lunedì, Maggio 17

Calcio: tifosi o prigionieri di una fede? Che cosa significano il calcio e la propria squadra per un tifoso? Perchè e come uno sport può diventare religione? Risponde Pierluigi Spagnolo 

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Galletto
è alla voce il fanciullo; estrosi amori
con quella, e crucci, acutamente incide.
Ai confini del campo una bandiera
sventola solitaria su un muretto.”

Così esordiva Umberto Saba, nel lontano 1933, nella sua poesia “Fanciulli allo stadio” descrivendo, condensando ma soprattutto trasmettendo in questi pochi versi la passione, l’amore e l’appartenenza di un ragazzino nei confronti di un gioco, nei confronti di uno sport, nei confronti della propria  squadra. Sebbene le solite retoriche futili o le espressioni ripetitive secondo cui il calcio sia “solo” uno sport sono da sempre motivo di orgoglio e superiorità degli “atei “che si mostrano indifferenti ad un pallone e ventidue uomini che corrono, qualsivoglia appassionato, bambino o anziano che sia, può riconoscersi in quel galletto sfrontato descritto da Saba.

La passione per la propria squadra ,infatti, non è qualcosa di casuale, occasionale o momentaneo bensì un  legame indissolubile che si radica nell’animo del tifoso fondato ,alla pari di un amore coniugale, sulla fedeltà . Il biglietto, la sciarpa , il pranzo anticipato, la trasferta diventano tutti elementi di un rito  che settima dopo settimana, anno dopo anno si sussegue divenendo parte integrante del proprio io. Ma come nasce questa passione estrema?

Se quando si parla di un sentimento per una persona, mitologicamente e allegoricamente, pensiamo ad Eros che scaglia una freccia provocando il cosiddetto colpo di fulmine, in questo caso sarebbe più opportuno parlare di ” colpo d’identità”. Ebbene il tifoso si riconosce e si sente parte di un tutto più grande, di una famiglia ampliata che condivide le sue idee, che ama le sue idee e che proprio perché tale  è pronto a difendere, sostenere e con/per esso gioire e soffrire. L’amore per una casacca e la devozione tipicamente religiosa sembrano unirsi simbioticamente e l’atmosfera calcistica, la compagnia , lo stadio e la magia che accompagna tutta la settimana in cui , fremendo, si contano i giorni come su un contagocce fanno il resto.

In questo modo , questo semplice sport, diventa strumento di evasione dal tran tran quotidiano, dalla vita stressante e proprio per questo fonte di “divertissement”; l’appassionato, infatti, libera,in quei banali novanta minuti ,il fanciullino oppresso che porta dentro alienandosi dai problemi e chiudendosi in una torre d’avorio che altro non è che un prato verde . In questo stato dalle connotazioni favolose sembra scomparire ogni cosa: l’unico obiettivo è gonfiare una semplice rete e sperare , come perpetuamente si ripete,che l’emblema stampato sul cuore possa trionfare. Cosa saranno mai tre punti in più o in meno? Cosa sarà mai un trofeo alzato o uno perso all’ultimo istante?

Eppure, nonostante questa banalizzazione, il tifoso non riesce a non trattenere le emozioni più forti e per questo più vere dinanzi ad un fallimento o una vittoria in termini calcistici. Statistiche alla mano il calcio non è solo lo sport   più praticato ma anche il più popolare con un seguito di oltre 3,5 miliardi di persone dislocate in ogni angolo del globo che fanno da cornice funzionale a centinaia di migliaia di campionati, eppure tra questi è possibile distinguere zone in cui la passione arde e ribolle in maniera spropositata .
Le nazioni dell’ America latina, in primis Argentina e Brasile, sono l’esempio per eccellenza potendo contare su un apporto inquantificabile ed inqualificabile di tifosi la cui vita sembra essere legata a quella maledetta sfera. Qui , infatti, a motivi che sono semplicemente sportivi si aggiungono fattori politici , sociali ed economici a cui corrisponde un inspiegabile attaccamento.

Il proprio club, in questi Paesi , è da considerarsi una divinità non solo perchè rappresentativa di un luogo che magari è molto amato dai suoi abitanti, ma perchè in grado di donare quelle poche gioie possibili in posti straziati dalla povertà, dalla fame e dalla delinquenza urbana. Lo stadio e più precisamente la curva diviene, quindi, luogo di ritrovo di migliaia di appassionati che desiderano esclusivamente accompagnare , nelle migliaia di sfide possibili, la loro fede paragonabile a tutti gli effetti ad una figlia.

Tuttavia quando si parla del football e in particolar modo dei suoi appassionati la domanda più scontata ma anche la più complessa da rispondere è il perché delle sue sfumature violente che accompagnano e hanno accompagnato molte gare. Non si può dare una risposta univoca, miriadi sono gli elementi che possono concorrere ad eventi incresciosi ma è innegabile che molto spesso quest’amore irrazionale diviene anche strumento di sfogo di quella indole, propriamente ferina,e di quelle pulsioni interiori ed inconsce che porta a vedere nel nemico agonistico un nemico reale .

In ogni caso, nel 2017, non si può non constatare come il calcio, grazie ai suoi seguaci, sia divenuto uno degli strumenti più comunicativi e significativi. Emblema di un ‘epoca che fa di questo sport , forse, qualcosa di più forte delle religione, oggi  le parole rilasciate da Pierpaolo Pasolini in un’intervista riecheggiano più forti che mai: «il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci, è lo spettacolo che ha sostituito il teatro»

A tal proposito, dunque, ci sembra opportuno far riferimento al recente libro “ I ribelli degli stadi” dello scrittore Pierluigi Spagnolo  attraverso il quale l’autore cerca di ricostruire e alle stesso tempo descrivere tutti gli atteggiamenti e le dinamiche che  ruotano intorno al tifo con un rigore da giornalista ma con occhio da appassionato. Proponiamo quindi l’intervista rilasciataci dallo stesso, nella quale approfondisce e chiarisce il senso della sua opera .

Qual è la tematica principale del libro “ I ribelli degli stadi” ?

Nel libro provo a ricostruire un secolo di tifo legato al calcio in Italia, con una particolare attenzione a mezzo secolo di mondo ultras. Infatti riteniamo che il movimento ultras in Italia nasca in Italia nel 1968, con la Fossa dei Leoni del Milan. Poi negli anni 70 l’esplosione del movimento raggiunge ogni stadi di calcio italiano.

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