giovedì, Agosto 5

Carcere, il calvario di Francesco Mastrogiovanni diventa film

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La notizia scivola via, tra la generale indifferenza. Relegata in scarni trafiletti, è inevitabile che uno non se ne accorga. La notizia è questa: una donna, una straniera trentaquattrenne, arrestata con la tremenda accusa di avere ucciso il figlio, e di averne messo il corpo nel congelatore, muore. Muore per cause definite ‘naturali’ nell’infermeria della Casa circondariale femminile di Roma Rebibbia. Cause ‘naturali’…Si apprende che da un paio di settimane la donna rifiutava il cibo (è ‘naturale’?); si apprende che era affetta da una grave patologia, e per questo era ricoverata nell’infermeria del carcere (ancora: è ‘naturale’?).

Se sia ‘naturale’ se lo chiede anche un psichiatra attento e sensibile, il professor Luigi Cancrini: non è ‘naturale’, obietta, che una donna uccida il proprio bambino. Se lo fa, significa che è malata, dal punto di vista mentale (ci si esprime in modo pedestre, ma insomma, il lettore sia indulgente), significa che ha dei gravissimi problemi. E’ ‘naturale’ che invece di essere ricoverata in strutture adeguate, con personale specializzato e capace di fronteggiare situazioni estreme, sia per ben quattordici giorni ricoverata in un carcere? Ed è ‘naturale’ che non sia alimentata, la si parcheggi lì, fino a quando non muore di ‘naturale’ morte? Il professor Cancrini su ‘l’Unità’ pone una serie di domande precise: «L’infermeria del carcere è un luogo adatto ad una situazione del genere? Uno psichiatra l’aveva visitata? L’ambulanza per l’ospedale era in ritardo? Di 14 giorni o di poche ore? Chi è responsabile di questa morte ‘naturale’? Chi era il magistrato che (non) si occupava di questo ‘caso’?».

Ne facciamo un’altra noi: è ‘naturale’ che queste domande siano rimaste senza risposta, e che il ministro della Giustizia Andrea Orlando non si preoccupi e si occupi di questa vicenda? E’ ‘naturale’ lasciare sola con se stessa una persona che ha compiuto un gesto così contrario alla sua stessa natura?

Allarghiamo il campo di visuale. I sindacati della Polizia penitenziaria, inascoltati, ci dicono che almeno due detenuti su tre sono malati. Malati affetti da disturbi psichiatrici; curarli è sempre più difficile ora che i pochi consulenti vengono dall’esterno e le infermerie non dispongono di personale e di presidi all’altezza della situazione. Così ‘naturalmente’ vivono e muoiono nelle carceri italiane ogni giorno una quantità di poveracci. Ancora interrogativi, è sempre Cancrini a porli: «A quando un carcere in cui la pietas sia di casa anche nei giorni in cui non c’è la visita di un Papa o di un politico importante? A quando uno scatto di dignità e di orgoglio degli italiani e di chi li governa sul problema della giustizia e della pena?».

Un film, ora. Un film che la ‘buona scuola’ dovrebbe proiettare appunto nelle aule. Perché certe cose, non belle, vanno comunque conosciute. Sapere è il primo presupposto per sperare di cambiare. Il film si chiama “87 ore”, di Costanza Quatriglio. Racconta il calvario, letterale calvario, di un maestro elementare, Francesco Mastrogiovanni, sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio: legato mani e piedi, e lasciato senza acqua, cibo, cure; non un’ora o quattro, che pure sarebbe intollerabile. Lasciato così per ben quattro giorni, fino a quando non muore. A suo tempo vennero diffuse le immagini delle telecamere a circuito chiuso dell’ospedale; immagini che fanno parte del documentario. Il filmato mostra come Mastrogiovanni viene legato mani e piedi al letto dell’ospedale due ore dopo il suo ingresso nel reparto per il ricovero; lasciato senza acqua, né cure; slegato e liberato dalle fasce di contenzione solo dopo la morte.

Le telecamere hanno ripreso l’agonia dell’uomo e i fermi applicati ai polsi e alle caviglie, mai slegati durante la ‘contenzione sanitaria’. Una prassi, in quel reparto di psichiatria (poi chiuso): in tribunale l’accusa poi produce le cartelle di altri 22 pazienti sottoposti ad analoga contenzione. I periti tecnici masterizzano i 65 file video della ‘degenza’ di Mastrogiovanni  in un dvd che costituisce l’indiscutibile prova di colpevolezza e porta alla condanna dei medici responsabili.

 

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