venerdì, ottobre 19

Camerun: non è detto che Biya lasci Il candidato più noto dell’opposizione Maurice Kamto si è autoproclamato vincitore ma i risultati ci saranno solo tra alcuni giorni e non è detto che siano quelli annunciati

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Le elezioni in Camerun hanno riservato una sorpresa. In un Paese devastato dalla guerra civile nelle province anglofone del Nord e Boko Haram nell’estremo Nord. con un Presidente al potere dal 1982, le elezioni di domenica 7 ottobre sembrano aver offerta una inaspettata svolta per superare una dittatura mascherata da democrazia, voluta dalla Francia e da qualche anno ostacolata dalla Cellula Africana all’Eliseo.

Lunedì 8 ottobre il professore Maurice Kamto, leader del principale partito di opposizione, il Movimento per la Rinascita del Camerun, ha convocato una conferenza stampa annunciando la vittoria elettorale. «Ho ricevuto un chiaro mandato dal popolo camerunese che difenderò fino alla fine. Desidero che la comunità nazionale e internazionale siano testimoni di questo storico momento di un cambiamento politico democratico nel nostro Paese. Invito l’uscente Presidente della Repubblica Paul Biya a organizzare un pacifico passaggio del potere per evitare al popolo camerunese inutili violenze», ha detto Kamto assicurando al dittatore l’immunità e l’integrità dei suoi beni.
Il leader dell’opposizione ha lanciato anche un appello ai militare affinché rispettino la volontà popolare e non intervengano qualora Paul Biya decidesse di rovesciare i risultati tramite frodi elettorali e rimanere al potere.

Il Consiglio Costituzionale, incaricato al monitoraggio delle elezioni, e la ELECAM (Agenzia Elettorale per le Elezioni in Camerun) dovrebbero proclamare i risultati ufficiali entro 15 giorni dal voto secondo quanto previsto dalla legge elettorale.

Nelle province anglofone del nord, sconvolte dalla guerra di secessione, le elezioni non si sono potute tenere regolarmente a causa delle minacce dei separatisti che intendono instaurare la Repubblica della Amabazonia.

Da sottolineare che la giornata delle elezioni presidenziali è stata segnata dalla violenza. Tra gli episodi più sanguinosi, l’uccisione di tre presunti separatisti da parte delle forze di sicurezza a Bamenda, la principale città del Nord-Ovest, ma nell’intera regione si sono susseguite sparatorie per tutto il giorno. Situazione analaga a Buea, capoluogo del Sud-Ovest, dove venerdì militari avevano ucciso tre esponenti del movimento separatista Ambazonia Republic, e un sacerdote. L’Esercito ha reso noto che le elezioni sono state sospese a causa delle violenza nel distretto sudoccidentale di Lysoka, dove per ragioni di sicurezza i militari hanno impedito l’arrivo di un convoglio sotto scorta che avrebbe dovuto distribuire le schede e le urne nei seggi.

Nessuna reazione dal campo presidenziale. Paul Biya rimane in prudente silenzio. A parlare sono i Ministri della Comunicazione de dell’Amministrazione Territoriale Issa Tchiroma Bakary e PaulAtanga Nji, che hanno avvertito i candidati di non proclamare vittorie elettorali prima dei risultati ufficiali per non avere delle conseguenze legali. Bakary ha definito la conferenza stampa di Kamto una inutile pagliacciata che rischia di scoperchiare il vaso di Pandora. Bakary ha direttamente minacciato il leader dell’opposizione avvertendo che potrebbe essere costretto ad affrontare delle forze estreme senza precedenti.

La proclamata vittoria di Kamto è reale? Paul Biya, 85enne, dopo 36 anni di incondizionato potere, ora alla ricerca del settimo mandato, uno dei capi di Stato più longevi del continente, accetterà una transazione pacifica alla Presidenza? Al momento è troppo presto per rispondere a queste domande. Gli osservatori regionali, comunque, avvertono della probabilità che Biya decida di rimanere al potere, ricordando cosa avvenne nel 1992, quando la vittoria di John Fru Ndi, leader del Fronte Social Democratico fu semplicemente ignorata.

Personalità in vista, ex funzionario Onu ed ex ministro della Giustizia, Maurice Kamto, che ha lasciato il Governo nel 2011 per creare il suo Movimento per la rinascita del Camerun (Mrc), soprannominato ‘anguilla’, è un professore di legge noto per aver gestito la risoluzione della disputa tra il suo Paese e la Nigeria sulla penisola di Bakassi. Ora è possibile che si trovi a gestire un post-voto decisamente caldo. Crisis Group definiva questa elezionea rischio’, metteva in guardia dalla possibilità di violenze, considerando che l’opposizione ha sempre ritenuto che l’organismo responsabile dell’organizzazione delle elezioni (ELECAM) sia sotto il controllo del Presidente Biya, così come la magistratura in generale e in particolare sul Consiglio costituzionale, che deciderà in caso di controversia elezione. Non è escluso che gli attivisti dell’opposizione contestino i risultati delle elezioni anche con mezzi violenti, soprattutto nei casi di frode elettorale, molto comuni in Camerun, avvertiva Crisis Group.  Biya governa con un misto di mecenatismo, manipolazione delle rivalità etniche e violazioni sistematiche dei diritti umani. La scena politica rimane in gran parte dominata dal suo partito.  L’opposizione e la società civile rimangono deboli e divise, il che renderebbe ancora più pericoloso lo scoppio di violenze post-elettorali.

Se il vecchio Presidente decidesse di manipolare il risultato elettorale potrebbe trovarsi a gestire un settimo mandato molto pericoloso. Per altro, il vantaggio assicurato al Presidente uscente dal sistema elettorale, dall’apparato statale e dalla sua base etnica (Beti) era stimato dagli analisti, alla vigilia del voto, come sufficiente per fargli ottenere una maggioranza, anche solo relativa, decidendo, come sempre, l’ordine di arrivo dei partiti di opposizione  sulla base di calcoli relativi agli equilibri etno-politici e secondo accordi sotto banco con i dirigenti dei diversi partiti assicurando una spartizione del potere.

 

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