martedì, Aprile 13

Cambiare la politica spagnola delle infrastrutture

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Il cattedratico dell’Università di Las Palmas di Gran Canaria, Ginés de Rus, ha pubblicato uno studio nel quale si analizza il ruolo dello Stato nel settore delle infrastrutture. Nello studio, l’autore ripassa l’esperienza spagnola in tre aree che illustrano le diverse possibilità di partecipazione del settore privato in questo campo: l’esecuzione diretta di infrastrutture da parte del settore pubblico con un coinvolgimento privato minimo (come nell’alta velocità ferroviaria), la cooperazione pubblico-privato (le concessioni delle autostrade) e la privatizzazione (aeroporti).

In tutti e tre i casi, il cattedratico identifica problemi importanti nella progettazione delle politiche che riguardano sia la selezione dei progetti sia l’elaborazione dei contratti di concessione e l’operato delle imprese pubbliche. «Molti di questi problemi avrebbero potuto essere evitati introducendo processi elementari di valutazione economica con una prospettiva multimodale e prestando una maggiore attenzione a quello che l’economia ci insegna su incentivi, distribuzione ottimale dei rischi ed elaborazione di contratti», segnala l’autore.

Dall’analisi si estraggono alcune raccomandazioni sulle linee generali di una politica delle infrastrutture basata sulla ricerca del massimo beneficio sociale e sull’ottimale struttura del Ministero che dovrebbe gestirle.

Tra queste, è opportuno evidenziare le seguenti. In primo luogo, la funzione principale di un Ministero delle Infrastrutture e Trasporti è quella di pianificare le reti di trasporto e organizzare la collaborazione privata nella sua costruzione, manutenzione ed esercizio in accordo con criteri di trasparenza ed efficienza, seguendo le migliori pratiche internazionali. Orientare il Ministero verso lo sviluppo dell’economia, la creazione di lavoro e la coesione territoriale è perdere di vista il compito principale di questo organismo, e dare un alibi per il suo utilizzo politico tramite inaugurazioni di opere pubbliche.

In secondo luogo, l’attuale separazione in direzioni generali per modalità di trasporto ostacola la pianificazione e la gestione integrate. Questa divisione funzionale deve ridursi agli aspetti meramente tecnici d’ingegneria. Al suo posto, devono crearsi due nuove unità: una di queste deve valutare congiuntamente tutti gli investimenti nel settore dei trasporti e l’altra deve occuparsi di aggiudicare e gestire i contratti di concessione per la partecipazione privata in tutte le modalità di trasporto, generando gli incentivi adeguati affinché le tariffe, il livello di qualità, la sicurezza e l’investimento in capacità siano fissati a vantaggio dell’interesse generale.

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