domenica, Ottobre 24

Cadono le valute a Est field_506ffb1d3dbe2

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AlmatyDa una settimana, ormai, il Kazakistan è diventato un luogo di polemiche pubbliche contro le politiche monetarie della Banca Centrale, che martedì scorso è giunta alla svalutazione la moneta nazionale quasi del 20% nei confronti del dollaro. Il ‘martedì nero’, come è stato subito chiamato dai kazaki, avrà indubbiamente delle ripercussioni sull’economia locale, ma anche sugli equilibri finanziari ed economici della regione post-sovietica. Di questa regione, i principali Paesi a preoccuparsi sono Russia, Ucraina, Bielorussia e Kyrgyzstan. L’apertura delle danze era avvenuta un paio di mesi fa, con l’allentamento della politica di ancoraggio del rublo al dollaro, una politica orchestrata da Mosca per contenere le perdite causate dalla stagnazione del prezzo del petrolio e per rendere più competitivi i propri prodotti per l’estero.

Quando si prendono in considerazione economie regionali così interconnesse, non è possibile evitare di parlare dei blocchi commerciali, come l’Unione Doganale Eurasiatica, che coinvolge appunto Russia, Kazakistan e Bielorussia e presto potrebbe accogliere anche il Kyrgyzstan. Non è un caso, infatti, che la politica monetaria kazaka abbia seguito quella di Mosca e che il tasso di cambio tra som kyrgyzo e dollaro americano ne abbia risentito. Nello spazio di poche settimane, le tre Banche Centrali hanno pensato di allentare la cinghia della responsabilità, sacrificando la propria stabilità macroeconomica in favore della boccata d’aria di breve termine che potrebbe arrivare grazie alla maggiore competitività nelle esportazioni. Il dipartimento di ricerche de ‘The Economist‘ sottolinea la «perdita di credibilità che queste economie subiranno a causa delle possibili ripercussioni della decisione di svalutare le proprie monete».

Tutti i Paesi emergenti, e in particolare i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), stanno adoperando politiche monetarie che potranno avvantaggiarli nella competizione mondiale per le esportazioni. In più, ci sarebbe una fuga di capitali da questi mercati verso i mercati più stabili, che contribuirebbe alla volatilità attuale delle valute. Insomma, chi difende la svalutazione sostiene che da diversi mesi le monete nazionali fossero ‘soffocate’ pur di mantenere stabile il tasso di cambio sul dollaro. La lunga durata di questo ‘cattivo gioco’ non poteva più giustificare il ‘buon viso’ delle leadership di questi Paesi. Quando a gennaio si è lasciato che il rublo perdesse il 10% sul dollaro, ci si aspettava una reazione dai mercati e dalle Banche Centrali dei mercati più strettamente collegati con Mosca.

L’Ucraina è da mesi sotto pressione sia da parte della propria popolazione, sia da Europa e Stati Uniti, che invocano riforme politiche ed economiche che possano risollevarne la situazione. Da una parte, EuroMaidan, la piazza piena di contraddizioni, dall’altra le richieste del Fondo Monetario Internazionale e il prestito ‘benevolo’ da parte della Russia. I 15 miliardi di dollari forniti da Mosca a dicembre hanno rappresentato la linfa che ha tenuto in vita anche la hryvnia ucraina, la cui svalutazione nei confronti del dollaro sembra scontata da mesi. Tuttavia, il presidente Viktor Yanukovich tentenna e prende tempo, onde evitare una decisione che sarebbe molto impopolare per gli ucraini, già mobilitati contro di lui. Le difficoltà per la hryvnia si sono manifestate proprio a inizio febbraio, quando la valuta ucraina ha perso un ulteriore 2,5%, finendo a un rapporto di 9 a 1 contro il dollaro.

L’azione più sorprendente e decisa è arrivata da Almaty, dove ha sede la Banca Centrale del Kazakistan. Per analizzare la decisione del governatore Kairat Kelimbetov, abbiamo chiesto un parere al professore di Macroeconomia Eldar Madumarov, docente in una prestigiosa università kazaka.

 

Quali conseguenze bisogna aspettarsi dalla svalutazione?

Le principali conseguenze della mossa della Banca Centrale saranno avvertite sia dalle aziende, sia dalle famiglie. Io stesso mi aspettavo un deprezzamento del tenge kazako. Tuttavia, credevo che sarebbe stato portato avanti in modo più graduale, 2-3% al mese, e non in modo così brusco, circa il 20% in un giorno.

Chi soffrirà maggiormente il cambiamento? Le aziende? I cittadini?

Sia il mondo degli affari, sia i cittadini saranno colpiti. Le aziende che si occupano di import soffriranno delle perdite, visto che i loro contratti sono denominati in valute straniere (dollaro, euro, ecc.). Per queste aziende sarà più difficile pareggiare il bilancio, perché dovranno far fronte a costi fissi per ogni articolo importato ma dovranno aumentare i prezzi del 20% rispetto al periodo pre-svalutazione. Le vincitrici di questa manovra saranno le aziende che si concentrano in attività di esportazione, perché continueranno a ricevere entrate in valute estere. Se queste fossero in competizione nel mercato interno, allora spingeranno verso l’apprezzamento dei prodotti dei propri concorrenti. In questo modo, le aziende kazake che competono con i prodotti stranieri avranno un vantaggio sui prezzi solo se riusciranno a mantenere costanti i prezzi. Tuttavia, potrebbero anche aumentare i prezzi, così da incrementare i profitti. Le aziende dedicate all’export beneficeranno della manovra, visto che i loro ricavi, tradotti in tenge, sono aumentati di un quinto.

È raro che il paniere dei consumi di una famiglia in Kazakistan sia composto principalmente di beni locali. In più, è difficile prevedere che i prezzi e le strutture dei costi dei produttori rimangano invariati. Pertanto, saranno proprio le famiglie che consumano prodotti importati e i cui salari sono denominati in tenge a essere penalizzati dalla manovra.

Quello che non riesco a capire è come farà la Banca Centrale a mantenere la promessa di contenere l’inflazione annuale al di sotto dell’obiettivo del 6%, dopo questo salto della valuta nazionale. Il fatto che molti beni d’importazione siano inclusi nel paniere dei consumi fa prevedere che questo compito sarà arduo. Questo ragionamento potrebbe funzionare solo nel caso in cui la maggioranza dei beni consumati fossero prodotti localmente.

Questa potrebbe essere una saggia manovra per incoraggiare la competitività dei produttori kazaki a livello internazionale e soprattutto all’interno dell’Unione Doganale, specialmente alla luce del recente deprezzamento del rublo russo e al costante deprezzamento del rublo bielorusso. Ci potrebbero essere state lamentele delle aziende locali kazake riguardo la propria competitività in calo rispetto ai concorrenti dell’Unione Doganale. Se questa politica, alla fine, creasse posti di lavoro e spingesse verso l’alto i livelli di reddito, potrebbe essere giustificata. Tuttavia, la modalità dell’implementazione della manovra resta discutibile, visto che degli shock così repentini possono minare la credibilità della Banca Centrale. Specialmente dopo che il governatore aveva assicurato ripetutamente che non ci sarebbero state svalutazioni.

 

Come afferma Madumarov, la caduta del tenge potrebbe essere giustificata dalla congiuntura finanziaria internazionale, ma avrà ripercussioni concrete sulle vite delle aziende e delle famiglie. Sabato scorso, si sono tenute due manifestazioni, una nella capitale Astana e una ad Almaty, il centro finanziario. Benché piccole e male organizzate, queste manifestazioni di dissenso sono rare in Kazakistan e vanno viste come valvole di sfogo di una popolazione in fermento. La presenza massiccia, quasi esagerata, di forze di polizia serve a comprendere quanto la leadership sia intimorita dai propri concittadini. Con l’iniezione di più di 5 miliardi di dollari dal fondo petrolifero nazionale e con il futuro incremento di salari e pensioni (deciso per il prossimo aprile), il governo spera di placare gli animi e mantenere la stabilità sociale.

 

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