martedì, Maggio 18

Capitano Ancel fa saltare i piani di Macron Genocidio 1994: Macron costretto al passo indietro sulla vicenda ruandese, la Francia costretta archiviare le accuse rivolte contro il Governo ruandese

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Nel dicembre 2017 il giudice francese Jean-Marc Herbaut apre un processo contro i massimi dirigenti del Governo e dell’Esercito ruandese, in primis il Ministro della Difesa, il generale James Kabarebe. L’accusa è grave. Assassinio di un Capo di Stato e provocazione del genocidio. La data degli avvenimenti è quella del 6 aprile 1994. La vittima è il Presidente ruandese Juvenal Habyarimana. Nuove rivelazioni scaturite dalla testimonianza di un super testimone fanno decidere al giudice Herbaut di aprire un caso già archiviato nel 2012 dai giudici del Tribunale di Parigi Marc Trèvidic e Nathalie Poux.

All’epoca il Governo francese aveva tentato di accusare il Fronte Patriottico Ruandese (attuale partito al Governo) di aver abbattuto l’aereo presidenziale uccidendo Habyarimana e provocando il genocidio di un milione di persone. I due giudici del Tribunale di Parigi, dopo aver esaminato prove inconfutabili e testimonianze anche dei Caschi Blu presenti all’epoca degli avvenimenti, avevano concluso che i due missili terra aria erano stati lanciati contro l’aereo presidenziale dalla caserma militare Kanombecontrollata dall’Esercito governativo, le Forces Armees du Rwanda (FAR) sotto il controllo del regime HutuPower al potere da trent’anni. 

L’identità del super testimone che ha fatto riaprire il caso viene protetta divenendo un segreto di Stato. Gli avvocati del Ministro della Difesa ruandese Kabarebe comunicano alla magistratura francese il rifiuto del generale di comparire davanti alla giustizia. Immediatamente le relazioni diplomatiche tra Rwanda e Francia precipitano. Viene confermato il richiamo dell’ambasciatore ruandese a Parigi, Jacques Kabale che era ritornato in patria il 25 ottobre 2017 su ordini del Governo. Con questa conferma Kigali rompe di fatto le relazioni con Parigi e nei due Paesi ora non esistono reciproche rappresentanze diplomatiche. Dopo la partenza dell’Ambasciatore Michel Flesch dal Rwanda, nel 2015, il Governo di Paul Kagame non ha più accreditato nuovi ambasciatori francesi.

Il Presidente Habyarimana, giunto al potere tramite un colpo di Stato, sostenuto da Francia, Belgio e Vaticano,  autore della più feroce dittatura razial-nazista in Africa, fu ucciso mentre si trovava sull’aereo presidenziale Dassault Falcon 50, in compagnia con del suo omonimo burundese Cyprien Ntarymira. In fase di atterraggio all’aeroporto internazionale di Kigali l’aereo, nella sera del 6 aprile 1994, viene abbattuto da due missili terra aria SA-16. La morte di Habyarimana fece scattare il genocidio che in 100 giorni provocò 1 milione di vittime, per la maggior parte tutsi. Il Presidente era di rientro da Arusha, dove aveva appena firmato gli accordi di pace con la guerriglia tutsi, Fronte Patriottico Ruandese, che aveva iniziato la guerra di liberazione nel 1991 grazie al supporto di Uganda, Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele.

Il super testimone segreto accusa il Fronte Patriottico Ruandese guidato da Paul Kagame di aver sparato i due SA-16 dal quartiere generale di Mulindi, affermando di aver visto i due missili venir caricati su un camion guidato dai ribelli ruandesi che entrò nel quartier generale da loro controllato. Un  secondo testimone, apparso dal nulla durante la procedura giudiziaria, afferma di aver visto le fiamme di lancio dei due missili all’interno di Mulindi. La magistratura francese possiede solo queste testimonianze protette.  Nessuna prova fotografica è stata presentata e la decisione di riaprire deriva unicamente dalla credibilità dei due super testimoni.

Improvvisamente cala il silenzio sul caso giudiziario riaperto dal Giudice Jean-Marc Herbaut. La giustizia francese sembra aver archiviato il caso. Il  Ministro della Difesa ruandese non è più soggetto ad inchiesta giudiziaria, ma viene chiamato dalla Tribunale di Parigi come testimone della difesa dagli avvocati di due ex borgomastri Tito Barahira e Octavien Ngenzi, accusati di genocidio e crimini contro l’umanità durante gli avvenimenti del 1994. Il processo d’appello della sentenza all’ergastolo del luglio 2016 si è aperto lo scorso 2 maggio. L’avvocato della difesa intendeva chiamare il Generale Kabarebe a testimoniare. Nella sua rocambolesca linea di difesa, il Ministro della Difesa ruandese davanti al tribunale doveva ammettere di essere l’autore dell’assassinio del Presidente Habyarimana e del successivo genocidio. L’appello dell’avvocato difensore dei due genocidari è stato totalmente ignorato dal Governo ruandese.

Perché il processo intentato dal Giudice Herbaut contro il Governo ruandese e il suo Ministro della Difesa viene praticamente archiviato, nonostante l’entusiasta appoggio del Presidente Emmanuel Macron e della Cellula Africana dell’Eliseo? Due colpi di scena hanno costretto la magistratura francese a prendere tale decisione: le rivelazioni inaspettate di un Capitano francese presente in Rwanda nel 1994 e la scoperta identità del principale super testimone dell’accusa.

Il capitano francese Guillaume Ancel, ha reso testimonianza giurata sull’assassinio del Presidente Habyarimana, fattore scatenante del genocidio. Ancel all’epoca era in Rwanda in veste di specialista di aviazione militare e successivamente come consigliere militare del contingente francese della Operazione Turquoise. La testimonianza del capitano francese distrugge ogni possibilità di continuare il processo contro il Governo di Kagame con lo stupore dell’Eliseo e del Presidente Macron.
Ancel ricorda alla giuria che durante la fatidica notte dell’assassinio di Habyarimana, le condizioni meteorologiche erano ottime, quindi difficile per il commando ribelle dell’allora soldato semplice Kabarebe di lanciare i missili terra aria all’interno del campo militare controllato dai paracadutisti dell’Esercito regolare. Ancel esclude categoricamente che i missili siano stati lanciati dal quartiere generale FPR di Mulindi.  Questo fantomatico commando di ribelle non aveva alcuna possibilità di entrare in un campo militare super sorvegliato con un equipaggiamento ingombrante quali due missili terra aria senza essere immediatamente intercettati. 

Allora chi ha lanciato i missili? «Il lancio dei due missili terra aria è stata una operazione sofisticata e molto complessa. Gli autori dovevano conoscere alla perfezione le tecniche di guida a raggi infrarossi, i calcoli per il tiro e quelli per evitare eventuali ostacoli sulla traiettoria. Operazioni impossibili per dei ribelli armati di Kalasnikow giunti dall’Uganda. Il commando che ha lanciato i missili era composto da professionisti e godeva della complicità delle autorità militari. Erano conosciuti e avevano il permesso non solo di entrare nel campo militare dei paracadutisti fedeli al regime ma di preparare il lancio, con complicate operazioni che richiedono almeno un’ora», testimonia il capitano Ancel, facendo comprendere che le prove scoperte dai servizi segreti del Governo HutuPower il giorno successivo alla tragedia: tubi del lancia missili, una fattura e una carta da visita con sopra nomi di ribelli provenienti dall’Uganda, furono una ridicola messinscena.

Il capitano Ancel non crede che a lanciare i missili siano stati i militari francesi del Dipartimento delle Azioni Militari all’Estero (DAMI). Più probabile si sia trattato di esperti militari di origine est europea: bulgari, cechi o tedeschi assoldati per lo scopo. «Alla fine della guerra fredda i militari di queste Nazioni del ex blocco sovietico prestarono vari servizi alla Francia, come per esempio a Kinsangani nel 1997». Ancel si riferisce al utilizzo di mercenari serbi fatto dai francesi presso la città di Kinsangani, nel 1997, nel vano tentativo di fermare le truppe ruandesi e ugandesi che destituirono il dittatore congolese Mobutu Sese Seko.

«Se l’attentato è stato fatto da una equipe di mercenari, probabilmente questi sono stati uccisi dopo l’operazione per evitare fughe di notizie. La Francia non aveva intenzione di scatenare il genocidio anche se il rischio era ben conosciuto, ma di eliminare Habyarimana, un Presidente sfuggito dal controllo di Parigi che stava firmando accordi di pace con i peggiori nemici della Francia all’epoca: i ribelli di Paul Kagame. Parigi sperava che eliminando Habyarimana e dando il potere al Colonnello HutuPower Bagosora, avrebbe ripreso il controllo del Rwanda. Purtroppo tutto precipitò in meno di due ore dall’attentato. L’incendio fu appiccato senza volerlo e subito ci siamo accorti di essere incapaci di fermare il genocidio».

Il capitano Ancel si spinge oltre affermando che il presunto suicidio del consigliere speciale del Presidente François Mitterrand,  François de Grossouvre, avvenuto il giorno dopo dell’attentato, è strettamente collegato alla morte del Presidente ruandese. Si sarebbe trattato di un assassinio di Stato, supportando così la tesi avanzata da Francois Graner nel novembre 2011.

Veniamo ora al super testimone dell’accusa, l’asso nella manica del governo di Macron contro il Rwanda. Alcuni giornalisti francesi scoprono la sua identità alla fine del 2017. Trattasi di James Munyandinda (alias Jackson Munyeragwe), un giovane soldato dell’Esercito ruandese che deserta per raggiungere i ribelli del Fronte Patriottico restandoci fino al 2008, quando diserta nuovamente e fugge all’estero. Munyandinda afferma di aver disertato durante una missione affidatagli per eliminare testimoni scomodi dell’attentato al Presidente Habyarimana in Uganda. Le indagini giornalistiche compiute su di lui rivelano che Munyandinda ha disertato non nel 2008, ma nel 2009, quando si trovava presso l’Università di Coventry in Inghilterra, inviato dal suo Governo per un corso di formazione in contabilità e finanze. In Uganda si recherà solo nel 2010, assumendo una nuova identità, quella di Jackson Munyeragwe. Si presenta come il Segretario Generale del Protocollo Ruandese per il Regno del Rwanda (RPRK), un gruppuscolo monarchico creato da un certo Eugène Nkubito e contrario al Governo democratico di Kigali. Munyandinda cura per conto del RPRK un sito internet (Inyabuytatu) e una una radio online. Attraverso questi media  Munyandinda diventa il  più feroce detrattore del Governo di Kigali e non esita a diffondere una montagna di false notizie. Tra le tante, la notizia surreale che Paul Kagame nel 1994 impedì alle Nazioni Unite di fermare il genocidio. Il suo obiettivo è quello di restaurare la monarchia feudale in Rwanda e per attuarlo intrattiene stretti legami con i principali partiti di opposizione in esilio, il FDU Inkingi e il Rwanda National Congress. Due partiti estremamente pericolosi e oscuri.
Il FDU Inkingi ha stretti contatti con i terroristi ruandesi Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda (FDRL) e il suo leader, Victoire Ingabire Umuhoza, è stata ritenuta colpevole nell’ottobre 2010 di negazionismo del genocidio e attività sovversive tese a destabilizzare il Rwanda. Ingabire si professa innocente e vittima della ‘dittatura Hima’ di Paul Kagame. È inoltre leader del Forze Democratiche Unite, una coalizione che raggruppa ex genocidari e collusi con il regime HutuPower con sedi in Europa (ovviamente a Parigi), Stati Uniti e Canada. La magistratura ruandese sostiene di aver sufficienti prove del suo coinvolgimento in un tentativo di colpo di Stato orchestrato tra il 2009 e il 2010 da alti ufficiali dell’Esercito -il colonnello Tharcisse Nditurende, il luogotenente Colonnello Noel Habiyaremye, il luogotenente  Jean Marie Vianney Karuta, e il maggiore Vital Uwumuremyi.

Il Congresso Nazionale del Ruanda (RNC) è stato fondato nel dicembre 2010, negli Stati Uniti, da dissidenti hutu e tutsi tra i quali Theogene Rudasingwa, e i generali Kayumba NyamwasaGerald GahimaPatrick Karegeya. Karegeya fu assassinato da commando ruandesi nel dicembre 2013 mentre Rudasingwa e Gahima hanno abbandonato il partito. Il Generale Nyamwasa assieme al altri ex ufficiali ruandesi, tra i quali Rugema Kayumba, suo cugino, sarebbe ora in Uganda e collaborerebbe con il generale Henry Tumukunde e con il generale Salim Saleh, fratello del Presidente Museveni in un piano di riconquista militare del Rwanda, secondo il giornalista ugandese Patrik Kanyunga. Il Generale Tumukunde è recentemente caduto in disgrazia e l’appoggio militare al RNC è stato tolto per decisione del Presidente Museveni come segno di distensione con il Rwanda.
Munyandinda è noto per diverse opere negazioniste pubblicate e per diffondere falsità inaudite. In una lettera aperta al ex Primo Ministro inglese Tony Blair, nel gennaio 2015, Munyandinda affermò che al momento della liberazione del Rwanda dal regime HutuPower e dal genocidio, Paul Kagame fece fucilare dei ribelli del Fronte Patriottico Ruandese che stavano tentando di salvare alcuni tutsi dai massacri in quanto aveva impartito precisi ordini di non intervenire in difesa dei civili. Secondo Nunyandinda Paul Kagame aveva addirittura ordinato a reparti più fedeli e politicizzati del FPR di uccidere il massimo dei tutsi possibile nei territori liberati per dare la colpa al Governo HutuPower. L’inverosimile testimonianza non trova riscontri nei fatti, solo tra gli ex genocidari fuggiti dal Rwanda dopo aver massacrato 1 milione di persone.

Al momento di assumere il ruolo di super testimone, Munyandinda domiciliava presso l’abitazione dell’avvocato parigino Fabrice Epstein, noto per le sue simpatie per il HutuPower e difensore del genocidario Pascal Simbikangwa , capo dei servizi segreti ruandesi durante il genocidio. Simbikangwa si occupò, nel 1994, di stilare una lista dettagliata delle famiglie tutsi da sterminare e, essendo uno dei maggiori azionisti della Radio Télévision Libre des Mille Collines, istigò all’odio razziale la popolazione. Inoltre, fu membro dei cosiddetti ‘Squadroni della morte’, che operavano nei posti di blocco alla frontiera e avevano il compito di trucidare sul posto i tutsi che cercavano di lasciare il Paese. Durante il processo al criminale di guerra, Epstein tentò di farlo passare come una vittima del regime di Kigali. Simbikangwa fu condannato a 25 anni di prigione per complicità in crimini contro l’umanità.  
Epstein difenderà in appello anche Octavien Ngenzi ex  maggiore dell’Esercito di Habyarimana e quadro locale del partito HutuPower al potere Movimento Nazionale Repubblicano per lo Sviluppo e la Democrazia – MNRD. Ngenzi ordinò il massacro di 280 tutsi nella provincia di Kibungo e fu uno tra i mandanti del massacro della Chiesa di Kaborondo, avvenuto il 13 aprile 1994. Ngenzi è stato condannato dal tribunale di Parigi all’ergastolo nel 2016. Secondo alcune indagini giornalistiche l’avvocato Epstein è entrato in contatto con il super testimone tramite membri politici del gruppo terroristico FDLR. L’avvocato Fabrice Epstein non ha risposto alle domande del mensile ‘Jeune Afrique’ sulle circostanze che lo hanno fatto incontrare Munyandinda. È proprio l’avvocato Epstein che ha tentato di chiamare il Ministro della Difesa ruandese come testimone a favore di Ngenzi durante il processo d’appello iniziato il 2 maggio…

L’inaspettata e schioccante testimonianza del capitano Guillaume Ancel  e il super testimone James Munyandinda, privo di qualsiasi credibilità, hanno costretto la magistratura francese a dimenticare il processo che incolpava i leader dell’attuale governo ruandese della morte del ex Presidente razial-nazista Juvenal Habyarimana.

A distanza di 24 anni dal genocidio, la Francia continua a voler nascondere le sue pesanti responsabilità e continua a sostenere politicamente, militarmente e finanziariamente il gruppo terrorista FDLR che ora controlla il Burundi nella speranza che possa riconquistare il Rwanda.
L’associazione in difesa dei sopravvissuti all’Olocausto Africano: Survie, il 5 aprile scorso ha domandato al Presidente Emmanuel Macron di riconoscere le responsabilità della Francia nel genocidio del 1994. «Domandiamo a Emmanuel Macron di riconoscere ufficialmente che la Francia ha sostenuto il regime genocidario, prima, durante e dopo i massacri. Non possiamo attendere 50 anni per questo riconoscimento come è successo per la deportazione degli ebrei durante il governo di Vichy. Il sostegno della Francia al regime HutuPower è stato politico, mediatico, diplomatico e soprattutto militare», afferma Francois Graner, un ricercatore di Suivie che da anni lotta contro la cellula africana dell’Eliseo, dimostrando la corruzione, la collusione e il paternalismo della Francia con i peggiori dittatori delle sue colonie africane.

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