sabato, Settembre 18

Burundi: Unione Europea accusata di attività eversive

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Il regime di Pierre Nkurunziza, forte del sostegno di Cina e Russia, ha deciso di inasprire i già tesi rapporti con il suo primo partner commerciale e finanziatore, l’Unione Europea, accusandola di aver tentato di attuare un cambiamento di regime in Burundi. Le gravi accuse sono state depositate ufficialmente al Parlamento europeo lo scorso 5 giugno e solo recentemente rese note all’opinione pubblica. Il governo di Bujumbura accusa l’Unione Europea di aver sabotato il processo elettorale del 2015. Le elezioni si svolsero nell’estate del 2015 dopo il fallito colpo di Stato tentato nel maggio e l’immediata repressione dell’opposizione popolare al terzo mandato del Presidente Pierre Nkurunziza. Constatata l’inutilità di partecipare a delle elezioni con esito prestabilito, la maggioranza dei partiti di opposizione decise di non partecipare per non correre il rischio di offrire una legalità al terzo mandato di Nkurunziza. Nonostante le istituzioni e diplomazia internazionali continuino a considerare Nkurunziza come un Capo di Stato, di fatto la sua Presidenza e il suo partito CNDD-FDD occupano il potere illegalmente dal giugno 2015. La natura illegale del potere è determinata dall’accesso al terzo mandato contro la Costituzione e da elezioni farsa con candidato unico. L’Unione Europea  è accusata di aver istigato i partiti di opposizione a non partecipare alle elezioni.

Bruxelles è inoltre accusata di aver influenzato negativamente la politica interna del Paese proteggendo e finanziando personaggi pubblici avversi al regime direttamente implicati in atti eversivi con l’obiettivo di destabilizzare la Repubblica del Burundi. Alcuni di essi sono accusati di aver partecipato all’organizzazione del fallito golpe. «L’Unione Europea protegge e finanzia personaggi avversi alla democrazia su cui pende un mandato di arresto internazionale emesso dalla giustizia burundese», afferma il portavoce del governo Philippe Nzobonariba. Le prove di finanziamenti occulti a forze ‘eversive’ si baserebbero su dei documenti interni di ONG internazionali che il governo è riuscito ad ottenere probabilmente grazie al network di spionaggio inserito all’interno del personale nazionale di tutte le ONG straniere e Agenzie Umanitarie ONU.

Sotto accusa il progetto finanziato dall’Unione Europea ‘Protect Defenders‘ (proteggere i difensori), progetto che prevede una difesa politica e giuridica dei difensori dei diritti umani minacciati per le loro attività e la loro evacuazione e presa in carico in Paese terzo qualora la loro incolumità fisica sia gravemente messa in dubbio. In questa circostanza il progetto protegge anche i familiari degli attivisti. Un beneficiario del progetto europeo Protect Defenders è stato Pacifique Nininahazwe, una tra le principali figure della società civile burundese alla testa della contestazione popolare al terzo mandato di Nkurunziza che precedette il tentativo di golpe. Nininahazwe è considerato tra i principali avversari del dittatore e sui di lui grava la minaccia di una esecuzione extra-giudiziaria.

L’attivista burundese riuscì nel 2015 a mettere al sicure sua moglie e i suoi cinque figli grazie alla protezione e sostegno finanziario offerto dall’Unione Europea nel quadro del programma umanitario citato e gestito in Burundi principalmente dalla ONG olandese War Child. Secondo il governo Nininahazwe non sarebbe stato il solo a beneficiarie della protezione europea. Altri ‘nemici dello Stato’ avrebbero goduto di protezione ,forse anche dei Generali e Colonnelli ribelli o disertori. In sostanza il regime di Nkurunziza accusa l’Unione Europea di aver finanziato le attività eversive di persone con chiari intenti criminali camuffate dietro la difesa  dei diritti umani e, successivamente, di aver impedito alla giustizia burundese di arrestarli e processarli favorendo la loro fuga.

Il portavoce della ONG olandese War Child, Peter Schouten, conferma di aver ricevuto finanziamenti europei inerenti al progetto Protect Defenders ma di aver terminato la collaborazione nel 2015 a seguito della decisione presa dalla sede centrale che il progetto era in contrasto con il mandato di War Child in Burundi che non prevede attività di sostegno diretto o indiretto a fazioni politiche nazionali. Schouten assicura che l’impegno della ONG olandese nel Paese rimane quello di assistere i bambini vulnerabili e gli ex bambini soldato. La dichiarazione fatta da War Child è un evidente tentativo di evitare l’espulsione dal Burundi per poter continuare le sue attività ma mette in parziale difficoltà l’Unione Europea. Affermando che il progetto era in contrasto con il mandato interno si insinua il dubbio sulla natura politica dei finanziamenti europei.

L’Unione Europea a reagito qualificando la protesta ufficiale del governo di Bujumbura basata su false accuse. «È  evidente che l’Unione Europea  non ha mai tentato di destabilizzare il Paese. L’Unione Europea rifiuta formalmente queste false accuse che si basano su una interpretazione errata di un programma di aiuto alla promozione dei diritti umani in Burundi. La politica estera della Unione Europea è basata sulla promozione dei diritti umani nel mondo e sulla difesa degli attivisti della società civile.  Sono indirizzi strategici applicati a tutti i Paesi soggetti al nostro intervento e non al solo caso specifico del Burundi. Dinnanzi alle violazioni avvenute in passato o in corso è nostro dovere proteggere i promotori dei diritti umani. Questa protezione non può essere confusa con interferenze negli affari interni del Paese» dichiara in una comunicato stampa il portavoce dell’Unione Europea Catherine Ray.

L’Unione Europea ha decretato pesanti sanzioni contro il Burundi nel marzo 2016 a seguito di vari rapporti burundesi e internazionali che dimostrano gravi violazioni dei diritti umani. Dal 2015 il regime ha sistematicamente represso nel sangue ogni forma di contestazione. Decine di politici, attivisti della società civile e giornalisti sono stati assassinati dai squadroni della morte della milizia genocidaria Imbonerakure sotto attenta regia del gruppo terroristico ruandese FDLR, autore del genocidio in Rwanda e principale alleato politico e militare del dittatore Nkurunziza. Varie ONG locali e media indipendenti sono stati chiusi.

Dal maggio al dicembre 2015 i quartieri ‘ribelli’ della capitale sono stati posti sotto assedio e i giovani contestatori sistematicamente eliminati. Nel novembre 2015 fotografie satellitari mostravano la presenza di decine di fosse comuni sparse nel Paese. Dal dicembre 2015 la repressione contro la popolazione assume un carattere etnico. Da oltre un anno le vittime del regime sono prevalentemente di origine tutsi. L’Unione Europea ha anche sospeso la firma degli accordi commerciali EPA con il Burundi causa il mancato rispetto dei diritti umani, requisito obbligatorio per ogni relazione bilaterale tra UE e Paesi Terzi, sancito dall’articolo 96 degli Accordi di Cotonou.

L’attacco diplomatico e le gravi accuse lanciate a Bruxelles sono in realtà una contromossa del regime studiata per far pressioni all’Unione Europea a riprendere gli aiuti umanitari e a cancellare le sanzioni economiche. Il regime Nkurunziza fino ad ora non si è indirizzato verso una politica di rottura con la UE, tentando di ristabilire il passato sostegno. In effetti per i gerarchi del regime è totalmente incomprensibile che l’Unione Europea abbia sospeso gli aiuti e i finanziamenti bilaterali sulla base di presunte violazioni dei diritti umani quando per 10 anni ha supportato il governo nonostante la feroce repressione dell’opposizione politica. Tra il 2008 e il 2011 furono eliminate circa 8000 persone sospettate di far parte o di simpatizzare per il movimento politico militare hutu Fronte Nazionale di Liberazione FNL che dopo aver combattuto durante la guerra civile (1993 – 2004)  al fianco del CNDD-FDD contro il governo tutsi del Presidente Pierre Buyoya continuò a combattere il governo Nkurunziza accusato di essersi impossessato del Paese e di aver instaturato una dittatura mafiosa.

L’attacco a Bruxelles va interpretato come una contromossa per controbilanciare  la dichiarazione del Capo della Delegazione Europea in Burundi Wolfram Vetter, dove si chiarisce che al momento attuale il governo burundese non ha ancora creato le condizioni necessarie per la ripresa dei finanziamenti: riapertura delle ONG e Media indipendenti, fine delle esecuzioni extra-giudiziarie, torture, sequestri di persona e ripristino della democrazia e dello Stato di Diritto nel Paese. Dall’inizio del 2017 il regime sta incoraggiando la milizia Imbonerakure a indirizzarsi verso una deriva genocidaria. Le Imbonerakure sono state poste sotto il comando dei terroristi ruandesi FDLR e stanno ora ricevendo addestramento militare e armi, fornite dalla Francia. Le Imbonerakure (ufficialmente l’ala giovanile del CNDD-FDD, in realtà una milizia genocidaria) contano 30.000 iscritti di cui almeno 20.000 idonei al servizio militare secondo stime fatte da attivisti e giornalisti burundesi che operano in clandestinità nel loro Paese.

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