mercoledì, Settembre 29

Canone Rai: Quali cambiamenti?

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Se a questi problemi si aggiunge il canone Rai, si verrebbe a creare una grande confusione. Inoltre, il rischio è che paghi il canone anche chi non ne ha l’obbligo. Non è detto che chi ha un impianto di energia elettrica nella propria abitazione abbia anche una radio o un televisore. Inoltre il Regio decreto del 1938 non può essere modificato inserendo un emendamento (o un comma) al decreto Milleproroghe, se prima questa modifica non passa dal Parlamento. Sarebbe incostituzionale” conclude Antonelli.

Ci sono dunque altri metodi per dimostrare chi deve pagare l’imposta statale per il servizio pubblico. Basterebbe incrociare i dati di chi paga il canone Rai con chi usufruisce della Pay Tv. In questo modo sarebbe possibile risalire a chi realmente possiede un televisore in casa, oppure basterebbe coinvolgere i comuni e controllare sui tetti delle case chi ha un’antenna digitale terrestre. Insomma, per il 2016, ancora non si è venuti a capo di una posizione univoca e concorde sulle nuove modalità di pagamento, e la situazione è in alto mare. A oggi si conoscono soltanto gli annunci prospettati da Renzi in una legge di Stabilità, la cui presentazione in Consiglio dei Ministri è prevista entro il 15 ottobre.

Carlo Rognoni, senatore dal 1992 al 2001 e membro della Commissione Parlamentare per l’Indirizzo generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, preferirebbe un modello diverso, più vicino a quello francese e tedesco, che prevede il pagamento del canone in base al possesso dell’immobile. “Molti servizi pubblici d’Europa (Turchia, Romania, Portogallo e Grecia) hanno deciso di far pagare il canone attraverso la bolletta elettrica. In Italia, però, eguagliare tali modelli diventerebbe complicato, perché a causa della privatizzazione delle società non c’è un concessionario unico che possa farsi garante della riscossione del pagamento”.

Secondo Rognoni, sarebbe difficile portare il modello spagnolo in Italia perché farebbe lievitare il costo del canone in bolletta, e quindi il cittadino si troverebbe a pagare molto più dei 100 euro annunciati da Renzi nella Legge di Stabilità del 2016. Inoltre, In Italia, ci vorrebbe una banca dati talmente potente da contenere i dati di ciascuna società in modo da tenerli sotto controllo, ma diventa difficilissimo in un Paese ancora largamente indietro in materia di Agenda digitale.

Al momento, in questo braccio di ferro, il Governo non molla e continua ad andare dritto per la sua strada, dopo che un emendamento ha cancellato l’articolo della legge oggi all’esame del Parlamento, in cui si affidava la delega al Governo per intervenire proprio sul canone.

L’obiettivo è quello di giungere senza prolungamenti alla decisione finale, perché la legge di Stabilità 2016 dice espressamente che entro novembre del 2015 il Ministero dello Sviluppo economico e delle Comunicazioni deve dire a quanto ammonterà il canone del 2016.

La questione della Riforma Rai, al di là del canone, rientra in una controversia che da anni anima il dibattito politico e che smuove associazioni di consumatori, legislatori e commissioni di Vigilanza. “La legge pone l’obiettivo di cambiare la governance della Rai, e vuole affidare a un amministratore delegato molti più poteri di quanti non abbia oggi il direttore generale. La legge voleva cambiare la Gasparri, ma di fatto per ora ha cambiato poco; e soprattutto ha dovuto cedere davanti ai ritardi (sia del Governo sia del Parlamento) nell’approvazione di una nuova legge, piegandosi a nominare un CDA con la vecchia Gasparri che è tuttora in funzione” spiega Rognoni.

Per l’ex membro della Commissione di Vigilanza Rai, la soluzione migliore sarebbe quella di far pagare il canone non in base al possesso di un apparecchio radiotelevisivo ma in base all’utilizzo all’interno dell’abitazione di uno strumento che dà l’accesso alle piattaforme digitali, perché l’accesso al sistema radiotelevisivo ormai avviene sempre più di frequente attraverso smartphone, tablet e PC: e nell’era del digitale ogni cittadino possiede almeno uno di questi strumenti. “L’ideale sarebbe un’imposta media per abitazione, una tassa unica che aumenta se sei proprietario di più immobili. In questo modo, i problemi legati all’evasione sarebbero risolti, dato che si conta che in Italia vi siano circa 30 milioni di abitazioni”.

Ma davvero l’indebitamento della Rai dipende dall’evasione di circa il 30% degli italiani che non paga il canone, oppure ci sono ragioni strutturali ben più profonde che hanno portato a una gestione poco parsimoniosa del sistema pubblico nazionale? “Il mancato pagamento del canone Rai contribuisce non poco, anche se non è l’unica ragione dell’indebitamento. Evidentemente la Rai spende troppo, anche se l’attività del precedente amministratore Gubitosi ha contribuito a tenere i conti in ordine” sostiene Carlo Rognoni.

Se il cittadino possiede più abitazioni dovrà pagare il canone in proporzione al numero di immobili di cui è proprietario o affittuario: questa è la possibile alternativa di Rognoni. Una prospettiva non condivisa dall’ADUC (Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori) e dal suo Presidente nazionale Vincenzo Donvito: “Lo Stato fa un calderone unico. Tanti sono evasori, ma tanti non lo sono. I controlli avvengono attraverso accertamenti deduttivi e non induttivi. Prima dell’accertamento non si fa la verifica dell’evasione da parte dei cittadini. Innanzitutto il pagamento dell’imposta Rai è per legge dipendente dal possesso dell’apparecchio televisivo dotato di un’antenna e non dal possesso di un personal computer. Da anni chiediamo al Governo che la Rai sia privatizzata. Essa è ormai campo di dominio da parte dei partiti, che comandano in Parlamento e decidono perfino se il canone dovrà essere in bolletta elettrica o del gas”.

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