martedì, Maggio 18

Cape Town – Il Cairo: ferrovie africane Made in Cina field_506ffbaa4a8d4

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11.000 km di binari ferroviari, 30 miliardi di dollari investiti. Stazione di partenza Cape Town, Sudafrica. Destinazione finale Il Cairo, Egitto. Questo il mega progetto di rete ferroviaria in Africa finanziato dalla cooperazione economica della Repubblica Popolare della Cina. Il progetto verrà realizzato tramite la riabilitazione dei tratti ferroviari lasciati in eredità dai colonialismi inglese e francese, costruzioni di nuovi tratti ferroviari e collegamento con quelli esistenti sul continente europeo. Diversi i tratti che riguardano l’Africa Orientale. Il primo collegherà il porto di Mombasa (Kenya) con il Rwanda e Uganda, 3,2 miliardi di dollari. Il secondo collegherà il porto di Dar el Salaam a Rwanda e Uganda, 2,7 miliardi di dollari. Entrambi i progetti collegheranno anche Juba (capitale del Sud Sudan) e Bujumbura (Burundi).

Un terzo progetto riguarda la riabilitazione della rete ferroviaria keniota lasciata in eredità dalla Corona nel 1963. Costo previsto 4,2 miliardi di dollari. Il progetto é il più grande investimento che il Paese si é impegnato  per la sua rete ferroviaria dall’indipendenza.
Meno faraonico il progetto di riabilitazione della rete ferroviaria coloniale in Uganda, 1,2 miliardi di dollari.
Riabilitazione di reti ferroviarie esistenti o realizzazione di nuove reti sono previste in Mali, Egitto, Sudan, Etiopia. Il progetto etiope é considerato dal Governo di Addis Abeba di importanza strategica nazionale in quanto la rete ferroviaria nazionale verrà collegata da un tratto nuovo che giungerà al porto di Djibouti, offrendo all’Etiopia l’agognato sbocco sul mare dopo aver perduto lo storico porto di Adua all’indipendenza della Eritrea, nel 1993.
Il Senegal, altro Paese beneficiario del progetto nel dicembre 2015, ha firmato un accordo con la China Railway Contruction, per la riabilitazione di 645 chilometri di rete ferroviaria nazionale.

L’investimento di 30 miliardi di dollari é stato concesso su varie forme: credito a tassi d’interesse bassissimi, aiuti bilaterali, donazioni. Ne beneficeranno particolarmente le compagnie cinesi, estremamente tutelate dal Governo di Pechino. Questa tutela é resa obbligatoria dall’intreccio tra gli investitori privati e il Partito Comunista che ha controllato l’apertura al libero mercato decisa negli anni Novanta imponendo un capitalismo di Stato. Anche le ditte cinesi non statali devono rispondere ai piani quinquennali formulati dal Comitato Centrale del partito. La pianificazione marxista dell’economia non riguarda solo la Cina, ma tutti i continenti interessati dagli investimenti cinesi. L’economia pianificata offre a imprenditori e Governo cinesi il vantaggio di conoscere le azioni e gli investimenti più idonei per i prossimi cinque anni per aumentare lo sviluppo in madre patria e l’influenza cinese a livello mondiale.

Nel caso specifico l’impegno a riabilitare la rete ferroviaria africana lasciata in eredità dall’epoca coloniale e ampliarla con nuovi tratti é strettamente legato alla seconda fase della strategia di penetrazione cinese nel continente.
Il Comitato Centrale ha sempre gestito la sua presenza in Africa seguendo un piano diinvasione‘ ben preciso e strutturato, come un attacco militare condotto a fasi progressive. La prima fase fu l’esportazione stile coloniale e l’acquisizione dei diritti di sfruttamento di miniere e giacimenti di idrocarburi. La seconda fase é quella del potenziamento delle infrastrutture. La terza fase é la delocalizzazione del 30% dell’apparato industriale cinese in Africa, avviando la rivoluzione industriale. La quarta fase é rendere il Continente il quarto polo economico mondiale. La quinta fase é di rendere l’Africa una entità politica indipendente dall’Occidente alleata alla Cina e ai BRICS.

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