mercoledì, Maggio 12

Cameron-Commissione europea, è scontro Italia, diminuzione dello 0,1% della vendita al dettaglio ad agosto

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Pesa come un macigno la crisi economica sugli stati europei ed a confermarlo con forza è l’Eurostat che, in base alla nuova metodologia adottata con Esa 2010, che include nel computo del Pil anche le attività illegali come il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando,  ha reso pubblico i primi dati del Pil del terzo trimestre. Se per quanto concerne i paesi dell’eurozona il debito complessivo dell’area euro è salito al 92,7% del Pil dal 91,9% di fine marzo, il trend negativo non esclude anche l’unione europea allargata a 28. Infatti, si è passati dall’86 all’87% del Pil nell’ultimo trimestre mentre in un anno c’è stato un aumento di quasi due punti percentuali.

Secondo lo studio effettuato dall’ Istituto di statistica europea, l’Italia è il Paese che ha registrato il maggior aumento del debito/Pil sul trimestre precedente, con un aumento di 3,1 punti percentuali (era al 130,7%). Seguono Malta (+2,7 punti) e Lettonia (+2,4%), mentre Irlanda (-5,2%) e Portogallo (-2,2%) segnano i ribassi più consistenti. 

Intanto in Europa è scontro totale tra i Paesi dell’Unione europea e la Commissione europea. Ha fai arrabbiare i Capi di Stato dei vari paesi è la richiesta di pagamento da parte della Commissione europea in base al ricalcolo del Pil e dei relativi contributi Iva degli ultimi anni. Stando a questo nuovo ricalcolo, nel giro di poche settimane l’Italia dovrebbe versare circa 340 milioni extra alla Commissione Ue mentre a pagare il tributo più alto sarà appunto la Gran Bretagna, pari a 2,125 miliardi di euro. Sconti di 779 milioni e 1,02 miliardi sono previsti rispettivamente per Germania e Francia.

Se da un lato c’è un Europa in crisi e in continua lite, dall’altra c’è un Giappone che deve affrontare la questione della diminuzione dei prezzi del petrolio. Tale calo rischierebbe di interrompere il trend di rialzo dell’inflazione fino a rendere impossibile il raggiungimento l’anno prossimo del target ufficiale del 2%, intaccando così la credibilità della Nippon Ginko e dell’intera strategia di allentamento quantitativo e qualitativo varata l’anno scorso.

A tenere banco negli Stati Uniti sono invece i risultati dell’ultimo trimestre raggiunti da Microsoft e Amazon. Per quanto riguarda il colosso hi-tech guidato da Satya Nadella, l’inaspettato successo nelle attività di software via “cloud”, unito a un’altrettanta sorprendente forza sia nell’hardware che nel software tradizionale le ha consentito di ottenere risultati soddisfacenti. Microsoft ha riportato utili per 4,54 miliardi, in calo rispetto ai 5,24 miliardi di un anno fa, ma tuttavia con utili per azioni pari a 54 centesimi contro i 49 predetti dagli analisti. Inoltre, il giro d’affari è salito del 25% a 23,2 miliardi contro i 22,02 pronosticati. Nonostante Microsoft abbia puntato sulla nuova frontiera del cloud software, i ricavi derivati dal licensing di Windows sono aumentati del 10 per cento.

Discorso diverso per Amazon che, nell’ultimo trimestre ha messo a segno una perdita più ampia delle stime nonostante ricavi in rialzo del 20%: gli investimenti del gigante americano del commercio elettronico continuano a pesare sull’ultima riga di bilancio.  Nel periodo terminato il 30 settembre, il passivo è stato pari a 427 milioni di dollari, 95 centesimi per azione, contro la perdita da 41 milioni (9 centesimi per azione) dello stesso periodo dell’anno scorso, andando contro quanto avevano pronosticato gli analisti che si aspettavano una perdita per azione da 74 centesimi.  Nonostante il bilancio in passivo, le vendite del colosso americano sono salite a 20,58 miliardi da 17,09 miliardi, in linea con le previsioni del gruppo di luglio comprese tra 19,7 e 21,5 miliardi.

La crisi economica continua a colpire anche le famiglie italiane. Secondo uno studio effettuato dall’Istat, ad agosto le vendite al dettaglio cedono terreno dello 0,1% su base mensile e del 3,1% su base annua.  La necessità di contenere le spese da parte delle famiglie, porta ad un aumento dello 0,4% dei ricavi per i discount.

A destare preoccupazione in Italia sono anche i salari. Sempre secondo uno studio effettuato dall’Istituto di statistica nazionale, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,1% rispetto a settembre 2013. Inoltre l’Istat ricorda che,  come successo con i dati di luglio e agosto 2014, la crescita annua continua a essere la più bassa almeno da 32 anni, ovvero dal 1982, data d’inizio delle serie ricostruite.  Sempre secondo l’Istat,  nei primi nove mesi del 2014 la retribuzione oraria media è cresciuta dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, ricordando che si tratta dello stipendio lordo, che fa riferimento alle misure tabellari stabilite nei contratti, tendendo conto di elementi con carattere generale e continuativo.

A tenere banco in queste ore nel Bel Paese è anche la questione relativa alla crescita della cassa integrazione. Secondo l’Inps, il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato di 104,5 milioni, con un aumento del 13,7% rispetto a settembre del 2013, quando le ore autorizzate sono state 91,8 milioni. I dati destagionalizzati, invece, mostrano un aumento del 9,2% rispetto ad agosto per il totale degli interventi di cassa integrazione.

Se per la cassa integrazione straordinaria, il numero di ore autorizzate a settembre 2014 è stato di 64,3 milioni, con un incremento pari al 56,8% rispetto a settembre 2013, con un aumento solo ad agosto del 10,7%; per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria, le ore autorizzate a settembre 2014 sono state 21,6 milioni, contro i 32,1 milioni di ore autorizzate nello stesso mese dello scorso anno.  Dunque, si complica sempre di più la situazione dell’Italia che, non solo deve affrontare le richieste della Commissione europea e della Bce, ma deve anche far fronte ai dati di una crisi economica che sta mettendo sempre più in ginocchio l’intero paese. 

 

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