sabato, Maggio 15

Capodanno: un nuovo inizio, ogni giorno field_506ffbaa4a8d4

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Ciao, come stai? Com’è andato quest’anno?”. Quante volte ci siamo sentiti fare questa domanda dalle persone più disparate e in varie circostanze. Domande che, la maggior parte delle volte sono proprio questo, ossia ‘di circostanza’, per fare due chiacchiere o solo per passare un congruo (ed educatamente ponderato) periodo di tempo con un conoscente incontrato per la strada o al bar.

Certi incontri o riflessioni (ma anche avvenimenti o ricorrenze, come anche il capodanno) ci costringono, molte volte superficialmente, a fare un bilancio più o meno dettagliato (ma personalissimo) di come la nostra vita negli ultimi tempi stia procedendo e in quale direzione. E’ intrinseco nell’essere umano la tendenza a guardarsi indietro, a voler esaminare fatti e avvenimenti, conquiste e rinunce, guadagni e perdite, entrate e uscite di una fetta più o meno larga di esistenza. Questo perché vogliamo essere sicuri di stare seguendo la strada giusta (sempre che ne stiamo seguendo una), ma in ultima analisi credo che la ragione sia perché vogliamo convincerci che la nostra vita, presa a blocchi (ma nel suo complesso) stia andando da qualche parte, in definitiva che abbia un senso.

Un bilancio che, alla fine, comprende (volendo sintetizzare in modo un po’ estremo e individualista) solo pochi fattori da mettere sui piatti, che il più delle volte si riducono a soldi, successo e salute. Le tre ‘S’, come qualcuno le chiama. Una sintesi che potrebbe essere largamente condivisa dai più e che rispecchia, in un certo senso, il modo in cui ognuno vorrebbe essere, un po’ come se il mondo si vedesse in uno specchio dai riflessi dorati.

Una vita è ben vissuta, quindi, quando abbiamo raggiunto gli obiettivi immancabili e irrinunciabili del denaro e del potere (successo), e abbiamo le facoltà fisiche e mentali per godere dei frutti di queste conquiste, conservando le più che necessarie risorse per vivere del ‘riposo dei giusti’.

Già, perché le soddisfazioni sono economiche, e la sicurezza che si conquista con il successo e con il potere è solo attraverso il peso del conto bancario e della pensione accumulata che ci attende al crepuscolo della nostra vita lavorativa. Sia chiaro, il denaro e la ricerca del profitto muove e ha mosso la vita del genere umano dalla notte dei tempi e ha creato benessere e una vita migliore per molti, ma è un sistema che, tra le sue contraddizioni, tende a dimenticare spesso a chi deve essere utile.

Come valutiamo l’altra faccia della moneta, quella che non possiamo comprare, quella che non possiamo contare né mettere in vendita? Come la mettiamo se sul piatto non ci sono solo soldi, appunto, ma anche qualcosa di molto più prezioso: il nostro essere umani, la nostra anima? Sia inteso, non è una questione religiosa, ma una riflessione quanto mai laica.

Come possiamo essere sicuri di aver migliorato, nelle proposte e nelle azioni, il mondo in cui viviamo e che ci hanno lasciato i nostri padri? Come, anno dopo anno e momento dopo momento, abbiamo (per così dire) contribuito al nostro ‘essere’ umani? Un bilancio difficile e scomodo, che ci mette di fronte ad una realtà tutta nuova, nella quale la ricerca di se stessi diventa non meno importante della ricerca del successo (come dire ‘io faccio‘ un lavoro, ma ‘non sono‘ quello che faccio).

Un problemino ‘mica da ridere’, considerando che non abbiamo più il nostro metro di ‘giudizio aureo’ universale. Allora come osservare delsensodella nostra vita?

Ci viene in aiuto un’ulteriore riflessione, una attualissima, dato che ci troviamo agli sgoccioli di quest’anno, che è stato parecchio difficile per tutti. L’istituto del salutare il capodanno con i famigerati (e pericolosi) ‘botti’, ci ricorda il bisogno quasi fisiologico dell’uomo di ricordare a se stesso della sua mortalità, ma soprattutto della ciclicità intrinseca nella sua vita. Inizio e fine, scanditi da un fragoroso segnale che porta una demarcazione della vita, che altrimenti scorrerebbe senza soluzione di continuità, dal futuro al passato.

Solo ‘furore antropologico’, dunque, o anche un vero, nuovo inizio? In effetti, l’idea stessa del capodanno e della fascinazione di massa rilevabile dietro questo rito popolare, ci suggerisce un’opportunità intrinseca: quella di rinnovarci, di poter scegliere di ricominciare da zero. Una vera seconda chance, per tutto. Almeno questo è quello che si può ritenere ‘evocativo’ in ciò che viviamo alla fine (e all’inizio) di ogni anno.

La vera scelta, però, è un’altra e no, non è solo quella di dare seguito ai classici ‘buoni propositi’. Il vero nuovo inizio è ciò che decideremo di fare con noi stessi e con le nostre vite, scegliendo ogni giorno, in ogni momento, con ogni persona che incontreremo sulla nostra strada, come comportarci e come agire. In questo caso quello che saremo e il senso che daremo alla nostra vita, dipenderà solo da una, fondamentale, decisione: se essere persone buone‘, oppure no. A cominciare dalle persone che della nostra vita fanno parte, riscoprendo chi ci sta accanto (familiari vicini e lontani, fidanzati, amici, nonni) come primo passo per dare maggior valore a noi stessi.

Un anno è passato, uno nuovo è alle porte e ci offre l’opportunità di scegliere di contribuire al nostroessereumani, di mettere sul piatto della bilancia della nostra vita noi stessi e quello che siamo, non solo quello che facciamo o possediamo. Perché la nostra vita possa essere sempre colma di nuovi inizi, che ci permettano ogni giorno di alzare l’asticella del valore intrinseco di noi stessi, di chi siamo per quello che di buono facciamo ogni giorno nel contribuire a creare un mondo migliore per tutti, a cominciare da chi si trova al nostro fianco.

Buon anno a tutti.

 

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