasferimento dei più giovani in un altro istituto.

In particolare, per le condizioni di sovraffollamento, la commissione ha notato che spesso i detenuti sono costretti a dormire per terra senza materassi su coperte sporche e maleodoranti. A suo avviso gli istituti di pena sono al 200% e in qualche caso al 300% al di sopra delle loro capacità di accoglienza con carenze nelle condizioni igieniche e sanitarie.

Ma sono soprattutto le denunce di maltrattamenti da parte della Polizia ad essere al centro dei rilievi della commissione antitortura. Le denunce si riferiscono a maltrattamenti fisici (calci, pugni,  percosse con bastoni e altri oggetti). Un detenuto straniero ha raccontato alla commissione in visita di essere stato detenuto nel commissariato di Kypseli e di essere stato sottoposto a percosse per due giorni interi.  Un altro ha raccontato di essere stato denudato e portato nei gabinetti da agenti incappucciati che lo hanno prima sottoposto a docce di acqua gelata poi gli hanno legato le gambe con uno spago  e l’hanno percosso sui piedi e le gambe con bastoni rompendogli le ossa di una gamba irridendolo per tutta la durata dei maltrattamenti. Nonostante le sue richieste di visita medica, è stato trasferito al carcere di Korydallos dove non è stato fatto nessun controllo sanitario. Solo nove giorni dopo il suo internamento è stato chiamato un medico che ha predisposto il suo ricovero in ospedale per fratture multiple, dove è rimasto un mese.

 Ai detenuti viene sconsigliato di denunciare i maltrattamenti – anche dai loro avvocati – nel timore che le denunce possano portare ad un aumento dei maltrattamenti stessi.  Gli avvocati d’ufficio spesso sono spettatori passivi nei processi a carico dei loro ‘clienti’e non viene fatto nessuno sforzo per presentare il caso dei detenuti che in molti casi non hanno nemmeno la possibilità di consultare gli avvocati prima del processo. Viene anche impedito loro di chiedere una visita medica per valutare le loro condizioni dopo i maltrattamenti. L’ impunità sembra regnare ovunque, proprio per la mancanza di controlli e indagini da parte delle autorità carcerarie.

Nel rapporto si invitano quindi le autorità greche a curare in modo particolare il reclutamento e l’addestramento degli agenti di custodia e di quelli di polizia preposti  al servizio carcerario.

Il rapporto indica che la colpevolezza per i maltrattamenti si estende anche agli astanti non direttamente attivi. Viene quindi incoraggiata le denuncia dei maltrattamenti anche da parte dei testimoni e il CoE raccomanda alle autorità l’adozione di misure di protezione degli informatori che denuncino tali pratiche. Viene anche raccomandata la registrazione in video e audio degli interrogatori di polizia a salvaguardia dei diritti dei detenuti e per evitare accuse di false dichiarazioni.

La Corte europea per i Diritti Umani ha condannato in varie occasioni le autorità per non aver effettuato le necessarie indagini in seguito a denunce di maltrattamenti da parte di detenuti. Ma fino ad ora le autorità greche si rifiutano di riconoscere che i maltrattamenti sono una serio problema nel Paese  e non hanno quindi preso fino ad ora le misure necessarie per risolverlo. Questo ha creato intorno all’operato degli operatori addetti alla sicurezza un alone di impunità per i maltrattamenti imposti ai detenuti.

La commissione è però venuta in contatto anche con agenti che hanno espresso il loro desiderio di migliorare le condizioni degli interrogatori ma in questi casi sono stati gli stessi detenuti a lodare la condotta degli agenti.

Il rapporto nota che un miglioramento delle condizioni di detenzione sarebbe anche auspicabile per le installazioni della Guardia Costiera dove vengono detenuti i migranti irregolari che hanno tentato di fuggire verso l’Italia, sono stati lì ricondotti dall’Italia o sono stati salvati in mare da battelli naufragati.

Nel centro per migranti di Igumenitza ad esempio le condizioni dei migranti sono state giudicate precarie con celle e bagni in condizioni igieniche pessime, scarsa ventilazione e nessun accesso all’aperto per evitare fughe. Molti i casi di autoilesioni da parte dei migranti disperati.  Un ragazzino di 13 anni non accompagnato era stato trovato nelle celle di Igumenitza e la commissione ne ha chiesto l’immediato trasferimento in una struttura adeguata. La richiesta è stata soddifatta dalle autorità.

Nel rapporto si ricorda che i richiedenti asilo non vanno trattati come migranti irregolari. Essi non vanno quindi privati della libertà in attesa della decisione sulla loro richiesta di asilo.

In Grecia i richiedenti asilo possono essere detenuti in base al decreto presidenziale 114/2010  in attesa della decisione delle autorità che può arrivare dopo tre mesi estendibili ad altri tre. I motivi della detenzione: stabilire la loro identità, esaminare le motivazioni della richiesta di asilo, impedire la diffusione di malattie di cui i migranti potrebbero essere portatori. Questa posizione è stata però criticata dall’UNHCR e da esponenti della società civile greca che ne hanno denunciato la natura discriminatoria. Eppure, in seguito ad una richiesta di asilo comulativa presentata dai migranti detenuti nel centro per richiedenti asilo di Corinto, le autorità greche hanno deciso, con un altro decreto presidenziale, di prolungare di altri 12 mesi  il periodo di detenzione dei richiedenti asilo. Il periodo totale di detenzione per i richiedenti asilo à stato così di fatto portato a 18 mesi.

La delegazione del Consiglio d’Europa ha incontrato molti profughi siriani in stato di detenzione sia nelle stazioni di Polizia sia nei centri di reimpatrio. L’impossibilità di rimpatriarli per motivi politici ha significato per loro l’allungamento del periodo di detenzione.  L’UNHCR ha recentemente raccomandato agli stati di accoglienza di sospendere il rimpatrio forzato per i siriani e ha chiesto alle autorità greche di sospendere gli ordini di espulsione per i siriani.

Nella loro risposta le autorità greche hanno fornito informazioni sulle misure prese per venire incontro ai rilievi della commissione del CoE e hanno ribadito che la detenzione nei commissariati di Polizia è soltanto di breve durata. Dal rapporto emerge invece che alcune delle persone detenute erano in cella da oltre sei mesi e per alcuni la detenzione risaliva all’anno precedente!

Le autorità greche hanno anche risposto con un nuovo piano d’azione per la gestione dei richiedenti asilo e migranti e con nuove misure prese per migliorare le condizioni nei centri di rinvio dei migranti. Per il centro di Amygdaleza per minori non accompagnati la risposta delle autorità indica che sono stati fatti sforzi per migliorarne la vivibilità anche con l’offerta di attività per i ragazzi.

La Commissione per la prevenzione della tortura è responsabile del monitoraggio dei 47 Paesi membri del Consiglio d’Europa per valutarne il rispetto della Convenzione Europea per la Prevenzione della Tortura e dei comportamenti o punizioni disumani o degradanti che la Grecia ha ratificato nel 1991.

 

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