domenica, Novembre 28

Burundi: una strategia per evitare il genocidio

0
1 2 3 4 5


Questo clima di artificiale contrapposizione etnica che sta contagiando parte della regione, è antitetico ai piani di sviluppo delle potenze regionali Kenya, Uganda e Rwanda e agli interessi delle multinazionali straniere. Durante i venti anni di instabilità permanente all’est del Congo, dopo la caduta del dittatore Mobutu Sese Seko, le multinazionali hanno constatato tutti i limiti di operare in un contesto di caos sociale e politico. Innegabile la rapina di risorse naturali attuata in questi anni. Una rapina a corto termine estremamente vantaggiosa per i mercati esteri ma che si trasforma in un freno per gli investimenti seri e duraturi. Non è un caso che le principali multinazionali mondiali preferiscano agire in Congo tramite intermediari locali o ditte straniere di scarsa consistenza formate prevalentemente da avventurieri.

Alle risorse minerali, si deve aggiungere le potenzialità create dai giacimenti di petrolio e gas naturale della regione. L’instabilità impedisce lo sfruttamento di queste risorse. L’esempio classico è il Lago Kivu, tra Congo e Rwanda. Pieno di gas naturale, non esiste al momento nessuna possibilità di sfruttamento con conseguente perdita finanziaria da parte dei governi nazionali e delle multinazionali. Nel caso specifico del Burundi la situazione d’instabilità politica rende praticamente impossibile sfruttare al massimo delle potenzialità i giacimenti di nichel presenti nel Paese. Giacimenti che rappresenterebbero il 6% della produzione mondiale di nichel, secondo gli esperti.

La Comunità Internazionale è conscia che l’instabilità regionale impedisce gli affari (quelli veri) si sta muovendo con l’obiettivo di stabilizzare il Burundi, ora divenuto miccia regionale. Con diverse sfumature più o meno chiare, la diplomazia internazionale e i maggior media parlano di rischio di genocidio. Il meeting avvenuto il 18 novembre scorso a Nairobi tra il Presidente Uhuru Kenyatta e il Rappresentante Speciale cinese per gli affari africani Zhong Jianhua ha evidenziato una radicale inversione di marcia sul dossier Burundi. Nel meeting sono stati lanciati messaggi chiari al regime. Il Presidente Kenyatta ha esortato il Burundi al dialogo per evitare il caos. Ha chiesto a Pierre Nkurunziza (definendolo ‘garante della Nazione’) di fare tutti gli sforzi possibili per concretizzare rapidamente delle negoziazioni credibili con tutti gli attori politici e sociali del Paese, senza esclusioni di sorta. Il Rappresentante Speciale cinese ha chiarito che Pechino è estremamente preoccupata dal conflitto burundese, che è divenuto antitetico per gli interessi cinesi nella regione. Zhon stima che la situazione in Burundi rappresenti una minaccia allo sviluppo economico della Africa Orientale ed esorta Nkurunziza a essere più recettivo al dialogo e alla ricerca di una soluzione duratura.

Il riconoscimento della carica presidenziale a Nkurunziza fatto da Kenya e Cina non deve trarre in inganno. Trattasi di una necessità diplomatica. Gli appelli lanciati dai due Paesi addossano l’intera responsabilità sul processo di pace o il suo fallimento al regime burundese, principale ostacolo al momento. Anche Russia e Francia, altre Nazioni che fino ad ora hanno sostenuto il regime, hanno preso le distanze. Nel caso della Russia non sono state sufficienti le promesse fatte dal regime di affidare lo sfruttamento di importanti miniere di nichel in cambio di sostegno politico e militare. Promessa fatta anche alla Cina. Trattasi delle miniere di Sindimwo e Butore attualmente gestite direttamente o indirettamente dal Sud Africa. La Russia ha deciso di ritirare discretamente il suo appoggio richiamando i mercenari inviati in Burundi in stretta collaborazione con Pechino. La presenza di mercenari russi e cinesi era stata già registrata lo scorso agosto da vari media indipendenti burundesi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->