martedì, Ottobre 19

Cambogia: Hun sen e la durissima repressione politica Metà del partito di opposizione fugge all' estero per evitare l' arresto

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Questo vero e proprio esodo è indotto dalla pressione del Governo di Hun Sen nei loro confronti ed ottiene l’effetto secondario di restringere ulteriormente le possibilità di competere nell’ agone politico cambogiano in vista delle prossime competizioni elettorali. Le alquanto dubbiose accuse del Premier in carica e la montagna di cause intentate imbellettano una vera e propria campagna di denigrazione politica testa a spazzare qualsiasi competitor. L’arresto di Kem Sokha è stato l’ultimo atto che ha impaurito maggiormente gli oppositori, essi probabilmente hanno preso coscienza del fatto che restava ben poco spazio d’azione, visto il livello della restrizione della pubblica e libera opinione, visto che si impauriscono, stressano e costringono alla fuga persino i parlamentari che dovrebbero godere di una qualche immunità in tal senso.

Dall’inizio della campagna persecutoria attuata da parte del Premier in carica Hun Sen più di 20 politici di opposizione sono fuggiti via dal Paese, come ha dichiarato ai media internazionali lo stesso deputato CNRP Mao Monyvann, un partito che complessivamente detiene 55 deputati. «Ora ci sono solo poche altre decine di deputati ancora nel Paese» -ha detto alle agenzie stampa internazionali il Deputato- mentre altri sono fuggiti poco prima dell’arresto di Kem Sokha che era stato ventilato ed ormai era nell’aria.

Molti sono partiti per gli Stati Uniti oppure verso Paesi europei dove hanno una famiglia o una doppia cittadinanza. Mu Sochua, un vice deputato di Kem Sokha, è stato il più recente tra coloro dei suoi colleghi di partito e parlamentari a volare via dalla Cambogia per recarsi in cerca di protezione all’arresto, per la precisione il giorno dopo che il Premier Hun Sen ha detto ufficialmente che non ci sarebbe stata alcuna frenata nella sua repressione diventata quasi una specie di fatto personale. «Non appena ha ricevuto un avviso, ha deciso di lasciare il Paese», ha confermato il Deputato Mao Monyvann, aggiungendo che un funzionario del Governo aveva informato la signora Mu Sochua circa il suo possibile ed imminente arresto.

In un messaggio fatto recapitare ai media internazionali attraverso i suoi avvocati, Kem Sokha ha negato vivamente lunedì scorso la denuncia bollandola come “calunnia totale”, in questo echeggiata dagli Stati Uniti e da altri Paesi democratici che hanno chiesto la sua immediata liberazione. Hun Sen continua ad accusare Washington di essere coinvolta nel “piano segreto” di Kem Sokha ordito con entità straniere – una accusa respinta come “assurda” dall’Ambasciatore statunitense, il quale ha fatto notare che le elezioni non sarebbero libere o giuste se fossero condotte nel clima attuale.

Hun Sen ha mantenuto il potere per ben 32 anni impoverendo progressivamente la già fragile democrazia cambogiana, utilizzando un mix di artifici e trucchi politici da una parte e pugno di ferro dall’altra, per minare i suoi rivali e garantendosi allo stesso tempo la lealtà dell’apparato burocratico, del sistema giudiziario e delle forze di sicurezza.

Ma la sua popolarità è scivolata vistosamente verso il basso nelle Elezioni del 2013 e da allora si è dichiaratamente proposto di zittire i suoi critici in politica, di ridurre a più miti consigli i media e restringere progressivamente i campi di azione delle Organizzazioni Non Governative (ONG).

La settimana scorsa, l’inviato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per la Cambogia ha annotato ufficialmente che il Paese «Si sta muovendo inesorabilmente verso il precipizio».

 

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