mercoledì, Settembre 22

Camminare su Marte? I passi da fare sono tanti

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Il martellamento mediatico su Marte ci fa pensare che il suo raggiungimento oggi sia ancora più fondante di quello che nel giro di una decina d’anni costruì una macchina gigantesca per portare un gruppo di americani a passeggiare sulla Luna. Ma andare sul Pianeta Rosso è diverso, sia per la distanza che per le difficoltà che tanta strada presenta per le comunicazioni. E inoltre, una volta che un equipaggio umano sarà sbarcato sul nostro vicino di sistema solare, quali difficoltà si dovranno superare perché la ciurma celeste possa tornare a casa, visto che il modulo marziano dovrà superare un’atmosfera, sia pur rarefatta ma piena di tempeste di sabbia e una gravitazione superiore a quella della nostra Luna?

Insomma, a breve ci andremo veramente su Marte? La domanda è stata rivolta da ‘L’Indro‘ a uno dei ‘signori dello spazio’: Silvano Casini, che a metà anni Novanta è stato amministratore straordinario dell’Agenzia Spaziale Italiana e poi attivo a livello europeo, americano e russo, in tutto ciò che ha connessioni con le attività extra-atmosferiche.

 

Ingegner Casini, cosa mi dice della corsa verso Marte?

Provo a rispondere con un’altra domanda. ‘Per farvi che cosa?’. Un quesito che pongo da parecchi anni in diverse platee ma a cui non ho mai avuto risposta e i costi di una tale impresa, in termini di tempo, d’investimenti e di tecnici sottratti ad altre attività, sono così elevati che i suoi obiettivi dovrebbero essere presentati preliminarmente, dibattuti e giustificati. Se l’esplorazione di Marte fosse a scopo puramente scientifico, per esempio la ricerca di tracce di vita anche passata, a me parrebbe molto più appropriato un vigoroso programma di missioni robotiche mirate in funzione delle scoperte man mano acquisite. L’insistenza di volere realizzare missioni per Marte con equipaggio umano è forse un retaggio subconscio della mia generazione, cresciuta nel fascino dei romanzi di Arthur C. Clark e degli altri autori di ‘Urania‘. Oggi ritengo che dovremmo finalmente studiare con maggior realismo le missioni umane.

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