venerdì, Ottobre 22

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Rahul_Ghandi

Tra gli osservatori sia nazionali che non, la notizia ha provocato un vero e proprio sobbalzo. Il 16 gennaio scorso, dopo diverse ore di discussione del Comitato di Lavoro del Partito, il portavoce del Congress Party, Janardhan Dwivedi, ha annunciato in conferenza stampa che Rahul Gandhi non è stato nominato candidato a Premier per le elezioni del prossimo 31 maggio. Il giovane discendente della dinastia Gandhi, nipote di Indira e figlio di Sonia, sarà il responsabile del movimento per la campagna elettorale, ricoprendo un ruolo molto simile a quello svolto dalla madre Sonia durante il voto del 2004 e 2009. In caso di vittoria egli diverrebbe, sempre analogamente, l’eminenza grigia del nuovo esecutivo. Ma le prospettive di vittoria del Congress sembrano ora ridursi sempre più, mentre sulla candidatura vera e propria a Primo Ministro nel partito domina la nebbia più fitta. Una indecisione che nasconderebbe peraltro un duro conflitto interno sul rinnovamento della forza politica.

A quattro mesi dal voto, la campagna elettorale del partito di governo sembra quasi voler insistere su una partita votata esclusivamente ad evidenziare le negatività dell’avversario, invece che su una proposta propria. Ministri, dirigenti e quadri del Congress ripetono in continuazione che la vittoria del conservatore Narendra Modi rappresenterebbe la fine dell’India multietnica, portando ad una escalation delle ondate di settarismo già oggi presenti nella società indiana. 

Per quanto si tratti di accuse spesso circostanziate, in primis proprio dal background del partito conservatore (BJP) e del suo controverso leader, l’assenza di una contro-proposta globale lascia per ora il partito di governo di fronte ad una sconfitta certa. Tanto più che oltre ai contenuti, a mancare, è proprio il leader che li proponga. Una necessità che si è fatta ancora più impellente nelle ultime settimane di fronte all’aggravarsi del rallentamento economico del gigante indiano. Alle prese già da un anno con quello che diversi economisti definiscono una «stagflazione in mezzo ad un mondo in deflazione», l’India viene ora colpita in pieno dalla fuga dei capitali scatenata dalla fine della politica monetaria ultra-espansiva della Federal Reserve americana. I tentativi di frenare il crollo della valuta nazionale con bruschi rialzi dei tassi di interesse, influiranno ancor più negativamente sull’attività economica nei prossimi mesi per lo strangolamento del credito e le maggiori difficoltà di risanamento dei bilanci pubblici.

In uno scenario simile, l’ultima cosa che una forza politica può permettersi di fronte alle elezioni è proprio l’attesismo. Il problema è che una simile impressione non la si ricava solo dalla sedia ancora vuota dello sfidante, ma anche dalle parole del diretto interessato dalla stroncatura, ora responsabile della campagna elettorale. Lo scorso 26 gennaio, Rahul Gandhi ha rilasciato infatti una lunga intervista video per il sito web del popolare quotidiano ‘The Times of India’. Un appuntamento a lungo atteso dai mass media indiani: il giovane leader non rilasciava interviste video “vis a vis” da quasi dieci anni. Ma il senso di vuoto propositivo già presente, in questa occasione è stato solamente confermato. Rahul Gandhi ha affermato che la sua priorità come responsabile è quella di svecchiare la struttura del partito, rendendola impermeabile alle successioni clientelari e dinastiche che lo hanno caratterizzato per decenni, nonché reso vulnerabile ad estesi episodi di malgoverno e corruzione. «Abbiamo bisogno di cambiare radicalmente il nostro modo di fare politica fin dai suoi presupposti” ha affermato Rahul. “Un rinnovamento che parte dalla rivalutazione del ruolo di donne e giovani, e punizioni esemplari ed espulsioni per i corrotti». Il giovane leader si è dunque impegnato a farsi portatore di un totale restyling del partito, del tutto parallelo temporalmente allo svolgimento della campagna elettorale.

La scarsa fattibilità di questo processo risulta evidente, specialmente di fronte ai competitori elettorali ed alle enormi distanze che caratterizzano un Paese come l’India. Mentre il giovane Gandhi si impegna a condurre al tempo stesso una campagna elettorale ed una “rottamazione” interna, Narendra Modi sta girando i quattro angoli del sub-continente, con interventi pubblici che si trasformano in adunate oceaniche da Delhi al Gujarat. Comizi non altrettanto trionfali ma significativi si sono tenuti anche in feudi elettorali tradizionali del Congress, e pochi giorni fa addirittura nel West Bengala, tradizionale bastione di consensi comunista. Il vantaggio del BJP viene poi propulso da un sostegno finanziario senza precedenti in suo favore dei gruppi imprenditoriali nazionali, ed in misura minore anche stranieri. 

Interrogato sulle sue ricette per far accelerare nuovamente lo sviluppo del Paese, Rahul ha poi sottolineato la necessità prioritaria di una nuova strategia per rilanciare l’India sia sotto il profilo agricolo che come economia manifatturiera, e non più solo legata a pochi settori d’eccellenza come l’information technology. Osservazioni più che pertinenti, ai quali però – messo alle strette dall’intervistatore del ‘Times of India’ – il leader del Congress non ha saputo far seguire dettagli particolari.

L’aspetto più instabile del lungo video dell’intervista, è la continua insistenza del giovane Gandhi nell’attaccare strutture ed apparati del suo stesso partito molto più che gli avversari. Attacchi che si affiancano ad una rappresentazione – al contrario- del tutto idilliaca dei suoi rapporti con membri dell’esecutivo.  Una circostanza che rivela quanto dietro la mancata nomina a candidato Premier, si sia probabilmente combattuta una lunga ed estenuante battaglia interna, nella quale la vecchia guardia del Congress ha probabilmente fatto di tutto per evitare la battaglia di rinnovamento di Rahul.

Di almeno un aspetto positivo emerge traccia nell’intervista: Rahul non cita praticamente mai la madre Sonia, anche di fronte alle domande dell’intervistatore. L’apparato di famiglia, che ha gettato tanto discredito sulle credenziali rinnovatrici, sembra poter essere superato. Ma il lavoro che avanza di fronte, per Rahul Gandhi, appare a questo punto davvero insormontabile.

 

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