giovedì, Dicembre 2

Burundi: Stato terrorista, obiettivo Rwanda

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Per attuare il piano di controllare il Burundi le FDLR sono consapevoli che devono rimuovere certi ostacoli e crearsi alleanze all’interno del CNDD-FDD. Nonostante che le due organizzazioni condividano l’ideologia di dominio razziale HutuPower, vi sono sempre state delle reciproche diffidenze e resistenze politiche e nazionalistiche. Per poter controllare il CNDD-FDD e il Presidente Nkurunziza, le FDLR iniziano attuare una serie di attentati contro figure chiave della difesa nazionale burundese fedeli a Nkurunziza ma ostili o diffidenti al gruppo terrorista ruandese. Una delle vittime più famose sarà il Generale Adolphe Nshimirimana, numero due del Paese,  braccio destro del Presidente, incaricato della sua protezione e mandatario dell’assassinio delle tre suore italiane Lucia Pulici, Olga Raschietti e Bernadetta Boggian.
Nshimirimana viene ucciso in un attentato sabato 01 agosto 2015. Dell’attentato è stata accusata l’opposizione armata. In realtà il commandos che ha ucciso il Generale Nshimirimana era composto dai terroristi ruandesi, secondo fonti interne all’Esercito. Gli attentati e gli arresti dei generali fedeli a Nkurunziza ma avversi alle FDLR continuano. Ultimo attacco, il 4 dicembre 2015, quando il Generale Wakenya (soprannome di Christophe Manirambona) è scampato per miracolo all’imboscata tesa dalle FDRL. Nei giorni scors, l’alto ufficiale delle SNR (i servizi segreti burundesi) Michel Nurweze (alias Rwembe), di stanza a Gitega, è stato arrestato e rinchiuso nella prigione del commissariato di Polizia di Muyinga. Secondo alcune fonti l’arresto sarebbe dovuto a divergenze sorte tra Rwembe e i comandanti delle FDLR che controllano Gitega.

La politica di terrore e eliminazione fisica adottata dalle FDLR contro i vertici del CNDD-FDD, dell’Esercito e della Polizia ha causato o la loro fuga o la loro sottomissione. Consapevoli che il solo terrore non può assicurare un controllo duraturo su strutture di partito e strutture militari e para militari straniere, le FDLR hanno individuato una serie di ‘collaboratori’ e ‘alleati’ tra i quali il più famoso è il Comandante della Polizia Godefroid Bisimana, giudicato affidabile e sicuro dall’Alto Commando FDLR di Goma. Bisimana rientra nella lista dei leader del regime colpiti dalle sanzioni della Unione Europea. Altri collaboratori fedeli delle FDLR sono: il Colonnello Marius Ngendabanka recentemente promosso al rango di Generale di Brigata per la sua ferocia sui civili, il Colonnello Habimana Jean Paul alias Bishinga, pure lui promosso al ragno superiore.

Le diserzioni all’interno dell’Esercito e della Polizia hanno facilitato il compito delle FDLR nel prendere il controllo del Paese. I miliziani si sono progressivamente sostituiti all’intero apparato di difesa del Burundi. Attualmente le forze di Polizia sono composte unicamente da estremisti hutu burundesi ex guerriglieri del CNDD-FDD, sotto il comando di Bisimana e dai terroristi ruandesi. I poliziotti tutsi (stretta minoranza) e molti poliziotti hutu hanno disertato per tre motivi: eccessiva violenza sui civili imposta dai comandanti delle FDLR: torture, stupri collettivi, riti satanici, esecuzioni di massa di prigionieri arrestati; alto numero di vittime tra i poliziotti durante gli scontri con la resistenza armata nei quartieri e con i guerriglieri contro Nkurunziza; l’insolvibilità del regime. Da quattro mesi il pagamento dei salari non è più regolare. Questo spiega l’aumento spropositato di saccheggi delle proprietà dei civili effettuati dalla Polizia. I beni rubati vengono rivenduti al mercato nero per avere i soldi necessari per sfamare le famiglie, comprarsi la birra e pagare le prostitute.

Nell’Esercito la prima ondata di diserzioni si è verificata dopo il fallimento del colpo di Stato. La seconda si sta verificando ora con la nascita del FOREBU Forze Repubblicane del Burundi il movimento di liberazione guidato dal Colonnello Edouard Nshimirimana che riunisce i reparti ribelli dell’Esercito burundese. Il 22 dicembre il Colonello Nshimirimana, ex membro dello Stato Maggiore delle Forze burundesi, chiarisce gli obiettivi del FOREBU in un comunicato video inviato ai maggiori media internazionali.

Le attuali diserzioni avvengono anche per salvarsi la vita. All’interno delle caserme i soldati tutsi sono stati disarmati e tenuti prigionieri. Ogni giorno vengono prelevati alcuni soldati per interrogarli. Dopo di che vengono uccisi. Stessa sorte per i soldati hutu sospettati di collaborare con il nemico o di non gradire la presenza dei terroristi ruandesi in Burundi. Le FDLR sono intenzionate a eliminare qualsiasi ostacolo che possa compromettere i piani di occupazione Burundi.

Quando, nel settembre 2015, le forze di liberazione hanno colpito la presidenza e il palazzo presidenziale con degli obici posizionati sulle colline di Bujumbura Rural, Nkurunziza è fuggito dalla capitale per raggiungere un nascondiglio segreto. Da tre mesi l’ex Presidente non ha fatto ritorno alla capitale e si sposta continuamente tra Ngozi (sua città natale) e Gitega, protetto da una guardia pretoriana. In uno stato avanzato di psicosi e in preda a psicofarmaci, Nkurunziza ha iniziato a sospettare tradimenti e congiure contro di lui attuate dai suoi prossimi e fedeli della guardia pretoriana. Queste congiure (probabilmente non vere, rumors abilmente alimentati dai comandanti FDLR) lo hanno spinto ad affidare la sua protezione unicamente ai terroristi ruandesi, dando cosi’ loro la possibilità di controllarlo al 100%. Attualmente Nkurunziza è diventato un ostaggio delle FDLR e ogni suo discorso viene deciso precedentemente coerentemente alla linea dura adottata dalle FDLR in Burundi: nessun compromesso.

A metà dicembre, Nkurunziza e alcuni quadri del CNDD-FDD hanno tentato di raggiungere un compromesso con la mediazione del Presidente ugandese Yoweri Museveni. Secondo alcune fonti, durante i colloqui di pace, svoltisi a Kampala il 28 dicembre scorso, si doveva discutere la creazione di un Governo di unità nazionale che inglobasse il CNDD-FDD e prevedendo l’immunità di Nkurunziza in cambio della sua uscita di scena e l’esilio in un Paese terzo. Il compromesso è stato tentato di nascosto dalle FDLR dalla dirigenza del CNDD-FDD. I colloqui sono terminati con un nulla di fatto ed ora il Governo burundese ha dichiarato che non parteciperà al seguito degli incontri, spostati da Kampala ad Arusha, Tanzania. Questo ripensamento è frutto delle pressioni delle FDLR, le quali hanno bloccato il tentativo di onorabile resa del CNDD-FDD, e lo hanno costretto alla linea dura, aumentandone l’isolamento internazionale.

Le FDLR in Burundi vogliono andare allo scontro totale contro il Rwanda, attirando il Paese nel conflitto, utilizzando l’arma il genocidio dei tutsi burundesi. Questa linea dura ha costretto Nkurunziza e il CNDD-FDD a opporsi all’invio della forza di pace africana decisa dalla Unione Africana, affermando che tale forza sarà considerata come un Esercito invasore e combattuta per difendere la sovranità del Paese.
Il genocidio marcia a tappe forzate. Dopo il venerdì rosso sangue, tra la notte di Natale e quella dell’ultimo dell’anno almeno 200 persone sono state assassinate. Ufficialmente si registrano 35 omicidi. Gli altri vengono registrati come arresti  -nel Burundi di oggi ‘arresto’ è sinonimo di morte. I giovani arrestati vengono consegnati a un deputato burundese,  Desire Uwamahoro, alias Kazungu. Con il suo gruppo di Imbonerakure, addestrato nel 2014 dalle FDLR in Congo, si occupa di torturare i giovani presso la foresta di Rubuvu. Dopo aver estorto le informazioni utili i giovani vengono uccisi nel campo di prigionia improvvisato nella foresta, divenuto un mattatoio ‘industriale’. I corpi vengono gettati nelle fosse comuni.

Il genocidio in atto non attira l’attenzione dei media internazionale in quanto non si assistono alle scene di centinaia di migliaia di uccisioni, tipiche del Rwanda 1994. La spiegazione è che le Imbonerakure e le FDLR non trovano ancora il supporto delle masse rurali hutu e sono costrette attuare il genocidio con le sole proprie forze. La media giornaliera è dalle 30 alle 50 vittime, la maggioranza tutsi. Il genocidio attuato con ilcontagocce‘ è, per il momento, facile da camuffare in una dura repressione della Polizia. Il regime e le FDLR constato la non volontá degli hutu di ripetere il Rwanda 1994, hanno fatto del genocidio con il contagocce una loro tattica vincente. «Sterimate i tutsi uno a uno e fateli sparire senza che nessuno se ne renda conto» ha affermato Nkurunziza in kirundi, la lingua nazionale del Burundi.

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