mercoledì, Dicembre 1

Canone Rai, Renzi va in bolletta

0
1 2


«Verdini non è un pezzo della maggioranza». A smentire l’intemerata canora mandata in onda domenica su Sky dallo squalo ex berlusconiano, passato armi e bagagli nel ristretto cerchio del Giglio Magico fiorentino, ci pensa stamattina il capogruppo Pd a Montecitorio Ettore Rosato. La ‘eco renziana’ alla Camera conferma che la maggioranza «ha i numeri» a Palazzo Madama, senza il bisogno del soccorso verdiniano. Ma, evidentemente, il pallottoliere di Rosato ha bisogno di una bella registrata perché senza Denis e i suoi ‘responsabili’ l’ambizioso rignanese e i suoi devoti ventriloqui non vanno da nessuna parte.

Sull’altro fronte caldo aperto sempre ieri da Matteo Renzi, quello dell’introduzione del canone Rai nella già pesantissima bolletta elettrica, l’onore di rispondere per le rime al premier spetta al leghista Matteo Salvini. «Quel furbetto di Renzi, per aiutare la sua Rai-TeleRenzi, vuole mettere il canone nella bolletta dell’elettricità», scrive oggi Salvini su facebook, «dovrà pagare anche chi non ha la tivù? Purtroppo solo la Lega, da anni, si batte per toglierlo. Vista la qualità di tanti programmi, il canone è una truffa». Disamina puntuale e impeccabile, condivisa anche dal grillino Riccardo Nuti secondo il quale «se la Rai deve essere la tv del partito di governo allora non dovrebbero essere i cittadini a pagare il #canoneRai». Contro lo «sconticino» sul canone si schiera anche il fittiano Raffaele Fitto, persuaso che «sul canone Rai, non basta l’idea di uno ‘sconto’, o di uno ‘sconticino’. Il canone va abolito, va superato. E occorre anche superare il tabù della privatizzazione della Rai». Controcorrente, ma in direzione ostinata e renziana, si pone il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio secondo cui «il canone Rai serve a mantenere in vita il servizio pubblico». Appunto, che tipo di servizio pubblico?

Sulla spinosa vicenda del canone illegittimo (copyright Alberto Airola) si sbottona, come suo solito, anche Roberto Fico del M5S, nelle vesti di presidente della commissione di Vigilanza Rai, che bolla la sparata renziana come «ennesimo annuncio fatto in questo stesso periodo già lo scorso anno». Il parere di Fico è che Renzi non abbia nessuna intenzione di affrontare «il cuore del problema del sistema radiotelevisivo pubblico: ovvero l’influenza dei partiti sulla tv pubblica». Il pensiero grillino è che l’informazione di viale Mazzini non sia indipendente ma posta ‘sotto il tacco’ dei partiti e che, quindi, a questo punto, «tanto vale portare a zero il canone dovuto dai cittadini» perché, si chiede Fico, «che servizio pubblico è quello in cui il premier chiede 113 o 100 euro ai cittadini, con modalità ancora tutte da capire, per nominarsi il proprio amministratore delegato con ampi poteri, per occupare l’informazione pubblica e plasmare a proprio piacimento il racconto del Paese?». Gran finale conquistato di diritto dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti di Scelta Civica che dà i numeri e offre di meno: canone Rai a 85 euro.

La pubblicazione delle spese ufficiali sostenute dal sindaco di Roma Ignazio Marino -divenute di dominio pubblico grazie all’accesso agli atti del Campidoglio compiuto dai consiglieri M5S sotto la minaccia dell’intervento delle forze dell’ordine- si sta rivelando l’ennesima grana per il sindaco ‘trasvolatore delle Americhe’. Questa mattina è la voce de La Destra, Francesco Storace, a chiedere conto di «questa storia dei pranzi di famiglia. Insopportabili pranzi e cene di sabato e domenica nei dintorni di casa perché», aggiunge l’ex missino, «se è vero che li pagava addossandone le spese al Comune, è gravissimo». Sempre da destra arriva la notizia che i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni non ci vedono chiaro e si preparano a consegnare alla procura capitolina un esposto «sulle spese del sindaco Marino». Ma anche i consiglieri capitolini grillini si rivolgono alla Corte dei Conti si fanno risentire avanzando la richiesta di compiere una «operazione trasparenza, vale a dire la creazione di un sito web ad hoc, un vero e proprio sistema open data dove i cittadini romani potranno controllare in tempo reale l’estratto conto della carta di credito in dotazione al sindaco, nonché tutte le spese sostenute dagli uffici del Comune di Roma». Il Campidoglio nega tutto e minaccia querele.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->