venerdì, Settembre 17

Burundi, un venerdì rosso sangue field_506ffbaa4a8d4

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Nel dubbio i media internazionali tendono a scegliere una via di mezzo che inevitabilmente nasconde la gravita’ del dramma a favore del regime. La maggioranza dei media internazionali ha riportato le vittime fornite dai dati ufficiali preferendo parlare di scontri tra governativi e ribelli piuttosto di pulizia etnica. Rare i media che hanno descritto la realtà tra cui RAI 2 e TV5 Monde. Diverse fonti di informazione hanno riportato a Radio Pubblica Africana che il numero delle 87 vittime riportato dai media internazionali riguarda uno specifico avvenimento:  i cadaveri sotterrati in tre fosse comuni presso il cimitero di Mpanda. I cadaveri sono stati trasportati da tre camion del municipio. Radio Pubblica Africana stima che il governo abbia ucciso almeno 200 persone.

Il regime sa di contare sul fattore colpa dell’Occidente e della Chiesa Cattolica, che per dieci anni hanno ignorato ogni segnale evidente e hanno sostenuto Pierre Nkurunziza. La Comunità Internazionale ha ignorato le violenze sulla popolazione del 2007, 2008, 2009. Ha ignorato la farsa elettorale e le relative grossolane truffe nel 2010 che hanno permesso a Nkurunziza di ottenere il secondo mandato. Ha ignorato i massacri compiuti contro i guerriglieri del Fronte Nazionale di Liberazione. Ai prigionieri venivano tagliati tutti gli arti e lasciati morire dissanguati. Ha ignorato l’assenza di giustizia, le esecuzioni extra giudiziarie dei oppositori, la corruzione, la distruzione del tessuto socio economico del Paese, i discorsi etnici e genocidari che non sono stati pronunciati per la prima volta lo scorso novembre. Sono retorica consumata dal 1993 in quanto il CNDD-FDD, nato sulla ideologia di sterminio HutuPower, non ha mai cambiato idea per un solo istante.

È questo peccato originale commesso dall’Occidente che ha guidato lo spirito della riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite tenutasi sabato 12 dicembre. I risultati hanno largamente disatteso le drammatiche richieste dell’opposizione e della società civile burundese di inviare un esercito a fermare il genocidio. Il comunicato lancia una generica condanna alle violenze senza specificare gli autori, appellandosi alla calma e al dialogo politico. Il comunicato sembra più sbilanciato contro l’opposizione armata, incolpata di attivare il ciclo di violenze e rappresaglie del regime. Ai gruppi armati si chiede di depositare le armi e di cessare tutte le attività destabilizzatrici. In pratica si chiede di smettere di offrire una difesa alla popolazione inerme. Nessuno accenno alle orribili pulizie etniche commesse ne alla presenza dei terroristi ruandesi FDLR che sono i principali attori della repressione e dei massacri etnici. Vago l’accenno di possibili e alquanto future sanzioni. Esclusa l’ipotesi di inviare i Caschi Blu in Burundi. Per il momento le Nazioni Unite pensano di inviare una ridicola e minuscola equipe di osservatori capitanati da Jamal Benomar con il compito di promuovere il dialogo politico.

Si sospetta che il pietoso comunicato partorito dal Consiglio di Sicurezza, certamente non all’altezza della situazione, si opera di un lavoro di lobby di Parigi intenta a confondere le acque al fine di evitare un documento di condanna rivolto al regime illegale, sostituito per il momento da una condanna generica rivolta ad entrambe le fazioni dove non si vengano menzionate le pulizie etniche. L’obiettivo sarebbe quello di mantenere in vita un regime ancora considerato dalla Francia come “amico” nonostante ipocrite ed innocue denunce diplomatiche. La giusta posizione del Belgio: allontanare il regime e formare un governo di transizione alla democrazia è stata messa in minoranza all’interno della Unione Europea nonostante che durante l’incontro avvenuto il 8 dicembre scorso a Bruxelles il regime non sia riuscito a convincere nessuno della assenza di propositi genocidari. Federica Mogherini ha condannato il deteriorarsi della situazione in Burundi proponendo però l’assurdo. Ha rilanciato i colloqui a Kampala (di cui nessuna fazione burundese si dimostra interessata). Ha informato la disponibilità della Unione Europea a finanziare i colloqui a Kampala.

La posizione delle Nazioni Unite e dell’Europa è da inconsapevoli e tradisce i principi democratici. Evidentemente influenza dagli interessi di egemonia di potenze coloniali. La pulizia etnica avvenuta il 11 dicembre 2015 è un segnale chiaro di dove il regime sta indirizzando il paese. In Iraq, Libia e Siria l’occidente ha adottato una posizione chiara: i presidenti e i regimi che massacrano la propria popolazione devono essere abbattuti. Hanno finanziato addirittura la guerra civile in questi paesi pur di cambiare il regime. In Burundi invece si continua ad offrire  un minimo di credito internazionale ad un regime illegittimo che attua progressivamente il genocidio con l’obiettivo di rimanere al potere grazie ad una guerra etnica di lungo periodo. Come si può proporre dei colloqui dopo che il governo ha ammazzato oltre 200 civili a sangue freddo in una sola giornata? La crisi burundese è strettamente legata ad un gioco geopolitico che vede impegnate potenze coloniali europee a riconquistare l’egemonia perduta nella regione. In gioco ci sono i minerali e il petrolio. Nella dottrina di queste potenze il processo democratico e il superamento delle divisioni etniche rappresentano una anomalia da impedire attraverso il rafforzamento di ideologie HutuPower, si genocidarie ma che rendono i potenti locali docili alleati pronti a svendere le ricchezze naturali dei loro Paesi. Questa è la spiegazione del perché feroci ed assurde dittature come quella di Nkurunziza in Burundi e di Joseph Kabila in Congo sono ancora in piedi.  La risposta ONU e UE sono inadeguate e, purtroppo, si rendono complici del dramma che avverrà nell’immediato futuro. A parte chi sta manovrando dietro le quinte del Palazzo di Vetro e del Parlamento europeo, la maggioranza dei politici occidentali non conosce la mentalità del regime Nkurunziza. La proposta di dialogo rafforza mentalmente i genocidari. Si sentono in un qualche modo legittimati e nel giusto. Il messaggio che sta passando è pericoloso ed atroce. Si può commettere un genocidio senza troppe conseguenze e forse con la speranza di vincere e rimanere al potere. Le irrazionali risposte del ONU e UE aumenteranno nuovi massacri etnici poiché il regime ha visto che sta giocando la carta vincente. Inoltre si basano su una non realtà. Quale leader politico della opposizione e della società civile burundese avrà il coraggio di trattare con il regime dopo questo massacro? Ricordiamoci che trattare significa per Nkurunziza una sola cosa: confermare il suo diritto a rimane al potere. L’Unione Europea non comprende che l’attuale regime non ha alcuna possibilità di governare nel Paese dopo le pulizie etniche compiute. Il Burundi, senza un cambiamento democratico e radicale, costituirà una minaccia permanente alla stabilità regionale e un focolaio di guerre tra paesi dei Grandi Laghi” spiega un intellettuale burundese di origine hutu che vive a Bruxelles coperto dal anonimato in quanto gran parte della sua famiglia vive ancora a Bujumbura.

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