mercoledì, Giugno 16

Burundi: ricetta per il cambiamento

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Stiamo assistendo all’ennesima situazione paradossale del moribondo Governo che persiste a restare aggrappato al potere tramite un’orgia di esecuzioni extra-giudiziarie, violazioni dei diritti umani e tentativi più o meno camuffati di genocidio. Gli sforzi per risolvere pacificamente la crisi attuati dalla Comunità Internazionale sembrano entrati in una posizione di stallo. I negoziati di Kampala tra Governo e opposizione previsti per il 25 novembre non sono ancora iniziati. Qualcuno prevede il loro inizio dopo la visita del Papa in Uganda. Difficile a dirlo, essendo calato sull’argomento un blackout informativo. Il pastore protestante Pierre Nkurunziza non si è recato a Bruxelles, nonostante l’invito dell’Unione Europea per discutere le relazioni bilaterali messe a repentaglio dalla violazione del articolo 96 del trattato economico di Cotonou, che prevede il rispetto dei diritti umani. Non si sa se sia stato inviato qualche rappresentante al suo posto. Il Presidente continua a nascondersi all’interno del Paese, comparendo improvvisamente solo per qualche cerimonia di circostanza.

Eppure il regime aveva dato ufficiale disponibilità sia ai colloqui di Kampala che a quelli che si dovevano tenere a Bruxelles. Rispetto agli ultimi circolano voci all’interno del CNDD-FDD che Nkurunziza non si sia recato nella capitale europea per timore di un complotto orchestrato da potenze straniere teso a promuovere un colpo di stato in sua assenza. Arresti e massacri continuano nella capitale, e si stanno estendendo in tutto il Paese come chiaro segnale di un doppio linguaggio da parte del regime. Da una parte si dichiara disponibile alle negoziazioni, dall’altra intensifica la repressione contro l’opposizione e la popolazione in generale dove la componente etnica ha un ruolo fondamentale. Le milizie Imbonerakure e i terroristi ruandesi uccidono 1 oppositore hutu ogni 10 oppositori tutsi. L’altro segnale contraddittorio legato al doppio linguaggio è la campagna contro la comunità internazionale intrapresa parallelamente alla dichiarata disponibilità al processo di pace proposto da Stati Uniti ed Europa.

Il presidente del CNDD-FDD Pascal Nyabenda in un comunicato stampa dello scorso mercoledì ha accusato il Belgio di proteggere i terroristi, cioè l’opposizione politica e armata. Nyabenda ha inoltre accusato l’ex Ministro degli affari esteri Louis Michel e la sua famiglia di promuovere una politica mafiosa. Anche gli Stati Uniti non sono stati risparmiati. Il portavoce della presidenza Allain Willy Nyamitwe giovedì 26 novembre ha dichiarato che il Burundi è vittima di una campagna propagandistica diretta da persone influenti vicine al Presidente Obama. Trattasi dell’ambasciatrice Samantha Power, accusata di diffondere propaganda anti-governativa e di simpatizzare per l’opposizione. Samantha Power ha più volte denunciato il rischio della deriva genocidaria. Willy Nyamitwe sembra rispondere a una strategia attuata anche da marginali media occidentali tesa ad attaccare qualunque politico o giornalista che denunci la deriva genocidaria in corso nel Burundi.

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