domenica, Maggio 9

Campagna elettorale 2018: la tv senza politici e giornalisti di stoffa Strategia di comunicazione dei vari protagonisti della politica e tecnica televisiva: ne parliamo con Giancarlo Governi, giornalista e autore RAI

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Passiamo ora dall’altro lato della tecnica comunicativa: Esistono, giornalisticamente parlando, dei prodotti televisivi che affrontano questa campagna elettorale ben fatti? O si cerca solo (non principalmente, solo) l’audience?

Come dicevo prima, ormai questa è una campagna elettorale permanente, e ciò che va sottolineato è l’enorme proliferazione dei programmi politici su tutte le reti. Si è arrivati al paradosso di avere una rete televisiva TV che ha in palinsesto praticamente solo la politica interna.

Tra Mentana, il cui TG parla praticamente solo di politica interna, la Gruber a ‘otto e mezzo’, e programmi come ‘Piazzapulita’ o ‘diMartedì’ possiamo avere prima e seconda serata di più giorni la settimana in cui si parla solo di politica interna. Io non so se questa cosa renda dal punto di vista dell’audience. Ma la TV è di sicuro anche altro: è intrattenimento, è spettacolo, è la forza della divulgazione…

Ed allora, cosa bisognerebbe migliorare come programmi politici in Italia per attirare anche le giovani generazioni? Serve una nuova ‘cultura’ politica anche per le trasmissioni televisive?

Questa è una domanda da un milione di dollari cui non mi sento di dare una risposta certa. Di certo, come le dicevo all’inizio della nostra chiacchierata, il messaggio politico si sta semplificando sempre di più puntando molto alle reazioni viscerali che non a pensieri politici meditati. E’ ovviamente colpa dell’attuale classe politica, ma una grossa fetta di responsabilità ce l’ha anche la televisione: il proliferare di trasmissioni fa si che si comincino ad invitare anche figure di secondo piano pur di avere ‘l’ospite in studio’, e che queste figure, per emergere, si comportino in maniera aggressiva o urlante. Questa cosa fa ‘audience’ e quindi si cerca sempre di più di replicarla, in un circolo vizioso che prima o poi si dovrà spezzare. Anzi, i primi segnali già si vedono. Carlo Fuscagni, che fu un grande direttore di Rai1, parlava, a proposito delle soap opera, di ‘domanda anelastica’. Spiegato in termini semplici voleva dire che poste 100 persone che vedevano una telenovela, se si fosse deciso nello stesso orario di trasmetterne due contemporaneamente, il pubblico non sarebbe aumentato, ma si sarebbero avute 50 persone su ognuno delle telenovele. Penso spesso a questo quando vedo la presenza in contemporanea, su Rai3 e La7, di Cartabianca e Dimartedì. Alla fine, il pubblico che fu di Ballarò si è diviso abbastanza equamente tra le due trasmissioni, senza che una prevalga nettamente sull’altra. Ed il paragone con le telenovele, purtroppo, non è così azzardato: i famosi 5 milioni di persone che in Italia sono mediamente informati tramite l’acquisto di quotidiani, che sono regolari lettori di libri, che prediligono la TV di qualità non sono più il target di tali trasmissioni. Anche perché quel numero, 5 milioni, ho la sensazione che sia in preoccupante diminuzione.

Ma i giornalisti, che siano i conduttori o che siano ospiti delle trasmissioni, sono in grado di spostare più voti rispetto ai politici? Giornalisti come Travaglio, Belpietro, Damilano, Severgnini, Serra sono più efficaci nel far votare il partito su cui hanno fatto endorsment?

Lei ha in testa il famoso ‘turatevi il naso e votate DC’ di Montanelli, determinante, forse, per evitare che il PCI avesse la maggioranza relativa nel 1976. Io non credo che oggi abbiamo giornalisti di quella capacità comunicativa. Che siano schierati appare evidente, ma altrettanto evidente è che non hanno l’abilità politica necessaria a convincere gente. Credo che alla fine abbiano poco seguito, o comunque meno di quel che si potrebbe credere assistendo alle trasmissioni dove sono presenti.

Infine, una parola sulle trasmissioni RAI: abbiamo parlato di ‘Cartabianca’ ma di sicuro le trasmissioni più ‘istituzionali’ dal punto di vista della tribuna politica sono quelle di Vespa e Fazio. Non sono trasmissioni troppo paludate? rischiano di sembrare vecchi e quindi sorpassati  televisivamente parlando?

No, sono due buoni prodotti fatti – bene – da due professionisti della televisione. Non a caso stiamo parlando di un giornalista come si deve con decenni di RAI alle spalle ed un consumato uomo di spettacolo con oltre 30 anni di carriera. Sanno come organizzare le trasmissioni, e sanno attirare il pubblico senza necessità di urlare. Ci sarebbe bisogno di programmi del genere anche altrove…

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