domenica, Aprile 18

Burundi: UE stop finanziamenti a Caschi Blu in Somalia field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Dopo un anno di tentennamenti e di lento lavoro diplomatico del Belgio, l’Unione Europea passa all’azione contro il regime genocidario di Pierre Nkurunziza e i terroristi ruandesi delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda che hanno scatenato il genocidio nel Burundi per matenere illegalmente il potere. Dopo il congelamento di 432 milioni di Euro di aiuti umanitari, pari al 20% del budget annuale del Paese africano, l’Alto Rappresentante della Unione Europea, Federica Mogherini, ha decretato la sospensione degli stipendi elargiti ai soldati burundesi impegnati nella lotta contro i terroristi Al-Shabaab in Somalia sotto bandiera della Unione Africana e Nazioni Unite. Un danno di 13 milioni di dollari annui per il Governo.

La decisione sarebbe stata presa in accordo con l’Alto Commando della forza militare africana AMISOM detenuto dall’Uganda. L’Esercito ugandese UPDF pensa di poter sostenere l’offensiva contro i terroristi islamici anche da solo qualora venga a mancare l’appoggio dei soldati burundesi, 5000 uomini. Ufficialmente gli stipendi saranno pagati ma non transiteranno sui conti del Governo. Fonti riservate affermano che verranno depositati in un conto dedicato e date ai soldati burundesi dopo la caduta del regime. La decisione è stata presa dopo aver constatato che soldi dell’Unione Europea versati per gli stipendi dei caschi blu ONU venivano dirottati dal regime di Nkurunziza, usati per comprare armi e continuare il genocidio della propria popolazione.

Sono mesi che l’opposizione democratica e la società civile burundese chiedono a Unione Europea, Stati Uniti e ONU di bloccare le paghe dei soldati burundesi impegnati in missioni di pace all’estero. L’obiettivo è quello di privare il regime di valuta pregiata per comprare armi, e creare le condizioni per una ribellione dell’Esercito che non viene più pagato nemmeno in patria.

Secondo esperti regionali, tra qualche settimana, in Burundi, potrebbe essere tentato un colpo di Stato per rovesciare il regime FDLR-CNDD, se non, addirittura, tentato l’assassinio del Presidente (illegittimo) Pierre Nkurunziza. “Le possibilità che si ripetino gli avvenimenti del 21 ottobre 1993 sono altissime. Il Presidente Nkurunziza rischia di fare la stessa fine del Presidente Melchiorre Ndadaye, ucciso a baionettate da ufficiali dell’Esercito”, ci confida una fonte miliare ugandese.  Fonti burundesi affermano che martedi 29 marzo era scattato il piano per uccidere Nkurunziza durante una riunione con i Generali dello Stato Maggiore, già decimato dai recenti attentati dell’opposizione. L’assassinio di Nkurunziza è stato fermato all’ultimo momento. I sicari hanno ricevuto l’ordine di sospendere l’operazione. Nella capitale si registrano diserzioni di massa nelle caserme. Centinaia di soldati fuggono chi vendendo le armi e scappando all’estero chi unendosi alla ribellione.

L’opposizione armata è in stato d’allerta, pronta all’intervento in qualsiasi momento, l’opposizione politica promette una vera riconciliazione nazionale e l’impegno per evitare una guerra civile colmando l’eventuale vuoto politico con un Governo di transizione.
Rimangono due problemi. Come prendere il potere evitando l’accellerazione del genocidio, e come sconfiggere gli 8.000 uomini del gruppo terroristico ruandese FDLR, presenti nel Paese e ben armati. Su questo punto giungono notizie di combattimenti tra i terroristi FDLR, presenti all’est del Congo, e l’Esercito regolare congolese. L’attacco contro i terroristi sarebbe frutto di accordi segreti tra il Presidente Joseph Kabila e il Presidente ruandese Paul Kagame. Accordi che prevedrebbero l’eliminazione dei terroristi FDLR in cambio di un appoggio ruandese al terzo mandato di Kabila.

L’Unione Europea, dopo tanti tentennamenti, sembra aver inflitto, con questa mossa sugli stipendi ai caschi blu, un colpo mortale al regime genocidario. Fonti da Bruxelles informano che l’improvvisa azione sarebbe anche determinata da un radicale cambiamento della politica francese. Parigi avrebbe deciso di interrompere il suo appoggio al regime genocidario, causa la perdita di importanti contratti di sfuttamento delle miniere di Nichel, rimaste in mano alle multinazionali sudafricane. Si mormora che ora Parigi sarebbe disposta a sostenere l’opposizione, anche quella armata, e avrebbe indicato una preferenza per la presidenza, l’ex Presidente Pierre Buyoya.

 

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