venerdì, Maggio 7

Cambiamento climatico, i rischi per la nostra civiltà Nuovi studi determinano le cause della fine delle civiltà antiche

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In appena sei mesi, da quando un gruppo di scienziati e archeologi ha scoperto che la civiltà della valle dell’Indo era crollata a causa dell’interruzione dei monsoni, che ha portato a una prolungata siccità, è stato pubblicato un nuovo studio, con testimonianze che confermano che anche l’antica civiltà della Mesopotamia era crollato a causa di anni di siccità, prodotta dai cambiamenti climatici. 

Uno studio condotto da un team di ricercatori tedeschi ha osservato che l’influenza del clima sull’agricoltura è considerata un fattore chiave per l’ascesa e la caduta delle società dell’antico Vicino Oriente.

Diretto dal Dr. Simone Riehl dell’Istituto di di Scienze Archeologiche dell’Università di Tubinga e dal Centro Senckenberg per l’evoluzione umana e il paleoambiente, l’obiettivo del progetto sostenuto dall’istituto di ricerca tedesco è stato quello di scoprire  l‘influenza che il clima ha esercitato sull’agricoltura nelle prime società agricole . 

Come parte dello studio, il team ha analizzato 1.037 campioni di antichi semi di orzo, antichi tra 12.000 e 2.500 anni, da 33 sedi in tutta la ‘Mezzaluna Fertile’ per accertare se avessero avuto abbastanza acqua durante la crescita e la maturazione. 

Confrontando i campioni di grano antico con i campioni odierni prelevati in 13 luoghi della Mezzaluna Fertile, Riehl e il suo team hanno misurato il contenuto dei granelli in cerca di due isotopi stabili del carbonio – 12C e 13C – per raccogliere informazioni sulla disponibilità di acqua, mentre le piante crescevano. 

Secondo il funzionamento di questo principio, se l’orzo non ha ricevuto abbastanza acqua durante la crescita, la percentuale di isotopi di carbonio più pesanti depositati nelle sue cellule dovrebbe essere superiore al normale. 

I risultati delle analisi di laboratorio stabiliscono una correlazione tra condizioni di estrema siccità e la crescita di orzo, in relazione con la caduta delle civiltà. 

I ricercatori hanno scoperto che molti insediamenti sono stati colpiti dalla siccità legate a grandi fluttuazioni climatiche. «Fattori geografici e tecnologie introdotte dagli esseri umani hanno svolto un ruolo importante e hanno influenzato le scelte delle società, per lo sviluppo, nonché i modi particolari di trattare la siccità», ha detto il capo dei ricercatori, Riehl. 

I risultati dello studio hanno indicato che  l’agricoltura è fiorita e la civilizzazione urbana hanno prosperato, in presenza di condizioni normali, con pioggia adeguata e nella disponibilità di acqua per l’irrigazione. Ma con precipitazioni sporadiche e l’irrigazione diventata inaffidabile, l’agricoltura è crollata e le città sono state abbandonate; quindi alcune delle grandi civiltà hanno visto la loro fine. 

Studi precedenti hanno suggerito anche che il processo -iniziato nel 2.000 aC,- ha portato al declino di molte antiche civiltà tra il Golfo Persico e la valle del fiume Indo. 

Sulla base della presenza di sedimenti isotopici nelle acque di un antico lago, secondo una ricerca effettuata dall’Università di Cambridge e dell’Università indiana Banaras Hindu, si ricava che una serie di eventi siccitosi durati 200 anni sono stati probabilmente responsabili del declino della civiltà urbana della grande età del bronzo della valle dell’Indo. Nell’India e nel nord-ovest del Pakistan,, la Valle dell’Indo fu la sede della scomparsa Civiltà Harappa. caratterizzata da grandi città ben pianificate, con avanzati sistemi comunali di igiene pubblica. 

La ricerca, condotta da Yama Dixit, una paleoclimatologa dell’Università di Cambridge, Regno Unito, e dai suoi colleghi, suggerisce un legame tra il graduale cambiamento climatico e il declino delle civiltà, ricavato grazie a dati sugli isotopi e sulle evidenze ricavate dal letto prosciugato di Kotla Dahar, antico lago 40 miglia a est di Haryana, nella zona nord-est della Valle dell’Indo,. 

Questi risultati possono dare agli scienziati ambientali e agli archeologi alcuni indizi sul modo in cui le società agricole hanno affrontato le variazioni climatiche delle diverse realtà locali. «Possono anche contribuire a valutare le condizioni attuali di regioni che presentano alti rischi di fallimento delle colture», ha aggiunto Riehl. 

I risultati rappresentano come un allarme per le società contemporanee e per i leader di tutto il mondo, in particolare perché la terra sta subendo una delle minacce climatiche probabilmente simile a quelle che hanno preceduto il crollo di alcune delle civiltà antiche. Più di quanto abbiano fatto i nostri predecessori, stiamo conferendo maggiore potenza alle minacce, dando priorità alle comodità piuttosto che alla natura ed emettendo più calore e gas-effetto-serra tramite progetti di grandi industrie e urbanizzazione. 

Tocca a noi, ora, decidere se dobbiamo essere giudiziosi mentre scegliamo nel menu del nostro comfort e lavorare con sincerità per salvare la terra a vantaggio delle generazioni future oppure lasciare che la storia si ripeta.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli 

 

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