sabato, Ottobre 23

Camminare su Marte? I passi da fare sono tanti

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‘Vai a seconda di quanto puoi pagare’. Ma è una formula realizzabile?

Si tratta di investimenti modulabili che possono assicurare la loro compatibilità con le dotazioni governative, in tempi in cui i budget sono soggetti a restrizioni. Presentai all’Esa questa architettura già nella prima metà del 2006 e poi continuai a raffinarla sino al terzo trimestre del 2008, nell’ambito di un contratto pluriennale che mi era stato conferito proprio a proposito di come partecipare alla Space Exploration Vision americana. Mi avvalsi di pochi ma bravissimi sistemisti italiani e discussi tutti gli aspetti di tale architettura coi colleghi americani e in buona parte, anche coi russi. Ebbi molti contatti con membri del Congresso, della Casa Bianca, delle maggiori organizzazioni lobbistiche, delle università e anche delle grandi industrie spaziali americane.

 

Come arrivò all’architettura che ci ha ora spiegato?

Ebbi l’incarico nel dicembre 2004, a seguito della direttiva ‘Vision for U.S Space Exploration’ emessa da George Bush jr. attorno al 4 gennaio. Mentre tutti gli altri interessati, erano impegnati a difendere interessi pregressi, da una parte e dall’altra dell’Atlantico, io potei partire da zero sviscerando la direttiva e discutendone, come detto, con molte delle personalità politiche e tecniche che avevano partecipato alla sua stesura. Con quella direttiva la Casa Bianca intese rifondare la Nasa per farla uscire dalla depressione conseguente alla tragedia dello shuttle Columbia occorso il 1º febbraio 2003 e alle tante polemiche circa l’utilità della Stazione Spaziale Internazionale. La direttiva affidava quindi all’ente non la missione di tornare sulla Luna o arrivare a Marte, ma bensì d’esplorare il sistema solare per trarne vantaggio e sviluppare una nuova economia. Insomma, il sistema solare visto come un ottavo continente della Terra. Arrivai presto alla conclusione che tale esplorazione non sarebbe stata possibile tramite una serie di missioni mirate: oggi la Luna, domani Marte, dopodomani le lune di Giove, perché i mezzi di trasporto, specifici per ogni missione erano troppo costosi e assolutamente inadatti per ogni altra missione.

 

Un cambio di rotta, insomma.

Concepii uno schema che prevedeva missioni scientifiche robotiche secondo i piani di Nasa ed Esa d’allora mentre quelle di esplorazione con astronauti si sarebbero potute realizzare tramite il graduale sviluppo di una capacità logistica che permettesse il trasferimento da punto a punto del sistema solare. Debbo menzionare che l’amministratore pro-tempore della Nasa, Sean O’Keefe, aveva lanciato in merito un tiepido programma noto come Constellation ma nel 2005 O’Keefe fu improvvisamente sostituito da Michael D. Griffin che impose la totale revisione del programma del suo predecessore, dando così vita alla versione ESAS (Exploration Systems Architecure Study). E tutto questo in soli sessanta giorni.

 

Ma sessanta giorni non sono pochi per rifondare un programma di tali dimensioni, pieno d’incognite?

Ebbi l’impressione che invece che di una successione si assistesse a un colpo di Stato. O’Keefe aveva chiaro cosa significasse ‘esplorare il sistema solare’ ma contrastava con molti interessi industriali e politici. Poi era un momento terribile per gli Stati Uniti. Il conflitto in Iraq, che si sperava terminasse in pochi mesi, si era inaspettamente trasformato in una specie di guerra civile. Parimenti il mandato di George W. Bush jr stava arrivando al termine. Insomma la Casa Bianca aveva ben altre grane che dedicare attenzione al ‘Renewed Spirit of Discovery’.

 

Abbiamo visto che pantano sia stato quel conflitto. E lei come operava?

A quel tempo, forte del mandato ricevuto dall’Esa, ebbi molti incontri privati a Washington e partecipai a numerosi eventi ufficiali, tra i quali il discorso d’insediamento di Griffin davanti al Congresso e la presentazione del programma ESAS. Di quest’ultimo mi fu subito chiara una cosa, già all’atto della sua presentazione: non era credibile. Quindi me lo studiai a fondo e prima della fine del 2005 ero arrivato alla conclusione che quel programma sarebbe stato cancellato. Nelle mie precedenti esperienze avevo già constatato che gli americani, quando scoprono di aver commesso un errore, sono usi a riconoscerlo e ad azzerarlo.

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