mercoledì, Ottobre 27

Burundi: soldati dalla Cina in aiuto di Nkurunziza Ieri 300 soldati cinesi sono arrivati a Bujumbura, testa di ponte per un nutrito contingente in arrivo

0
1 2


Kampala Trecento soldati delle forze speciali Esercito Popolare di Liberazione cinese sono giunti nel tardo pomeriggio di ieri all’aeroporto di Bujumbura, in Burundi. Sono dotati di equipaggiamento militare offensivo e non hanno mandato ONU.

soldati-cinesi-in-burundi
Fonti vicine alla intelligence ugandese affermano che le forze speciali cinesi sarebbe state inviate da Pechino in difesa del regime razial nazista di Pierre Nkurunziza, illegalmente al potere dopo che il suo secondo mandato presidenziale è scaduto il 25 agosto 2015.  Secondo le fonti ugandesi Pechino avrebbe deciso di inviare un primo contingente di rapida risposta per far fronte alla improvvisa offensiva militare che il regime sta subendo.

Gli attacchi al regime sono iniziati la notte del 24 settembre, quando, una tempesta di fuoco mai registrata dall’inizio della guerra di liberazione dello scorso maggio, si è abbattuta sui quartieri di Cibitoke e Kamenge, spazzando via postazioni militari tenute dalla Polizia e dai terroristi ruandesi delle FDLR. Nella stessa notte forze ribelli sconosciute hanno preso di mira la residenza presidenziale, con tiri di obici dalle colline di Bujumbura Rural, costringendo Pierre Nkurunziza a fuggire con 1.000 soldati della guardia presidenziale in una località segreta di Gitega.
L’identità delle forze ribelli autrici di questi attacchi rimane avvolta nel mistero, ma la loro potenza di fuoco e la loro preparazione militare sembrerebbe escludere che l’offensiva militare sia riconducibile alla ribellione armata burundese, debole e male armata. Si pensa, piuttosto, ad intervento straniero.

All’interno delle FDN (Forze di Difesa Nazionale), l’Esercito burundese, da ieri si stanno registrando diserzioni di massa. La maggior parte dei disertori sono soldati hutu che si starebbero aggregando alla resistenza armata con armi, anche pesanti.
Il 27 settembre il Maggiore  Ndayikenza, comandante in seconda del campo militare Muha, presso la capitale, ha disertato assieme ad un consistente numero di soldati, portandosi via varie armi e munizioni. Muha è un campo militare sensibile nella storia del Paese. Da li è nato il tentativo di liberare il Paese attraverso un colpo di Stato dello scorso maggio e la ribellione dell’Esercito contro il Presidente Melchior Ndadaye ucciso il 21 ottobre 1993. Una ribellione, all’epoca, tesa a rovesciare Ndadaye e il partito estremista hutu FRODEBU che stavano instaurando un regime razial nazista e iniziando il genocidio dei tutsi.

Secondo le ultime notizie, il contingente d’élite cinese avrebbe preso il controllo dell’aeroporto civile, della presidenza e del residenza del Presidente coadiuvando la Polizia, le milizie genocidarie Imbonerakure e i terroristi ruandesi delle FDLR. Washington e le rappresentanze diplomatiche dell’Unione Europea sono in massimo stato d’allerta.
L’entrata nel conflitto burundese delle forze cinesi, dopo il loro impegno diretto nel Sud Sudan, apre un nuovo e inquietante capitolo delle relazioni di Pechino in Africa fino ad ora mantenute esclusivamente sul piano politico ed economico. Non si spiegano le ragioni, che non possono essere legate sola ricchezza mineraria del Paese, il nichel, in primo luogo, da decenni in mano del Sud Africa.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->