mercoledì, Settembre 29

Canone Rai: Quali cambiamenti?

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Una considerazione che l’ex membro della Commissione Vigilanza Rai non condivide, perché “la Rai ha un canone TV che riduce la possibilità di fare tanta pubblicità. Ci sono tanti altri punti critici che bisogna affrontare, ma non si può assolutamente affermare che il servizio pubblico nazionale sia in una posizione dominante, perché a oggi, con l’avvento delle nuove piattaforme audiovisive e digitali, il mercato è estremamente frammentato e pluralista. Per il resto, Rai e Mediaset soffrono entrambe il fatto che esiste un nuovo mercato. Ci vuole un cambiamento, una rivoluzione digitale che, in parte, il nuovo Direttore Generale Rai, Antonio Campo Dall’Orto,  sta portando avanti attraverso il passaggio dalla broadcasting alla media company”, un servizio audiovisivo accessibile a tutti nella direzione dell’alfabetizzazione digitale.

Enzo Cheli, esperto costituzionalista ed ex Presidente dell’Antitrust, avvalla la proposta di Renzi, quella del pagamento del canone nella bolletta dell’energia elettrica, ritenendolo il più idoneo. Occorre dare un segnale importante: fare la scelta di tenere i conti in ordine deve coincidere necessariamente con la qualità dei servizi radiotelevisivi, secondo quanto stabilito dal Trattato Europeo di Amsterdam (1997). A oggi, stando alle premesse della riforma Rai, non si è ancora realizzato quel salto nella direzione di una totale equidistanza dai partiti e dalle forze politiche in campo. “Due sono i punti su cui l’attuale riforma dovrebbe intervenire: l’indipendenza del servizio pubblico nazionale, e la non omologazione dell’offerta radiotelevisiva rispetto alle reti commerciali”.

Sulla paventata situazione di posizione dominante prospettata da alcune associazioni di consumatori, il parere costituzionale di Cheli è chiaro: a oggi, per quanto riguarda il canone non si può parlare di posizione dominante della Rai rispetto alle reti commerciali, perché “esso è il corrispettivo di un obbligo riconosciuto per legge da un contratto di servizio triennale stipulato con il Governo” e riconosciuto dalla normativa europea: il Trattato di Amsterdam. Semmai, secondo l’ex Presidente Antitrust, la situazione potrebbe essere rovesciata e si potrebbe parlare di posizione dominante non per il canone ma per la pubblicità; anche se, ammette, esiste una normativa nazionale (legge Mammì, legge Maccanico, legge Gasparri e Disciplina Antitrust) che ne distribuisce le quote in maniera equilibrata. Sempre in una prospettiva rovesciata, si potrebbe concepire ragionevolmente la “separazione del canone dalla pubblicità riservando il canone al servizio pubblico e la pubblicità all’emittenza privata”. Oggi è giuridicamente possibile non pagare il canone Rai, a patto che si certifichi il non possesso dello strumento radiotelevisivo. “Nella legislazione vigente esiste questa possibilità, ma per evitare l’obbligo tributario la legge prevede la disattivazione e il sigillo del mezzo”.

Sulla inadeguatezza degli strumenti di accertamento del canone Rai, Cheli ammette l’esistenza di un punto critico nella discussione riguardante il riconoscimento dei criteri con cui si stabilisce chi deve pagare e chi non deve pagare il canone Rai. Ecco come funzionano le procedure di verifica: dopo la certificazione prodotta dal cittadino attraverso l’Agenzia delle Entrate, la Rai può, nei casi sospetti, intervenire attraverso procedure di controllo, verifica e accertamento domiciliare. “Trovo spropositato che si debba mandare la finanza nelle case per accertare l’avvenuto pagamento di 100 euro. Lo considero un meccanismo abbastanza barocco. Il Governo si sta impegnando a modificare il meccanismo di riscossione del canone. Il criterio verso cui ci si sta orientando, quello di detrarre il canone dalla bolletta elettrica, già attivo in Spagna, a mio avviso può funzionare. C’è poi un altro modello, quello francese, che consiste nel far pagare il canone in base al possesso dell’immobile” argomenta il costituzionalista.

In conclusione, i problemi maggiori non riguardano la distribuzione del canone Rai. Ci sono ben altri nervi scoperti, quelli relativi a una riforma che, secondo il costituzionalista toscano, segna un passo indietro di oltre trent’anni: “Anziché accentuare l’indipendenza del sistema pubblico radiotelevisivo, la riforma aumenta il controllo del mezzo da parte del Governo” commenta Cheli.

La gestione del canone Rai è, insomma, la goccia in un mare aperto di infinite possibilità che il servizio pubblico radiotelevisivo dovrà saper cogliere. Se vorrà sopravvivere dovrà accettare la sfida di rimettersi in gioco in un mercato digitale che rappresenta il futuro dell’audiovisivo.

 

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