martedì, Agosto 3

Carcere: Italia condannata d'Europa 10mila procedure aperte, 30milioni di euro di multe; Peggio dell'Italia solo l'Ucraina

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Quante sono le procedure aperte alla Corte Europea contro l’Italia? Nel solo 2014 circa diecimila; tradotte in denaro circa trenta milioni di euro. Questa valanga di ricorsi pendenti riguardano violazioni imputate nella maggior parte dei casi a ritardi del Governo italiano nell’adeguarsi alle norme europee.  È quanto si ricava dalla relazione consegnata al Parlamento italiano sullo «stato di esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dello Stato italiano».
Peggio dell’Italia solo all’Ucraina: nel 2014, raggiunge quota 13.650. Dopo di noi, la Russia (10 mila), e la Turchia (9.500).
A volte si tratta di casi che si trascinano da anni. Per esempio, il ricorso presentato da una trentina di cittadini italiani e stranieri, arrestati dopo i fatti della scuola Diaz e detenuti nella caserma di Bolzaneto «dove i ricorrenti hanno lamentato di essere stati sottoposti a tortura e a trattamenti disumani e degradanti».
Punto dolentissimo, questo della tortura. Una quantità di sollecitazioni, una condanna per violazione dei diritti umani non son sono bastate: l’Italia ancora non introduce il reato di tortura nel codice penale.
Le spese: solo 2014 l’Italia ha sborsato oltre 29 milioni (erano 71 nel 2013) che sì aggiungono ai 5 milioni spesi “per l’esecuzione delle sentenze”.
Restiamo in tema di risarcimenti. Un detenuto originario di Belluno ha ottenuto un risarcimento di 5.800 euro, per i 730 giorni passati negli spazi angusti trascorsi nelle prigioni di Busto Arsizio  e Padova. Si è avvalso di una sentenza, la Torreggiani, emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. La sentenza della Corte è dell’8 gennaio di due anni fa e rappresenta una pesante condanna nei confronti dell’Italia e del suo sistema penitenziario.
Una nota positiva, infine. Dalla collaborazione tra assemblea della Regione Emilia-Romagna, Garante regionale dei detenuti e Università di Bologna l’idea di un ciclo di film per raccontare quarant’anni di carcere riformato in Italia: cinque proiezioni gratuite commentate da esperti di diritto. Infine, una giornata di studi per riflettere sul carcere in Italia negli ultimi 40 anni, dalla storica introduzione dell’ordinamento penitenziario nel 1975 a oggi.
Si comincia con ‘Detenuto in attesa di giudizio’ di Nanny Loy del 1972; segue ‘The Experiment. Cercasi cavie umane’ di Paul Scheuring del 2010; terzo film prescelto: ‘Mery per sempre’ di Marco Risi (1989); e ancora: ‘Cesare deve morire’ dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani (2012); conclusione con ‘I giorni scontati’, pellicola del 2012 di Germano Maccioni.
Auguriamoci che il progetto non resti limitato alla sola Bologna.

 

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