mercoledì, Giugno 23

Cape Town – Il Cairo: ferrovie africane Made in Cina field_506ffbaa4a8d4

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Non é un caso che Pechino é il primo sponsor della Unione Africana che richiede, dal 2012, un seggio permanente presso il Consiglio di Sicurezza ONU. I mega progetti ferroviari rientrano nella seconda fase che terminerà con il piano quinquennale in corso (2015 2020). La terza fase (industrializzazione) é prevista a partire dal 2021, anche se in molte realtà africane é già iniziata. L’obiettivo finale é di rendere l’Africa un potente alleato economico e politico indebolendo l’Occidente che vedrà i margini di influenza politica e lo sfruttamento delle risorse naturali sempre più ridotti. Pechino é ben consapevole che dovrà affrontare vari ostacoli posti dall’Occidente per impedire il piano strutturato.

Al momento l’Occidente sta rispondendo con l’aumento della presenza militare delle sue truppe in Africa e la destabilizzazione di interi Paesi attraverso gruppi terroristi sunniti controllati se non creati da Francia, Inghilterra e Stati Uniti.
Il Comitato Centrale del patito comunista cinese é consapevole del rischio di un confronto militare sullo sfruttamento delle risorse naturali e gioca in anticipo, coinvolgendo l’Esercito popolare in una massiccia presenza nel Continente ad iniziare dalla prima base navale cinese a Djibouti, e all’intervento diretto in alcune crisi africane quali quella del Sud Sudan.
Lo scontro politico e militare tra Cina e Occidente sembra favorire il primo contendente. I Paesi africani francofoni ancora sotto il giogo coloniale di Parigi stanno dando evidenti segnali indipendentistici che costringono la Francia ad aumentare la sua presenza militare in Africa e le azioni terroristiche di matrice sunnita nelle quali la complicità della Arabia Saudita é ormai evidente. L’Inghilterra nel prossimo decennio sarà costretta a mitigare la sua politica coloniale nel Continente causa i prestiti che la Cina sta donando all’ex potenza coloniale europea e al processo di acquisizione del settore produttivo inglese da parte delle multinazionali cinesi.

Nel caso specifico del potenziamento della rete ferroviaria gli obiettivi sono quelli di rafforzare gli scambi commerciali tra le esistenti comunità economiche e di favorire la creazione di mercato comune Continentale. A differenza dei Paesi occidentali che hanno distrutto il trasporto ferroviario per favorire quello su strada, la Cina é ben consapevole che una moderna rete ferroviaria é più funzionale di quella stradale per il trasporto rapido ed economico delle materie prime e delle merci con una riduzione dei costi al dettaglio che favorirà i consumatori africani.  Rafforzerà anche le alleanze politiche e diminuirà i conflitti tra Stati che saranno legati a comuni interessi tramite le reti ferroviarie regionali.
Per evitare opere di boicottaggio da parte di Stati Uniti e Unione Europea, Pechino ha deciso di coinvolgere nell’affare importanti multinazionali occidentali quali la Geneal Electric Co., la LafageHolcim Ltd e la Alstom SA. Quando i lavori di potenziamento della rete ferroviaria continentale saranno ultimati la Cina provvederà a fornire moderni treni privilegiando il trasporto commerciale rispetto a quello dei passeggeri. Questa seconda fase del progetto coinvolgerà la multinazionale sudafricana Transnet, che ha stretto accordi commerciali con Pechino per fornire moderne locomotive e vagoni merci o passeggeri. Accordi che verranno messi subito in pratica con il rinnovamento del parco treni dello Swaziland e del Botswana.

La rete ferroviaria africana finanziata da Pechino é principalmente studiata per il trasporto merci. La proporzione dei treni addetti al trasporto merci e quelli per i passeggeri é 10 a 2. L’attuale rete ferroviaria in Africa ricopre il 10% delle potenzialità di trasporto merci. Una percentuale che Pechino intende aumentare fino al 60%.
L’esperienza cinese per costruire ferrovie data dagli anni Settanta, quando le ditte cinesi costruirono il tratto Zambia- Tanzania, lungo 1.870 chilometri.
La ferrovia lancerà il Continente nel futuro, rafforzando i singoli Paesi africani e indebolendo gli interessi occidentali.
Qualcuno a Parigi e a Londra sta iniziando a pensare che sia più conveniente creare alleanze con il potente nemico asiatico basate su comuni interessi. Washington continua la logica di guerra fredda, inviando la sua flotta militare in prossimità delle acque territoriali cinesi. Una guerra fredda indebolita dal spaventoso debito che gli Stati Uniti hanno contratto con la Cina, che un giorno o l’altro potrebbe decidere di pretendere l’immediato pagamento decretando il collasso economico dell’impero americano.

 

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