sabato, Aprile 10

Calabria: morale, moralità, moralismo La sfasciata politica della Calabria si conferma poco candida quando non collusa poiché alle offese morresche non si è sentito alcuno prendere le distanze da uno dichiarato preferibilmente non presentabile prima delle regionali

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Avventurarsi nel mare magnum delle parole impone ogni volta un esercizio in cui provare a ritrovare qualche frammento di raziocinio, razionalità, onestà intellettuale(molto latitante come l’onestà tout court). E nell’immenso surfare alla velocità dell’impulso elettronico di notizie dati informazioni, tutte rimbalzanti tra l’etere catodico e la Torre di Babele elettronica, siamo indotti in un tempo minimo, al di sotto del tempo di elaborazione di una notizia, a comprendere un’affermazione, validarla rifiutarla, rigettarla. Facile a dirsi. Un’operazione ‘come se, nel senso come se sapessimo sempre ciò che la parola indica evoca allude d’altronde noi umani capiamo ciò che vogliamo capire, che non è ciò che è, ma è ciò che plausibilmente appare ai nostri occhi intrisi di pregiudizi, certezze, quasi verità, piuttosto bugie. Che raccontate cento volte diventano “la” pseudo verità di cui si deve parlare, senza capire.

E qui ritorno con calma a ri-prendermi qualche notizia che per motivi di bíos e logosnon ho potuto commentare come avrei voluto. Il primo che balza dinanzi al mio dubbio, con cui pratico ciò che non conosco, e un tassello che concerne un 5S, e già questo per un intellettuale, null’altro che utilizzatore di un intelletto, è tema alquanto scabroso. Trattandosi di soggetti e personaggi emersi dalle confuse retrovie più che della Storia, quella che si lascia a chi verrà dopo di noi, di una cronaca politica italica che da tempo ha dismesso i panni della serietà, valore forse mai praticato come ricordava tanto tempo fa un certo Giacomo Leopardi, un minore…, con la sua triste lettera agli italiani. Ebbene, il sullodato in difficoltà di argomentazione della lingua italiana, nobile vulgata di non facile conio, ha scatenato tempeste di morale e moralismi come poche volte se ne vedono in questo disastrato disgraziato deturpato paese. L’uso della parola costituisce il passaggio della specie da un’afona presa sul mondo verso il salto di specie di homo sapiens. A cui tutti dovremmo poter contribuire ciascuno con ciò che ha, ma diversi non ce la fanno proprio (sono molto aumentati, i salvini, i trump bolsonaro erdogan al-sisi e tanti, troppi altri). Questo carattere della parola nulla ha a che vedere con l’uso delle parole, segmenti e tracce di supposta verità in perenne navigazione in un mare magnum di falsità, quasi verità, certezza, menzogna.

La perenne collisione tra le parole che usiamo e quelle che pensiamo significhino merita un bel rimando, nobile e poetico. Penso a José Saramago insigne e fine dicitore di parole, la cui stretta di mano con dedica di un suo straordinario scritto, mi rende talora la vita più leggera. A ciascuno il proprio pantheon… Saramago in un delizioso quanto raffinato breve racconto titolato appunto ‘Le parole’ ne declina il senso che è molto multi verso. Ne cito alcune. ‘Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute ed inventate’. E conclude: ‘La parola non mostra. La parola dissimula. Per questo urge mondare le parole perché la semina si muti in raccolto. Perché le parole siano strumento di morte – o di salvezza. Perché la parola valga solo ciò che vale il silenzio dell’atto. C’è anche il silenzio. Il silenzio, per definizione, è ciò che non si ode. Il silenzio ascolta, esamina, osserva, pesa e analizza. Il silenzio è fecondo. Il silenzio è terra nera e fertile, l’humus dell’essere, la tacita melodia sotto la luce solare. Cadono su di esso le parole. Tutte le parole. Quelle buone e quelle cattive. Il grano e il loglio. Ma solo il grano dà il pane (i due verbi in grassetto e sottolineati sono quelli che mi servono qui).

Le parole offendono e Le parole sono assenti. Teniamo a mente l’offesa delle parole o il silenzio delle parole, qui due parti della stessa commedia, o no, forse melodramma. Che sono storichecomponenti artistiche italiche, ma non la tragedia, che tempra popoli ed individui fondandosi sull’estremo a cui portano. Si pensi ad un paese tragico come gli Stati Uniti, dove si ammazzano presidenti o leader democratici (altro paradosso, ci pensate? Nessuno ha pensato a sparare ad uno come Trump, il peggio del peggio. Ma si uccide Kennedy, Martin Luther King, Malcom X, e questo pare l’unico paradigma di quella storia. Significherà qualcosache vengono eliminati coloro i quali vorrebbero un mondo migliore, onesto, democratico, fatto di reciproche diversità). Dunque, le parole di Morra chi o che cosa avrebbero offeso? Non mi interessa difendere il personaggio che come si è capito non è tra i miei preferiti, m’interessa occupandomi di comunicazione comprendere i tratti di un’operazione molto rischiosa, che consiste nel ‘separare’ le parole da chi le dice.

La storia umana è piena di parole come offese declinate in modo affabile ma micidiali nel fine. Un esempio tra tutti: se si ascoltano le parole di Hitler, non quelle retoriche ad uso delle masse adoranti, il vero pericolo delle masse che eccitano i capi carismatici dittatori sanguinari, ma quelle dette con calma prive di enfasi ferocia e sangue, che cosa ne ricaverebbe? Al Processo di Norimberga quando i grandi capi del nazismo parlavano con calma dovizia di parole e di vocabolario, quale scissione avveniva tra chi ascoltava e chi parlava? Ma quale scissione era possibile? Mi fermo qui perché mi pare sia chiaro che cosa ci sia dietro. C’è un tema che ho già presentato è che mi impegna da tempo tra scritti e pubblicazioni che costituisce la cosiddetta cartina di tornasole per comprendere perché e per come di alcuni le loro parole ci attraggono, di altri le cancelliamo subito. È, come qualcuno avrà immaginato, il percorso lo scarto l’urto esistente tra le parole enunciate ed i fatti connessi a quelle parole emesse. È la fiducia che una persona c’infonde mentre l’ascoltiamo. E qui entro in media res. Poiché un ricercatore, uno scienziato sociale, compie un’operazione sempre uguale, prima si legge si rilegge si valuta il senso ed il tono di uno scritto di parole e poi eventualmente si emette un giudizio. Che non è mai, o non dovrebbe essere, disgiunto da chi pronuncia parole. Questo il motivo per cui un Salvini lo tratto per quel che vale, o la Meloni, o altri che significano ciò che sono. Estremisti, violenti, responsabili morali, ed anche non, di atti, gesta aggressive violente. Per cui, per esempio, quando la Signora (pro forma), Meloni straparla vomita violenze verbali incita ad odio e quant’altro verso i migranti, è utile ricordare che è la medesima che ama frequenta alimenta e forse foraggia violenti di estrema destra come forza nuova o i fascistelli del terzo millennio come Casapound, quelli che nella pseudo democratica città di Roma, con la virginea pentastallata, the greatdisaster, non vengono buttati fuori da un palazzo pubblico, dunque di proprietà di tutti, da diversi decenni perché minacciosi verso le forze dell’ordine!!! E quella li difende pure, mentre il democratistume che si sciacqua la bocca di vuote parole retoriche non ha nulla da dire, essendo in fondo rubricato ad un fatterello.

Dunque le parole di Morra, scandalose. Eccole. Il 20 novembre scorso afferma, due punti e virgolettato, cioè parole sue: “era noto a tutti che la presidente della Calabria Santelli fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso”. Questo il detto. Prendo a mo’ d’esempio un solo commento, quello dei suoi compagni, camerati, come si chiamano, di partito, no, di movimento, insomma ciò che sia. Anche qui, due punti e virgolette: “le affermazioni del senatore Nicola Morra sulla presidente Santelli, i cittadini calabresi e i malati oncologici non rispecchiano il pensiero del M5S, che ne prende le distanze. I cittadini chiamati al voto e ad esprimere la loro preferenza lo fanno sulla base della loro libera e insindacabile opinione. E proprio in virtù di questa libertà dovrebbero essere i partiti del centro destra a chiedere scusa ai cittadini calabresi per aver candidato e fatto eleggere personaggi come Tallini, oggi agli arresti.

Quelle le parole che offendono. Ma che cosa e perché? Una conquista collaterale nei confronti di una patologia come il tumore è di parlarne. Morra ha solo detto ciò che già si sapeva: la Santelli era malata. Quindi perché candidare proprio lei? Perché è indicibile ciò che già molti sanno? Poi, ai calabresi che sapevano delle sue condizioni gli è piaciuto votarla, ‘è la democrazia’. Appunto, e di nuovo, e quindi? Semmai il tema collaterale che la vicenda pone non è secondario. Premesso che uno malato possa ambire ad una carica pubblica, il fatto di non garantire le migliori condizioni fisiche per governare dovrebbero indurre una politica meno inquinata e volta al bene comune pubblico (che non mi pare sia il caso calabrese dove i livelli di inquinamento sono devastanti, come si vedrà), a non far candidare una persona che difatti nell’esercizio di quelle funzioni non è riuscita, per una sorte avversa, a portare a compimento un mandato politico che non è un motivo di pregio per chi ne svolge le funzioni, quanto motivo di umile servizio politico ed amministrativo nell’interesse di tutti. Al netto, ripeto al netto, sottolineo, di quanto accaduto, non si ometta il dato politico di scontro avviato dalla defunta contro le decisioni del Governo in piena pandemia. E non si dimentichi del responsabile della Protezione Civile poi dimessosi o rimosso perché ignaro! di ciò che andava acquistando di materiali per le terapie intensive!!

Nella tanto sempre decantata America un candidato politico viene invitato abinitio e nel corso del suo mandato a rendere pubbliche le sue cartelle cliniche. Di modo che il popolo, quello tanto decantato a destra retoricamente ‘offeso’ per il caso Calabria, sia sempre a conoscenza dello stato di salute di chi lo governa. Nel caso, si cambia in corsa. Ma lì sono di etica protestante. Qui, da noi, da voi cattolici, ipocrisia e retorica governano le umane cose collettive. Poi c’è il commento del suo movimento, emblema del democristianume di cui è intriso un movimento di uno vale l’altro, in una democrazia dell’ignoranza, che emettono un comunicato delizioso, da prima Repubblica. Ma almeno lì c’era la piovra democristiana che al proprio interno correntizio aveva uomini di levatura. La sfasciata politica della Calabria poi si conferma poco candida quando non collusa poiché alle offese morresche non si è sentito alcuno prendere le distanze da uno dichiarato preferibilmente non presentabile prima delle regionali, arrestato, dopo, per probabili affari con i Grande Aracri, uno dei clan di n’drangheta tra i più potenti. Ma altro alligna dietro le parole, quelle assenti. La regione in questione da un decennio è commissariata nella sanità, diverse Asl sono state sciolte, come molti comuni, per infiltrazioni mafiose. La Regione Calabria, nel disinteresse di molti, ma non di tutti, ha un debito superiore ad 1 miliardo di euro!! Poi per non farsi mancare nulla, non presenta i bilanci da sei anni! Una situazione illegale immorale indecente che dovrebbe far saltare sedie poltrone strapuntini.

Qualcuno di destra è offeso da tutto ciò? No, è Morra che presenta una brutta immagine della Calabria e dei suoi abitanti che votano, in una subalternità culturale ed in una servitù volontaria, gente come i leghisti, vale a dire quelli che li hanno sputati in faccia per anni! Questo il livello della democrazia in Calabria. Roba da portare in Tribunale come i libri e dichiarare fallimento. Intanto al Nord ringraziano i ‘suddisti’ calabresi che tra sacrifici e difficoltà indicibili vanno al nord a farsi curare. Magari in Lombardia, dove la sanità privata ha svuotato quella pubblica e comanda nei clan e circoli di potere. Ah le parole, dette non dette, affermate omesse. Omissione di parola come omissione di democrazia.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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