venerdì, Ottobre 22

Camminare su Marte? I passi da fare sono tanti

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Un merito non da poco.

Esatto. Avanzai, quindi coi miei studi e confermai l’esigenza di evitare singole missioni ma che sarebbe stato opportuno investire per creare un’infrastruttura logistica nell’ambito del sistema solare così da imparare a viverci e tale da consentire un’importante flessibilità nella scelta dei percorsi, utilizzando le risorse intrinseche del sistema solare stesso: prima tra tutte l’acqua, come tale e come materia prima per produrre propellenti ma misi in chiaro alcuni particolari aspetti della meccanica celeste quali i punti lagrangiani e i dynamic manifolds. Si trattava di un programma in cui ogni tappa fosse fine a se stessa e compatibile con le risorse disponibili, ma anche un passo in avanti verso l’esplorabilità del sistema solare. In tal modo si sarebbe ordinatamente giunti a poter visitare Marte, le sue lune, le lune ghiacciate di Giove, sfruttare le risorse degli asteroidi ed eliminare la loro pericolosità per la Terra. Dal 2006 al 2008 perfezionai la mia architettura, sempre umilmente utilizzando critiche e suggerimenti dagli amici americani e, come detto, di qualche collega russo.

 

E cosa accadde?

Presentai numerosi rapporti monotematici, poi un primo rapporto completo nel luglio 2006 per l’infrastruttura logistica nel sistema solare e un altro rapporto completo nel maggio 2008, riguardante anche l’impatto della Space Exploration sull’economia mondiale. In agosto il mio mandato arrivò al suo termine.

 

Ingegner Casini, come mai non si è sentito nulla a proposito di questo suo studio per ESA?

Per quanto condiviso dal sistema spaziale americano, il mio approccio non poteva essere diffuso negli Stati Uniti in quanto contrastava il programma di Griffin. Oggi nessuno ricorda che la Nasa venne creata, dietro pressante richiesta di John F.Kennedy, staccando una costola alla DARPA, un’agenzia militare. Le procedure sono rimaste le stesse e quindi anche in Nasa gli ordini dall’alto, anche se non condivisi, non possono essere messi in discussione. Questo aspetto formale dell’ente statunitense non m’impedì di avere continui rapporti personali coi suoi centri di ricerca e studio. In Europa il mio progetto fu invece scientemente sabotato perché non in linea con le idee dell’agenzia spaziale tedesca DLR: non a caso, il responsabile per la Space Exploration e mio punto di riferimento era un funzionario distaccato dall’ente tedesco. La sua formazione e la deontologia lo portarono a eliminare qualsiasi cosa non fosse in linea col pensiero dell’agenzia spaziale tedesca DLR, che ancora oggi persegue lo sviluppo di un sistema europeo autonomo di allunaggio. Peccato che, se mai si facesse, arriverebbe sessanta e forse più anni dall’Apollo 11!

 

Un arco di tempo e di ricerche così lunghi da dover guardare molto oltre.

Siccome le mie idee circa i depositi di propellente in orbita e l’uso dei punti lagrangiani cominciavano comunque a farsi strada, furono prese delle disposizioni per imporre alle società sistemistiche europee di non prendere in conto l’uso dei punti di equilibrio Terra-Luna. Verso la fine 2007 fu organizzato a Edimburgo un evento per presentare il progetto Space Exploration dell’Agenzia Spaziale Europea. In quella sede, come moderatore di uno dei gruppi di lavoro, introdussi il tema degli asteroidi quale esempio di un possibile e interessante obiettivo ma venni violentemente interrotto da un senior rappresentante di DLR con il pretesto dell’impossibilità e l’inutilità da loro ben dimostrate di qualsiasi missione relativa a tali corpi celesti.

 

Si arrivò a questo?

In pratica mi fu dato dell’incompetente. E forse anche dell’idiota! Penso le sia ora chiaro perché la mia concezione e i relativi documenti non siano stati diffusi.

 

Episodi deprecabili. A suo avviso, a che punto è oggi la Space Exploration?

L’Agenzia europea è sempre più sotto il controllo tedesco. Quindi non prevedo alcun ruolo importante per il vecchio continente. Molto migliore è la situazione americana. Nel 2009 il nuovo Presidente Barack Obama incaricò Norman R. Augustine che veniva dal colosso Martin Marietta, di rivedere criticamente il programma Constellation/ESAS che al momento, era completamente fuori controllo. Francamente, in quel periodo la Nasa era allo sbando, proprio a causa di ESAS,. Augustine costituì una squadra di nove top senior members assolutamente impermeabili a pressioni di tipo lobbistico e si servì del supporto tecnico e scientifico di un dipartimento di MIT del quale faceva parte anche un brillante giovane PhD italiano, Alessandro Golkar, ora al centro Skolkovo di Mosca. Il risultato fu un rapporto inviato alla Casa Bianca nell’ottobre 2009 e pochi giorni dopo presentato al Congresso.

 

Lei seppe subito di quanto stava accadendo?

Sì. Partecipai anche alla presentazione al Congresso ed ebbi così modo di discutere alcuni degli argomenti trattati con lo stesso Augustine. Il titolo del documento era ‘Review of U.S. Human Spaceflight-Seeking a human spaceflight program worthy of a great nation’. Il primo effetto furono le dimissioni praticamente immediate di Griffin e la cancellazione del suo programma ESAS.

 

Cosa che lei aveva previsto nel 2005!

Con estrema fatica vennero salvati la capsula Orion perché troppo avanzato era il suo stadio di sviluppo e per il suo possibile utilizzo per importanti progetti astronomici e il lanciatore SLS voluto dal Senato. Il rapporto definì comunque la nuova strategia americana per l’esplorazione del sistema solare. Non posso non sottolineare che quanto proposto dal comitato di Augustine mi è sembrato la fotocopia di quanto avevo dal 2006 al 2008 presentato in Europa! Ma di certo non si erano basati sui miei scritti. Semplicemente, ragionando al di fuori del mondo degli interessi preesistenti gli esperti di Augustine erano logicamente arrivati a concezioni razionali. La differenza maggiore che riscontrai tra il rapporto Augustine e la mia visione fu che quello che avevo definito lo step-by-step approach era da loro chiamato flexible path (da cui l’attuale aggettivo evolvable).

 

Non è una grande differenza.

Purtroppo da allora la Nasa, sia pure a malincuore, ha dovuto investire la quasi totalità del budget per la Space Exploration nello sviluppo dei costosissimi Orion e SLS. Però, coi pochi soldi rimasti (si fa per dire) ha lanciato l’unica nuova Space Exploration mission: ARM (Asteroid Redirect Mission), compatibile con la filosofia go as you pay e prima tappa del flexible path, che permetterà agli astronauti di abituarsi a lunghe missioni operative nello spazio. Un documento emesso il 12 aprile 2013 dal comitato scientifico di ARM menziona che «il programma è dovuto a una concezione ‘Moving an asteroid for purposes of mining’ del 2008 di Silvano Casini, promossa da un brillante giovane studioso italiano, Marco Tantardini, durante il suo periodo presso la Planetary Sociaty e finalmente confluita nell’alveo dei più importanti concetti in sviluppo presso JPL».

 

Insomma, ‘Nemo propheta in Patria’.

Il mio solo rimpianto è che io ipotizzavo lo spostamento dell’asteroide in un’orbita a doppia risonanza Terra-Luna. Ora è previsto che venga immesso in una DRO (Distant Retrograde Orbit) lunare. Sicuramente è una scelta migliorativa e anche probabilmente imposta dal fatto che strada facendo la mia concezione si è mostrata duttile e malleabile: la missione è diventata quindi sempre più importante e articolata. Però, la doppia risonanza sarebbe stata esteticamente più carina. Per come l’ho conosciuto, sono sicuro che Bepi Colombo ci si sarebbe alquanto divertito!

 

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