mercoledì, Settembre 29

Burundi: tattiche di sterminio dell’opposizione

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Lousie denuncia come la strategia adottata dal Governo sia un vero e proprio un crimine contro l’umanità, l’obiettivo è far morire la popolazione di fame e malattie. “Questo è disumano. Ogni essere umano conta. Ogni essere umano merita il rispetto”, ci dice. Dieudonnè come tanti giovani burundesi della sua età è molto attivo sui social network ad informare quanto succede nel suo Paese.  “La coppa della collera è ormai stracolma. Indignazione, rabbia e rivolta sono i sentimenti nutriti dalla popolazione e dalle famiglie delle vittime nei quartieri oggetto della repressione. Vengono arrestate famiglie intere anche le mamme che stanno allattando i loro bimbi. Si parla di sequestri, detenzioni arbitrarie, torture, assassinii, deportazioni”, scrive Dieudonnè sulla sua pagina di Facebook.
La fotografie delle torture iniziano a girare.

Burundi_tattiche-di-sterminio_3-di_Danny Ntigurigwa_torturato dalla polizia

 Interi quartieri sono stati bloccati, privati di cibo, elettricità, acqua corrente. La Polizia impedisce la rimozione dei cadaveri per le strade. Si uccidono i giornalisti che tentano di testimoniare l’orrore”, prosegue Dieudonnè.

Queste le drammatiche testimonianze delle nostre fonti, persone alle quali qui abbiamo cambiato nome per proteggerle dalle vendette dell’apparato di repressione. Testimonianze identiche a centinaia di altre che il regime e i suoi alleati-complici internazionali continuano a ignorare bollandole come propaganda tutsi eversiva orchestrata dal Governo ruandese.

La resistenza armata, riscontrata nei quartiere nei primi giorni, è ora totalmente spenta. La fuga tattica dei leader dell’opposizione sarebbe coincisa con la fuga dei militanti esperti nei combattimenti.  L’opposizione avrebbe ritenuto inutile la resistenza armata nei quartieri accerchiati e avrebbe preferito fuggire all’interno del Paese per organizzarsi in veri e propri gruppi armati di resistenza. La protezione dei civili è affidata ai complessi rapporti clanici (‘fratellanza di collina’ come vengono definiti nel Paese). Venerdì scorso una trentina di giovani arrestati a Musaga sono stati liberati grazie all’intervento del nuovo Sindaco della capitale che è originario del quartiere. La fratellanza di collina consiste in una solidarietà tra hutu e tutsi appartenenti allo stesso quartiere, villaggio o collina. Un sistema di mutua assistenza che ha evitato l’attuazione del genocidio anche durante gli anni della guerra civile (1993 – 2004).

Secondo osservatori ugandesi, la maggioranza dei giovani oppositori arrestati corrono il rischio di essere uccisi. Sospetto avvalorato dalla incapacità riscontrata dalle famiglie e conoscenti di rintracciarli presso le caserma di Polizia o le prigioni e dalla riluttanza della Polizia di dare informazioni sulle persone arrestate.

Un allarme proviene dalle nostre fonti diplomatiche. “Le vittime dei rastrellamenti vengono deportate in campi di concentramento allestiti in tutta fretta in vari punti della città. Trattasi di spazi circondati da filo spinato senza ripari ne servizi igienici. In questi campi, sotto nutrita sorveglianza militare, vengono concentrati a forza vecchi, donne e bambini. Si ignora lo scopo di questi campi e la sorte dei prigionieri”.  Dalle varie testimonianze raccolte si tratterebbe di repressione dell’opposizione: si deporta la popolazioneribelle’, raggruppandola in luoghi molto ben sorvegliati, e poi si procede all’eliminazione fisica -in particolare dei giovani- per impedire che la neonata guerriglia possa reclutare aderenti tra la popolazione urbana.

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