mercoledì, Dicembre 1

Burundi: una strategia per evitare il genocidio

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«Nkurunziza ha inventato il crimine che rende difficile riconoscerlo come tale dai media. Il crimine contro l’umanità a piccole dosi quotidiane» denuncia l’intellettuale burundese David Gakunzi. Questa tattica offre alcuni, seppur deboli, argomenti alla rete di propaganda burundese ed estera filo regime per tentare di negare i piani genocidari in atto. Propaganda totalmente ignorata dalle cancellerie internazionali che stanno operandosi per interrompere questo crimine contro l’umanità.

L’arrivo dei caschi blu del ONU in Burundi (previsto verso metà di dicembre) sembra mal visto dalla popolazione. Si teme che rendano perenne il conflitto a favore del regime. Un timore motivato dalla costatata incapacità della MONUSCO di risolvere il conflitto in corso da venti anni all’est del Congo. È parere di diversi esperti regionali che il probabile ruolo benefico della presenza dei caschi blu ONU in Burundi sarà quello di impedire i piani genocidari. A differenza della passività criminale attuata dalle Nazioni Unite nel 1994 in Rwanda, ora la Comunità Internazionale è intenzionata ad evitare il genocidio anche se per calcoli puramente dettati da stabilità e convenienze economiche nella regione.

La MONUSCO, come del resto tutte le forze di pace ONU, non ha potere decisionale ma esegue ordini dettati da calcoli politici e lobbies all’interno degli Stati membri del Consiglio di Sicurezza ONU. Il genocidio del Rwanda nel 1994 fu vittima di una guerra fredda tra Francia e Stati Uniti combattuta per procura nella regione. Nel Burundi del 2015 gli interessi economici sembrano essere convergenti tra le grandi potenze mondiali.

Da due settimane si sente parlare della preparazione di un’offensiva decisiva della opposizione armata con aiuti esterni. Un’offensiva che stenta a concretizzarsi, vuoi per l’atteggiamento ambiguo dell’esercito, vuoi per reale volontà internazionale. Al contrario sembra presentarsi all’orizzonte una interminabile guerra a bassa intensità fatta quotidianamente di attacchi ‘mordi e fuggi’ da parte dei gruppi guerriglieri contro bilanciati da azioni di rappresaglia da parte del regime contro i civili. Uno stillicidio quotidiano di vite umane infarcito da interminabili colloqui di pace tesi a non produrre soluzioni reali.

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