lunedì, Ottobre 18

Camerun, a rischio l’integrità territoriale?

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Nel 1993 presso la capitale del Camerun anglofono Bamenda si svolge la Conferenza di tutti gli anglofoni che sancisce la nascita del partito secessionista Southern Cameroons National Council  (SCNC), Consiglio Nazionale del Camerun del Sud.
Il partito trova immediato appoggio tra la popolazione, gli imprenditori e la società civile. Con il motto ‘La forza della ragione, non la ragione della forza‘, il SCNC si dota di un programma di indipendenza non violento sul modello della disobbedienza civile di Gandhi. La Conferenza sancisce anche la secessione del Camerun anglofono che aspira a integrarsi all’interno della Federazione della Nigeria. Nel 1995, il SCNC diventa una minaccia nazionale. Nell’ottobre 1995, il SCNC pubblica la dichiarazione di indipendenza che fa scattare l’immediata repressione del Presidente Biya, che invia l’Esercito (francofono) a ripristinare l’ordine. Nel marzo 1997 la repressione è ormai conclusa. Centinaia di attivisti del SCNC sono imprigionati e vittime di torture. I quadri del SCNC costretti all’esilio o arrestati. A seguito della repressione del Governo centrale il SCNC conoscerà un periodo di lotte politiche interne che termina nel 2000, quando il nuovo leader eletto, Frederick Ebong Alobwede, si dichiara primo Presidente del Camerun del Sud.
Nel 2001 il SCNC viene dichiarato fuori legge. I dirigenti fuggiti alla repressione di Biya proclamano l’indipendenza dal Camerun, creando la prima ‘Ambasciata del Camerun del Sud’ a Francoforte, Germania. Nonostante atteggiamenti conciliatori di Biya, il SCNC rifiuta di ritornare ad essere un attore della scena politica del Paese sotto dominio francofono e boicotta le elezioni del 2002 e del 2004. Il Governo risponde con arresti di massa ed esecuzioni extra giudiziarie.

Nel 2006 il SCNC è praticamente distrutto sul piano politico e crea il movimento armato Southern Camerun Peoples Organization (SCAPO) che dichiara la nascita della Repubblica di Ambazonia. Nel 2007 la SCAPO inizia le sue attività militari, attaccando la caserma militare di Bakassi, grazie al supporto del Colonnello Muammar Gheddafi. Nel 2008 le regioni occidentali del Camerun sono teatro di nuove repressioni governative, tese a spezzare la guerriglia e i sentimenti indipendentistici degli anglofoni. Sentimenti che dal 2002 si sono collegati alla disputa territoriale tra Nigeria e Camerun per la peninsula di Bakassi, ricca di petrolio e gas natural. L’appoggio della SCAPO viene apprezzato dal Governo nigeriano che decide il sostegno alla iniziativa di  portare il Governo camerunese presso la Corte di Giustizia Internazionale per ottenere l’indipendenza del Camerun del Sud. La SCAPO decide di integrare la peninsula di Bakassi nella Repubblica di Ambazonia. Il progetto indipendentistico viene bloccato dall’Unione Africana quando, nel 2009, rifiuta una petizione popolare sottoposta dal SCNC per l’indipendenza. Tra il 2010 e il 2012 il Governo centrale distrugge sistematicamente la dirigenza politica del SCNC e sconfigge militarmente la SCAPO.

L’eredità politica del SCNC viene ripresa da Cameroon Anglophone Civil Society Consortium (CACSC) Consorzio della Società Civile del Camerun del Sud, che rinuncia alla lotta armata e discioglie la SCAPO. Il consorzio è guidato dall’avvocato Felix Agbor e dal professore universitario Bobga Harmony, entrambi costretti all’esilio. Il primo in Nigeria. Il secondo negli Stati Uniti. La Non Violenza diventa una scelta obbligata, visto la capacità militare del Governo centrale di reprimere le insurrezioni armate anglofone. Una scelta abilmente trasformata in un programma politico ispirato al Mahatma Gandhi e a Martin Luther King. «Il Consorzio intende conquistare l’indipendenza della Repubblica di Ambazonia attraverso proteste simboliche, disobbedienza civile e non cooperazione politica ed economica. Ogni forma di violenza è contraria ai nostri principi. Rigettiamo la violenza perpetuata dal Governo  I nostri diritti sono garantiti da Dio e non dal Presidente Paul Biya.

Il CACSC accusa il Governo centrale di attentare alla identità culturale del Camerun occidentale e di sfruttare le risorse petrolifere senza alcun ritorno regionale in termini di sviluppo economico e umano. Nel gennaio 2016 il Consorzio tenta di riportare all’ordine del giorno l’agenda indipendentistica, creando un movimento di studenti e docenti che protestano contro la colonizzazione culturale francofona. Il movimento porterà agli scioperi generale dell’ottobre e novembre 2016, repressi nel sangue. Una violenza che rafforza il Consorzio e i suoi principi di non violenza che, probabilmente, sono più una tattica politica per attirare consensi internazionali che un vero credo.

Il Governo di Biya ha risposto alla nuova crisi sociale e politica del Camerun Occidentale, negando il problema secessionistico e aumentando la repressione. Il Consorzio è stato non ufficialmente ma praticamente messo al bando. Il Ministro senza portafoglio Paul Atanga Nji (portavoce del Governo) nel dicembre 2016 ha dichiarato che ogni movimento indipendentistico in Camerun verrà gestito come un problema di sicurezza interna.

Queste dichiarazioni e l’intransigenza del Presidente Biya hanno portato alla rottura delle negoziazioni con il Consorzio, rottura consumata nel gennaio 2017, in contemporanea alla sospensione in tutto il Camerun anglofono del collegamento internet, in quanto il Governo accusa il Consorzio di utilizzare i social network per diffondere false notizie e odio etnico. Il servizio internet è stato riaperto lo scorso aprile, dopo le pressioni internazionali suscitate dal movimento del Consorzio Bring back our internet (ridateci il nostro internet) che ha promosso azioni di boicottaggio economico a livello internazionale, facendo perdere al Governo centrale 3 milioni di dollari.

Nonostante la riapertura di internet, il Governo Biya continua la politica dura contro il movimento indipendentistico anglofono per ovvie ragioni: difesa della integrità nazionale e protezione dell’industria petrolifera, polmone economico del Paese. Presso la capitale Yaoundé è in corso il processo a 25 quadri del Consorzio e della Società Civile accusati di attentato alla unità nazionale.

Il braccio di ferro tra il Consorzio (appoggiato dalla maggioranza della popolazione anglofona) e il potere centrale continua con la protesta non violenta del blocco delle attività amministrative ed economiche (sciopero bianco) che viene attuato ogni lunedì. La politica del Consorzio sembra non essere chiara, in quanto oscilla dalla dichiarazione della Repubblica di Ambazonia al ritorno al sistema federale del 1961. Il Governo intende mantenere l’attuale assetto amministrativo, concedendo una leggera decentralizzazione dei poteri che dovrebbe soddisfare le domande di auto.determinazione degli anglofoni. La proposta di decentralizzazione non sembra credibile. «Nel passato ci sono stati vari tentativi da parte degli anglofoni di amministrare a livello decentrato rimanendo all’interno del Camerun. Tutti questi tentativi sono stati resi vani dal rigidità, dalla irresponsabilità e dalla corruzione del Governo centrale che ha perso varie opportunità per risolvere pacificamente la crisi», sostengono i ricercatori di Institute for Security Studies (ISS), un think talk sudafricano specializzato nelle tematiche di sicurezza in Africa.

«Continueremo la lotta. Se ci fermiamo ora distruggeremo tutti i sogni della indipendenza e il governo francofono aumenterà il suo potere», afferma il Consorzio. Nonostante l’iper attivismo sui social network e intense attività all’estero, il Consorzio fatica a ricevere supporto internazionale. Occidente e Cina non hanno alcuna intenzione di alterare l’assetto politico attuale del Camerun per non compromettere l’industria petrolifera e la lotta contro il terrorismo internazionale. Il Camerun è impegnato militarmente assieme alla Nigeria, Niger e Ciad nella lotta contro Boko Haram. Nemmeno la Francia sostiene il movimento indipendentistico anglofono nonostante i rapporti con Biya siano ai minimi termini storici, costringendo il Presidente ad affidare la sicurezza interna a dei specialisti israeliani ex militari e agenti del Mossad. Anche l’iniziale e discreto appoggio della Nigeria si sta affievolendo. Abuja non disdegnerebbe mettere le mani sul petrolio del Camerun Occidentale, ma non intende essere coinvolta in un conflitto contro un prezioso alleato regionale nella speranza di distruggere Boko Haram.

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