lunedì, Settembre 20

Burundi, un venerdì rosso sangue field_506ffbaa4a8d4

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La guerra civile in Burundi, iniziata lo scorso giugno, sta subendo l’escalation dove l’esercito di liberazione è determinato ad abbattere il regime e il governo illegittimo a massacrare tutta la popolazione che si oppone al potere acquisito illegalmente. La guerra civile rischia, senza intervento esterno, di prolungarsi all’infinito con una forte componente genocidaria al suo interno. Rischia di divenire una “Proxy war” (una guerra di procura) che oppone la Francia a Stati Uniti e Belgio.

Il regime di Nkurunziza, rafforzato dalla criminale ambiguità delle Nazioni Unite,  sta creando una confusione totale creando anche falsi gruppi di opposizione armata che uccidono dei cittadini hutu nel tentativo di aumentare le tensioni etniche. In realtà questi gruppi sono composti da terroristi ruandesi delle FDLR. Sta diffondendo false fotografie e video del massacro avvenuto lo scorso 11 dicembre per poi screditare gli attivisti della società civile e i giornalisti che imprudentemente le hanno pubblicate senza verifica. Secondo Radio France International  Nkurunziza si sta concentrando in una repressione totale e violentissima su inermi cittadini nel disperato tentativo di soffocare una opposizione armata che ogni giorno sembra diventare più forte e conquista terreno.

Per evitare di cascare nella trappola del genocidio come arma politica e della guerra etnica l’opposizione nazionale sta lanciando appelli ai giovani tutsi per impedire una reazione etnica contro il regime. Al contrario incoraggia i giovani tutsi a colpire uniti agli hutu per abbattere il regime.  L’appello è di combattere uniti una lotta nazionale inter etnica contro il tiranno genocidario. Di creare un fronte etnico, politico, religioso e regionale unito attorno alla Costituzione e alla bandiera del Burundi dove le tre stelle rappresentano la pace e la fratellanza tra Hutu Tutsi e Twa (i pigmei). Se l’opposizione saprà rispondere attraverso l’unità politica ed etnica questa sarà il più grande fallimento di Nkurunziza e dei terroristi FDLR.

L’esercito di liberazione si sta rafforzando sempre di più. I volontari, gli appoggi stranieri e le armi sono in rapido aumento. Durante la battaglia di venerdì 11 dicembre hanno inflitto pesantissime perdite al regime ma hanno toccato con mano il pericolo etnico. Fonti diplomatiche regionali informano che la prevista offensiva militare su vasta scala dopo la tragedia di venerdì è stata bloccata. Prima di prendere il potere con le armi l’opposizione vuole essere sicura della sua unità inter etnica per creare un Nuovo Burundi e non sostituire il regime HutuPower con un regime TutsiPower. Un segno di maturità da parte dei burundesi che la Comunità Internazionale al momento stenta a comprendere ma che apprezzerà nel futuro. Attenzione però. Nessun dialogo è più possibile, afferma l’opposizione armata. Come dagli torto dopo le centinaia di cadaveri mangiati dai cani randagi per le strade di Bujumbura?

In tutta Europa, Stati Uniti e Canada la diaspora burundese, hutu e tutsi uniti da senso patriottico e amore per il loro paese, ha organizzato veglie funebri in memoria dei fratelli e sorelle massacrati barbaramente. Un solo grido si alza al cielo. Un grido di speranza per un futuro libero. Lasciatemelo dire. Questo popolo se lo è proprio meritata la democrazia e la libertà. Conoscendo i burundesi la otterranno a qualsiasi prezzo, nonostante che la culla della civiltà europea abbia deciso di ignorarli. Il problema è che sarà un atroce e prolungato bagno di sangue che può essere facilmente e rapidamente fermato. Questo è il vero crimine contro l’umanità a cui noi occidentali ci stiamo assumendo tutte le responsabilità e conseguenze.

 

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