mercoledì, Settembre 29

Burundi: tattiche di sterminio dell’opposizione

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Ufficialmente il Governo ha presentato questi ‘pogrom’ contro i civili come operazioni di sicurezza tese a recuperare armi illegalmente detenute e a riportate la pace nel Paese. La giustificazione ufficiale è stata fornita giovedì 03 settembre da Paul Barandagiye, il Ministro degli Interni, durante una conferenza stampa alla presenza dei Ministri della Difesa e del capo dei servizi segreti. Il Governo ha  assicurato che in tre settimane saranno recuperate tutte le armi possedute illegalmente e ristabilito l’ordine nel Paese. La versione ufficiale trova eco sui media francesi controllati dal Governo Hollande: ‘France24’, ‘TV5’. Questi media francesi avvalorano la tesi ufficiale facendo passare i pogrom come ‘normali’ operazioni di Polizia anche se sono costretti ammettere che fino ad ora è stata ritrovata una sola arma da fuoco. Si evita di parlare o si minimizzano le deportazioni di massa dei cittadini e le sparizioni di centinaia di giovani. “Ridicola versione dei fatti che contrasta con la realtà. La presunta ricerca di armi detenute illegalmente non giustifica le deportazioni e l’accerchiamento di interi quartieri popolari dove la Polizia impedisce ai cittadini anche di comprare il cibo o di trasportare all’ospedale feriti e ammalati. Questo è un deliberato sterminio di massa. Il mondo osserva il regime che un giorno verrà sottoposto a giudizio”, afferma un testimone di Bujumbura indignato per il ruolo di complicità svolto dai media francesi.
Questa sospetta complicità dei media spiegherebbe come mai il Governo autorizza esclusivamente giornalisti stranieri di nazionalità francese appartenenti ai media a entrare e operare nel Paese. Questi giornalisti sarebbero controllati dal Governo burundese che limiterebbe loro gli spostamenti e supervisionerebbe i servizi prima della lora diffusione. Accusa seccamente smentita dalla rappresentanza diplomatica francese a Bujumbura. Non tutti i media francesi sono, comunque, graditi. ‘Radio France International’ (‘RFI’) è nel mirino del Governo in quanto considerata non ‘controllabile’ e quindi non affidabile. ‘RFI’ non riesce più inviare corrispondenti dalla Francia e si affida al coraggioso lavoro dei corrispondenti burundesi. Lo scorso mese un loro corrispondente, Esdras Ndikumana, è stato picchiato quasi a morte dalla Polizia. Malgrado ciò, ‘RFI’ copre costantemente la situazione nel Paese. In un suo ultimo articolo ci spiega il clima di terrore instaurato: il titolo è volutamente ironico: ‘A Bujumbura, la vie continue ou presque’ (‘A Bujumbura la vita continua, o quasi’)

Alla maggioranza dei giornalisti stranieri viene rifiutato il permesso di soggiorno, costringendo così vari media internazionali di servirsi di giornalisti burundesi che ormai operano in clandestinità. Lo scorso venerdì un collaboratore di ‘RTBF’ (la Radio Televisione la Belgio) è stato selvaggiamente picchiato presso un quartiere della capitale dalla Polizia che lo ha sorpreso intervistare dei civili. Il regime non vuole che i media riportino informazioni su quanto sta accadendo nel Paese che siano diverse dalle versione ufficiali. Degli ordini ben precisi sarebbero stato dati alla Polizia: individuare ed eliminare giornalisti e bloggers burundesi che collaborano con i media stranieri.

Direttive dal Governo sarebbero state diramate anche ai fedelissimi del partito al potere CNDD-FDD che vivono in Europa perchè si impegnino in una contro informazione per confutare le notizie di massacri e della repressione attuata dal regime razial nazista. Particolarmente attive le cellule estremistiche del CNDD-FDD in Italia, Belgio e Canada. Il loro evidente odio razziale, le loro accuse rivolte a media e giornalisti di essere ingaggiati dal Governo ruandese e di servire la causa tutsi spargendo odio razziale contro gli hutu, e la inconsistenza delle loro argomentazioni, rende questo servizio di contro informazione poco efficace e credibile. Al contrario, alcuni di questi militanti improvvisati bloggers potrebbero correre il rischio di denunce per diffamazione dai media ufficiali.

A mio avviso Pierre Nkurunziza sta procedendo ad una operazione a tappeto di eliminazione fisica delle cellule di resistenza e dell’opposizione presso la capitale e nelle altre principali città. L’obiettivo è semplice da comprendere. Il regime si starebbe preparando ad affrontare una lunga guerra civile assicurandosi il completo controllo della capitale e delle principali città del Paese. Una volta raggiunto l’obiettivo il regime potrà affrontare lo scontro con la ribellione che si sta formando all’interno del Paese, privata del sostegno popolare nei centri urbani. La precedente guerra civile insegna che un regime che abbia il controllo della capitale e delle principali città del Paese -Cibitoke, Ngozi, Karuzi, Muhinga, Kurundom, Ruyga, Musada, Bubanza e Nyanza-, può resistere all’infinito, sfiancando le forze ribelli e arrivando a degli accordi di pace con una posizione di forza. Il problema consiste nella estensione della protesta. Per eliminare la resistenza il regime deve praticamente ricorre allo sterminio in quanto la maggioranza della popolazione gli è avversa”, fa notare un esperto militare ugandese interpellato sull’argomento.

Giungono notizie di un tentativo di coordinamento attuato da 7 gruppi armati della opposizione sia tutsi che hutu. Occorre far notare che i gruppi ribelli presenti nel Paese, anche se affiancati da esperti militari stranieri, sono male armati e non rappresentano al momento una seria minaccia, nonostante i primi attacchi alla capitale. Il grosso delle forze armate ribelli addestrate e motivate si troverebbe ancora stazionata nei Paesi vicini, i quali smentiscono la loro esistenza. La popolazione si interroga sulle motivazioni che impediscono un intervento militare da parte dei Paesi africani confinanti per evitare una imminente tragedia umanitaria. Molti burundesi attendono una liberazione del Paese da parte di forze esterne anche se iniziano a perdere questa speranza dinnanzi ad una inspiegabile passività delle potenze regionali.

Nelle prossime settimane ‘L’Indro’ intensificherà le sue indagini su questi presunti campi di concentramento. Se la notizia fosse confermata con prove inconfutabili evidenzierebbe una svolta radicale e pericolosa del regime orientata verso drammatiche soluzioni finali per mantenere il potere. Secondo vari esperti regionali Nkurunziza starebbe attento a non trasformare le operazioni di sterminio della opposizione in un vero e proprio genocidio che offrirebbe la scusa per una invasione militare. Attualmente le forze a disposizione di Nkurunziza sono sufficienti per controllare la popolazione, non per contrastare moderni eserciti regionali.

 

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