mercoledì, Maggio 12

Calcio? il male oscuro dell’Italia Il ritorno di Tavecchio ai vertici di un luogo di potere che mostra tutta l’arretratezza della sua concezione

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Sì, il calcio è il male oscuro dell’Italia. È un sistema che serve sempre per qualcuno o qualcosa; è un’attività che ‘ricicladenaro e altro e lo fa girare senza capire bene la tracciabilità dei vorticosi giri; mette al centro individui che, per il fatto di far goal o di pararlo (che è il loro lavoro), diventano improbabili eroi di qualche prodotto pubblicitario; è il luogo, lo stadio soprattutto, nel quale gli schieramenti politici estremisti, fascisti in particolar modo, si ritrovano per manifestare le proprie frustrazioni; è il luogo nel quale la criminalità organizzata fa andare in gita domenicale i propri accoliti anche per ricattare le società calcistiche. Ma è anche qualcosa di più: è un luogo di potere che mostra tutta l’arretratezza della sua concezione; per ritrovarne una simile dobbiamo andare alle forme medioevali di trasmissione del potere tra Chiesa e Re. Solo che oggi il monarca si chiama Carlo Tavecchio, Claudio Lotito, Urbano Cairo… giannizzeri più che re.

Il più eclatante per modestia e balordaggine è proprio Tavecchio, ma quanto correi sono i vertici della Federazione quando stanno per riammettere alla presidenza della lega calcio un balordo come Tavecchio? Un ‘razzista’ da provincia oscura, un molestatore alla Fantozzi e, soprattutto, un ignorante. Abbiamo ancora davanti agli occhi il circo delle sue dimissioni, quando saliva non in cattedra ma in stalla il progressivo delirio dello sbandato, con parole e gesti degni del pagliaccio alla ribalta. Solo che nel caso di Tavecchio, la ribalta non accadeva sotto a un tendone, ma in televisione….
Ecco, è francamente incomprensibile che al vertice del calcio italiano la Federazione italiana non abbia stoppato il ritorno del balordo. Vuol dire che la Federazione mostrerà al mondo calcistico la sua reale dimensione, di un calcio che non riesce a partecipare ai mondiali, cosa che ti aspetti per gli Stati europei poveri e arretrati rispetto a chi siede al tavolo del G7, di un calcio imbastardito dal malaffare e dalle mafie, un calcio i cui tifosi che lo esaltano allo stadio sono fascisti, un calcio che difetta della materia prima, ossia i campioni, visto che quelli che contano sono tutti stranieri. Un calcio, quindi, che non sa neanche coltivare la sua materia prima, visto che va, come per tutte le materie prima, sempre all’estero a comprarle.
Perché dovrebbe, allora, la Federazione cercare un Presidente illuminato, o almeno normalmente capace? Mette al vertice lo specchio di se stessa, ossia l’incapacità e la connivenza con le parti peggiori della società italiana e che si prodigano in operazioni finanziarie che compensano con lauti stipendi i giocatori, alcuni dei quali non scendono mai in campo in una partita ufficiale di campionato.
È normale pagare uno per fare tutto l’anno ginnastica, senza mai mettersi alla prova neanche per la coppa dell’oratorio? Se le società di calcio fossero aziende normali, non si potrebbero permettere un manager lautamente pagato senza mai lavorare veramente neanche un minuto. Da dove vengono allora questi soldi? Che giri e ricicli sono? Non è il giocatore il problema, è l’esistenza di una cosa del genere, il problema, tanto che ti viene il dubbio che su quel giocatore si giochino altre partite, nessuna calcistica. E la Federazione gioco calcio cosa fa? Invece di riordinare il calcio italiano, tra tifoserie sbandate e infiltrate, tra corruzioni e fiumi di denaro che non si capisce chi li muova e da dove sgorgano, si fa condizionare dai tre giannizzeri per rinominare il loro balordo a capo del calcio italiano, che andrà a confermare la corruzione in atto e i fallimenti sportivi. No, francamente, qualcosa non va proprio.

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