mercoledì, Aprile 21

Calendario Codacons: femmine, e oltre le gambe … NIENTE Quelle fotografate, non sono donne, sono solo esseri umani di sesso femminile, belle e nude. Sono solo gambe. Oltre le gambe NON c' è di più

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Pensavo di avere visto e averne dette abbastanza, ma poi mi capita sott’occhio, l’ennesima, tristissima, prova del livello al quale siamo giunti, purtroppo tutti o almeno molti, non solo i nostri politicanti. Anzi, quasi quasi li giustificano: loro sono lo specchio, disgustoso, di quello che siamo noi, molti di noi, moltissimi. Forse, questo solo cerco di dire per giustificarci, forse solo perché abbiamo imparato da loro, dalla loro ipocrisia, dal loro cinismo, dalla loro facce soddisfatte e ridanciane, dalla scuola fatta di imbuti che hanno creato, distruggendo una cultura ed un’anima millenarie. E che ora si accingono a seppellire in sfrontate opere inutili e in molte ruberie.

A cosa mi riferisco? Ad una fotografa, della quale non dico il nome perché le farei una pubblicità che non merita, una fotografa -avete letto bene- femmina, una volta tanto femmina e così ci mettiamo anche ben chiaro in testa che lo sfacelo della nostra anima non riguarda solo i maschi. Una fotografa che ha fotografato una serie di nudi femminili, una serie di ‘nudi artistici’. Casualmente femminili. Nessun maschile, nessun ermafrodita, nessun vecchio, nessuno grasso, nessuno con una gamba di meno. No: nudi femminili, di femmine bellissime, nude.
Ora, sia chiaro, una femmina nuda in foto è una cosa bellissima, non c’è dubbio, specie se la femmina in questione è bella, sempre che ‘bella’ significhi qualcosa … perché anche qui ci sarebbe da dire, molto da dire. Eh sì: perché ormai noi abbiamo degli stereotipi che siamo abituati a considerare belli, o belle o anche più che … belle. E quindi già qui, ci sarebbe molto da dire.
Ma la fotografa non ha dubbi. Beh, sono le femmine che rispondono ai canoniimposti’ (per carità, non voglio fare la vittima dei cattivi diffusori di cattive immagini e idee) dalla pubblicità.
Canoni che, lo sappiamo -vero signora fotografa?- spesso hanno effetti devastanti sulle persone: sulle femmine -se si tratta di femmine- che non sono per naturaneicanoni. E poi ci strappiamo le vesti perché per rispondere ai canoni la femminaxè morta di anoressia, o si è suicidata, o poiché rientrava neicanoni è stata sgozzata perché ècosa mia’, perché ‘mi vuole lasciare’, perché ‘non mi vuole’ o semplicemente perché sgozzare una bella ragazza è più piacevole che sgozzarne una brutta o addirittura un maschio.
Va bene, lo so, queste cose le sappiamo bene tutti, le diciamo tra di noi. Le condanniamo tra di noi. Ma la fotografa è una artista ed è stata presa dalla foga artistica, e ha fotografato quelle femmine (dodici se ho capito bene) tutte rigorosamente (casualmente, beninteso) nude. 

Perché dico e contino a dire femmine? Perché quelle fotografate, non sono donne, sono solo esseri umani di sesso femminile (forse), ma non hanno anima o vita, non parlano, non ci dicono nulla. Ci dicono solo che sono belle e nude, cioè che mostrano le gambe e il seno e quant’altro. Non c’era una canzone che diceva che le donne non sono solo gambe?…beh, quelle sono solo gambe e poco più. E dunque, non sono donne, ma non sono nemmeno mostrate come donne, assolutamente no. Sono mostrate come femmine nude e belle e, certamente, mostrate bene.

Sbaglierò, ma la Venere di Botticelli non è una femmina nuda, è una donna, incidentalmente nuda: parla, dice cose, ha una personalità. Non voglio fare la critica estetica a quelle foto, ma quelle sono solo foto di femmine nude, perché, infatti, destinate ad un … calendario.
Che coincidenza, guarda un po’. Per fare un bel calendario, casualmente solo casualmente per carità che pensate, si stampano le foto di femmine nude, una per ogni mese, nuda.
Direte, come quei calendari che si vedono appesi in certi camion a beneficio dei guidatori. No, o sì? Quelle almeno parlano, vogliono dire cose. Queste sono, apparentemente (notate bene: apparentemente), asettiche, ma casualmente nude.
E, come se non bastasse, la sigla cui il calendario è destinato (lo dico? La Codacons … vergognatevi) non solo lo pubblica, ma, per soprammercato invita a votare la più … bella, nuda! 

E mi potrei fermare qui. Perché? perché la cosa si qualifica da sé: l’associazione per «la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori» (mi pare che di questo si tratti) vuole difendere anche le femmine … nude, in quanto fenomeno naturale, dove infatti le femmine sono nude; anzi, per complicare le cose, o forse perché preoccupati per la polemica scatenata, poi (siamo al ridicolo) da … Calenda!, spiegano che si tratta di mostrare laresilienzadelle donne italiane al coronavirus: le donne infatti ‘resiliano’ nude. Vero, giusto, non siete d’accordo? Uno gira per strada e che vede … donne ‘resilienti’, nude, ma con la mascherina!

Si potrebbe e dovrebbe chiudere qui, e lasciare Calenda a dibattere con la Codacons sulla resilienza, posto che sappiano che canchero significa.
Si potrebbe, se la fotografa non avesse deciso di ‘difendere’ il suo operato. Come? Spiegando, naturalmente, che lei è una femminista convinta e militante, che ha fotografato di tutto, specie gli handicappati, pardon ‘le’ handicappate (che lei pudicamente definisce disabili), che voleva solo fare arte … ma, specialmente, che lei si dissocia dal voto. Non sapeva (figuriamoci) e non avrebbe mai consentito, lei femminista convinta, che si usassero le sue meravigliose foto artistiche di femmine, casualmente nude, per invitare la gente a votarle … guarda caso tutto ciò, proprio lo stesso giorno in cui si ha notizia della elezione di Miss Italia: altra cosa strettamente legata al femminismo e, naturalmente alla resilienza.
Ipocrisia!
Ebbene, cara signora fotografa, io non sono femminista e giudico il femminismo per lo più una sciocchezza, ma: tra quel calendario e la sua giustificazione non saprei dire cosa mi disgusta di più.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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