domenica, Novembre 28

Carcere: detenuti inneggiano all'Isis? Non risulta

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Repetita: un comunicato, col quale si fa sapere che si è inviata una direttiva… per affrontare. Fantastico. E in concreto, dopo tutto questo lavorio? Il ministro «ritiene necessario attuare un piano nazionale d’intervento per la prevenzione del suicidio e per il conseguente monitoraggio delle strategie adottate, attraverso la raccolta, l’elaborazione e la pubblicazione dei dati e delle esperienze condotte». Orpo!

Dice la direttiva, a proposito dei suicidi e degli atti di autolesionismo: «Si tratta di un fenomeno inquietante e intollerabile, rispetto al quale è necessario innalzare il livello di attenzione, accentuando allo stesso tempo le misure che nei singoli istituti vengono già poste in essere per prevenire fenomeni di autolesionismo». Tutto chiaro, no? Fra gli elementi che maggiormente possono suscitare la tentazione suicida il ministro individua il rischio ambientale: «Da questo punto di vista, la sorveglianza o l’isolamento del detenuto che abbia tendenze suicide possono talvolta accentuarne il rischio; analogamente è troppo spesso sottovalutato il trattamento del disagio psicologico e mentale; così come l’ambiente detentivo indifferenziato può costituire un fattore di rischio nella tendenza al suicidio». Dunque? Dunque «un sistema maggiormente flessibile potrà essere in grado di attuare più efficaci forme di controllo e di conoscenza approfondita delle persone ristrette e di garantire la miglior comprensione e gestione delle situazioni di maggior disagio».

In quest’ottica il ministro dispone che siano «fra l’altro sviluppate opportune misure di osservazione del detenuto, differenziate a seconda della fase trattamentale e con particolare attenzione ai soggetti tossico-alcool dipendenti; saranno adeguati gli spazi detentivi destinati all’accoglienza dei soggetti a rischio, secondo criteri moderni e rispettosi della dignità della persona; saranno organizzati programmi formativi specifici per tutti gli operatori, favorendo l’interazione anche con coloro che da esterni operano nell’Istituto». Inoltre, secondo la direttiva il DAP provvederà a predisporre un piano nazionale d’intervento, «tenendo conto anche della giurisprudenza della Cedu in materia e in linea con quanto elaborato dal Comitato Nazionale di Bioetica nel 2010, ripreso successivamente dalla Conferenza Unificata per i rapporti tra Stato-Regioni nel 2012 nelle sue ‘Linee di indirizzo per la riduzione del rischio autolesivo e suicidario dei detenuti, degli internati e dei minorenni sottoposti a provvedimento penale’».

“Sarà”, “dovrà”, “potrà”, “provvederà”… Lodevoli, ammirevoli, propositi e annunci: proiettati, non sarà sfuggito, nel futuro; che per quanto prossimo, sempre futuro è. Nel presente, nell’hic et nunc, accade nella notte tra sabato e domenica un uomo di 45 anni, G.C., si sia impiccato nella cella nel carcere di Baldenich, a Belluno. L’avevano arrestato qualche ora prima. Arrestato in seguito a una vicenda legata a maltrattamenti in famiglia come da protocollo penitenziario per chi non ha precedenti esperienze in carcere, era stato confinato in una cella singola, isolato dal resto dei detenuti. Nel 2015 nel carcere di Belluno si sono verificati trenta atti di autolesionismo, quattro tentati suicidi sventati in tempo, diciotto  colluttazioni, ventuno ferimenti. Non male, come bilancio. E’ da credere che anche nelle altre carceri italiane la situazione non sia molto differente.

Per contro, va registrato che in dieci anni, dal 2005 al 2014, quasi un milione e mezzo di processi sono andati letteralmente in fumo causa prescrizione. Nel primo semestre 2015, 68.098 processi – secondo i dati della Direzione generale statistiche del Ministero della giustizia – si sono conclusi con un nulla di fatto, causa prescrizione; 132.296 nel 2014. Nel 2015 oltre  35 mila le cause sfociate in prescrizione di fronte al Giudice per le Indagini Preliminari. Se ne aggiungono più di 16mila in tribunale, circa 12mila in Corte d’appello, poco meno di 700 in Cassazione.

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