domenica, Settembre 19

Burundi, parola d’ordine Barahwera: ‘Ammazzateli tutti’

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Secondo la giornalista belga Braeckman l’escalation delle attività delle Imbonerakure sarebbero orientate verso il raggiungimento del obiettivo di ottener un quarto mandato presidenziale per Nkurunziza nel 2020 trasformandolo così a Presidente a Vita con appropriate modifiche costituzionali. Secondo le fonti di Braeckman il progetto non sarebbe condiviso da una nutrita minoranza  di quadri CNDD-FDD più propensi al dialogo nazionale e a compromessi.

La loro opposizione potrebbe essere motivata  dal timore che il regime si spinga troppo oltre creando i presupposti per iniziare l’iter giudiziario per crimini contro l’umanità presso la Corte Penale Internazionale all’Aia. Concordano che al momento il regime ha il controllo della situazione ma vedono le fragili basi su cui si appoggia il potere che sopravvive  prevalentemente grazie ad una passività internazionale che potrebbe diventare una scelta politica o interrompersi improvvisamente secondo le convenienze delle grandi potenze mondiali. Vari politici del CNDD e ufficiali del braccio armato del partito al potere FDD starebbero consigliando Nkurunziza di negoziare una uscita di scena politica addirittura prima della fine di questo mandato presidenziale (illegale) in cambio di immunità e asilo dorato in un Paese terzo.

Nkurunziza sarebbe consapevole della impossibilità di schiacciare questa opposizione interna con la violenza generalizzata utilizzata dall’aprile 2015 contro l’opposizione politica e la società civile. Impossibile per Nkurunziza sterminare in questo momento i camerati della lotta HutuPower (1993 – 2004) che dissentono all’interno del regime. Equivarrebbe a dividerebbe maggiormente il partito al potere, già in precarie situazioni a causa della defezione di vari quadri e ministri, fuggiti all’estero. Per controbilanciare l’opposizione interna Nkurunziza sta rafforzando le forze genocidarie Imbonerakure e FDLR al fine di creare una situazione di odio etnico nazionale irreversibile che sostenga il dittatore, presentato come ultimo baluardo contro il Rwanda e l’Impero Hima. Un gioco pericoloso in quanto storicamente le FDLR mettono in pratica i loro propositi di pulizie etniche e genocidio.

All’interno del CNDD si sta formando anche una corrente estremista che ricorda molto l’organizzazione mafiosa Akazu creata nel 1990 dalla First Lady ruandese Agathe Kanziga Habyarimana. Un contro-potere all’interno del partito al governo HutuPower del presidente Juvenal Habyrimana che gestiva l’economia legale ed illegale del Rwanda trincerandosi dietro la rivoluzione contadina e il riscatto della popolazione hutu da presunte tirannie tutsi. Il Clan Akazu si dotò di una formazione politica, la Coalizione per la Difesa della Repubblica – CDR  e di due milizie genocidarie formate da giovani: le Interahamwe e gli Impuzamugambi. Preparò in segreto i piani di sterminio, orchestrò l’omicidio del presidente il 06 aprile 1994 e lanciò il genocidio su vasta scala il 07 aprile 1994.

La corrente estremista burundese sarebbe capeggiata dal Generale Bunyoni (attuale numero due del regime) assieme ad altri quadri del CNDD-FDD tra cui i due fratelli Nyamitwe. Secondo la Braeckman in Burundi ci sarebbero altre probabilità di un secondo colpo di Stato orchestrato dagli estremisti in collaborazione con i mercenari FDLR con l’obiettivo di destituire se non assassinare Pierre Nkurunziza. Un progetto che suscita inquietanti interrogativi. «Il genocidio in Rwanda iniziò con l’assassinio del presidente Habyarimana» ricorda la Braeckman. Altre fonti concordano nel giudicare il potere di Nkurunziza sempre più indebolito dalle Imbonerakure, FDLR e da questa neonata corrente estremistica inserita all’interno della gestione criminale del potere delle forze HutuPower burundesi. L’omicidio di Nkurunziza e l’ovvia azione di incolpare l’opposizione e il Rwanda, potrebbe convincere le masse contadine hutu a partecipare al genocidio, atto politico di difesa degli hutu contro la minaccia tutsi.

L’attivista dei diritti umani Gakunzi in un suo post su Facebook del 7 aprile chiede l’immediato intervento militare della comunità internazionale per impedire un secondo genocidio nella regione dei Grandi Laghi, di cui segni sono evidenti. Alcuni giornalisti e analisti politici africani affermano che i preparativi per la soluzione finale siano stati completati e che la macchina genocidaria sia pronta ad agire.  Gakunzi insiste sul dovere morale della comunità internazionale di intervenire prima dell’irreparabile mantenendo fede alla promessa fatta dopo il genocidio ruandese di Never Again (Mai più) e dagli sforzi compiuti per creare un meccanismo internazionale  di pronto intervento per prevenire i genocidi nel pianeta.

«Da parte mia, sono tra quelli che sono sempre più convinti che un giorno saremo in grado di prevenire veramente i genocidi agendo tempestivamente e preventivamente. Alle forze internazionali che non intervengono per evitare il genocidio in Burundi o peggio ancora sostengono i genocidari burundesi sotto banco, avverto che non godranno di impunità eterna. Un giorno saranno giudicati assieme ai genocidari burundesi e incolpati per mancata assistenza ad un popolo in pericolo e di complicità di genocidio», afferma Davi Gakunzi nel suo editoriale.

Il Burundi rappresenta il più grande paradosso della politica diplomatica agli inizi del Ventunesimo secolo. La deriva razziale del regime è nota a tutti così come la presenza dei terroristi ruandesi FDLR e la preparazione del genocidio. La comunità internazionale si dimostra però restia a far scattare risoluti meccanismi di prevenzione dell’Olocausto, probabilmente vittima di giochi di potere tra potenze occidentali e asiatiche. Questa passività sta rafforzando le forze estremistiche burundesi e regionali e fragilizzando il fronte internazionale a favore della democrazia in Burundi. Oltre al consolidato supporto della Russia, gli aiuti sottobanco della Francia e del riattivato supporto della Cina, ora il regime burundese riesce a creare situazioni politiche a suo favore anche all’interno di importanti istituzioni regionali come la East African Community – EAC (Comunità economica dell’Africa Orientale) e l’organizzazione ICGLR (Conferenza Internazionale della Regione dei Grandi Laghi).

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