sabato, Novembre 27

Cara Oerlikon, ancora tu

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Se pensate di conoscere già la storia, e grossomodo i protagonisti, avete probabilmente ragione. Specie se avete letto poco, ma proprio poco poco, tempo fa ‘Italia, scusate l’errore…’ su L’INDRO. Era ne ‘il Contrappunto’ di giovedì 9 marzo 2017. E, dunque, questa sorta di ‘seconda puntata’ è ambientata a Bari. Dove un operaio ha ricevuto la lettera di licenziamento dopo essersi sottoposto a un intervento chirurgico. La Società è la ‘Oerlikon Graziano’, sede per l’appunto questa volta nel capoluogo pugliese. L’operaio in questione si chiama Massimo Paparella, licenziato perché secondo l’azienda è «sopravvenuta inidoneità fisica».

Pare però che oltre all’intervento da lui subito, ci sia di mezzo anche un suo intervento. Precedente e compiuto. Paparella ha ricevuto la lettera di licenziamento a metà febbraio al rientro al lavoro dopo un intervento cardiaco, ma in precedenza avrebbe denunciato le immotivate e ingiustificate regole delle pause collettive imposte dall’azienda. La stessa che si era appena scusata, assicurando di voler risolvere il caso di Antonio Forchione, licenziato la scorsa settimana per inidoneità fisica al ritorno in fabbrica dopo un trapianto di fegato. In quel caso, che avevamo ricordato, scrivevamo come si fosse rapidamente provato a rimediare. Così raccontando: «Scusate, c’è stato un errore» dicono più o meno, colti con le mani nella marmellata, i responsabili svizzeri della Oerlikon Graziano, fabbrica di Rivoli, Torino, filiale locale della omonima Società con sede in Svizzera. In questo caso a proposito di Antonio Forchione, operaio della filiale piemontese, licenziato al suo regolare ritorno in azienda dopo un trapianto di fegato perché ritenuto «inidoneo al lavoro». «Stiamo valutando la vicenda e la possibilità di riconsiderare il licenziamento» fanno sapere dal quartier generale i vertici del Gruppo che opera nel settore metalmeccanico. La lettera di licenziamento non sarebbe stata scritta dal responsabile del personale locale, dunque potrebbe essersi trattato appunto di un errore.

Non solo per il ‘licenziato’ di Rivoli. Tana liberi tutti’ recitava poi il sommario di quel primo pezzo. Ché il problema non è tanto il fatto in sé, grave ma tra i tanti che si ripetono. Quanto nella superficialità del dimenticare. Come se nulla fosse. Già, tana e liberi tutti. Di continuare, e ricominciare.

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