domenica, Settembre 19

Burundi, parola d’ordine Barahwera: ‘Ammazzateli tutti’

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Il grido d’allarme lanciato dall’attivista burundese viene amplificato dalla famosa giornalista belga esperta sulle tematiche della Regione dei Grandi Laghi, Colette Braeckman, che lo scorso 6 aprile ha pubblicato sul suo blog ‘Le Carnet‘(il taccuino) un articolo sulle Imbonerakure. Un articolo che offre all’opinione pubblica internazionale un chiaro quadro della situazione pre genocidio in Burundi.

Le ricerche condotte dalla Braeckman grazie al suo network informativo nella regione consolidato in 25 anni di carriera, dimostrano che il CNDD-FDD si stia comportando come un partito unico intento a controllare la popolazione e spargere terrore grazie alle milizie Imbonerakure, sempre più potenti e visibili. Sulle milizie Imbonerakure vige lo stretto controllo delle FDLR, che la giornalista denomina ancora Interahamwe, il nome delle milizie genocidarie del 94 che formarono nel 2001 le FDLR grazie ai finanziamenti e supporto militare francese.

Attualmente le Imbonerakure sono impegnate a intimidire la popolazione e ad ammazzare gli oppositori rimasti ancora nel Paese. Presso la capitale Bujumbura, dove sono presenti gli osservatori ONU, rappresentanze diplomatiche, agenzie umanitarie ONU e ONG internazionali, le Imbonerakure si limitano a manifestazioni (senza armi) e a compiere un sotterraneo ma sistematico gioco di eliminazione dei soldati e ufficiali tutsi nell’esercito e polizia.

La situazione è ben diversa nelle altre città e nelle ‘colline’ dove le Imbonerakure terrorizzano la popolazione hutu cercando di coinvolgerla nella crociata anti tutsi, riscontrando ancora una resistenza delle masse contadine hutu a prestarsi come mano d’opera per il genocidio. All’interno del Paese le Imbonerakure, coordinate dai terroristi ruandesi FDLR e dalle forze speciali della polizia, stanno compiendo una serie di massacri contro famiglie tutsi e cittadini ruandesi: studenti, commercianti in particolare. Molte studentesse ruandesi presso l’università di Bujumbura sono accusate di essere spie di Kigali. Decine di esse sono già sparite. Il governo ruandese, seppur non ufficialmente, sconsiglia ai suoi cittadini di recarsi in Burundi e a quelli già presenti di uscire dal Paese in fretta.

Nel preoccupante clima politico che si sta avviando sempre più vicino ad una situazione genocidaria emerge la sinistra figura di Claude Nijimbere, soprannominato ‘Matwi’, un semplice caporale della polizia nazionale (matricola 03214) in servizio presso l’unità speciale API (Appoggio alla Protezione delle Istituzioni), il corpo di polizia che svolge funzioni di guardia presidenziale dove si registra la più alta infiltrazione di terroristi FDLR. In realtà Matwi è incaricato al monitoraggio della corretta esecuzione da parte delle Imbonerakure degli ordini ricevuti dal regime. Ordini frutto di giornaliere consultazioni strategiche tra i quadri politico militari del CNDD-FDD e i terroristi ruandesi FDLR.

Matwi è sospettato di aver diretto personalmente le operazioni dell’assassinio della famiglia del giornalista Christophe Nkezebahizi in stretta collaborazione con un altro ufficiale della polizia: Jonas Ndabirinde.  Il Caporale Nijimbere è divenuto noto a livello internazionale causa un assassinio non completato che ha offerto la possibilità alla vittima sopravvissuta di raccontare al mondo intero le atrocità del regime.

Trattasi di una giovane ragazza tutsi che fu vittima nella serata del 6 febbraio di un rapimento organizzato da Matwi. Per tre giorni la ragazza è stata violentata da un numero imprecisato di poliziotti in una località segreta vicino a Bujumbura, probabilmente uno dei tanti centri di interrogatori ed eliminazione creati in segreto dal regime. A.N. (si pubblicano solo le iniziali per difendere l’identità della vittima) dopo aver subito ripetute ‘GangBang’ (stupro di massa) sotto effetto di droghe pesanti è stata ‘uccisa’ e il suo corpo gettato per una strada della capitale in monito alla opposizione. A.N. era figlia di un militante della società civile ucciso nella serata del 17 dicembre 2015. Per fortuna il colpo assestato alla vittima non è risultato mortale nonostante che Matwi e compari credessero di averla uccisa. Soccorsa da un tassista, A.N. ha ricevuto le prime cure ospedaliere in una casa protetta e segreta a Bujumbura per poi essere portata (sempre di nascosto) in Rwanda il 20 febbraio 2017 dove ha ricevuto appropriate cure e lo statuto di rifugiata.

L’incarico ricevuto sta trasformando l’anonimo caporale in un personaggio chiave per le operazioni di preparazione al genocidio. Vive in una lussuosa e super protetta villa nel ricco quartiere di Kigobe, Bujumbura e si incontra settimanalmente con il dittatore Nkurunziza. La rapida carriera di questo sconosciuto dimostra che il regime ha impostato la difesa del territorio creando un esercito segreto formato da Imbonerakure e terroristi FDLR. Un esercito in cui è facile per dei semplici caporali divenire dei Generali. Basta solamente dimostrare la fedeltà a Nkurunziza attraverso l’attuazione di orribili e feroci crimini contro la popolazione inerme.

Dura è stata la repressione delle proteste universitarie contro il decreto presidenziale firmato in febbraio che mette fine alle borse di studio (30.000 franchi burundesi al mese, circa 16 euro) per sostituirle con prestiti bancari che dovranno essere rimborsati alla fine degli studi. Una decisione interpretata dagli studenti con una chiara discriminazione delle famiglie povere. Gli studenti accusano il governo anche di trasformare il diritto alla educazione superiore in un business collegato al potere tramite i prestiti bancari, facendo notare che tutte le banche in Burundi sono praticamente sotto controllo del CNDD-FDD e utilizzate come fonte di finanziamento e di lucro.

Il 23 marzo gli studenti hanno sottoposto a Nkurunziza le loro rivendicazioni informandolo dell’organizzazione di uno sciopero generale. Il regime ha giocato in anticipo arrestando o facendo rapire diversi attivisti universitari con il chiaro intento di decimare i rappresentanti della rivolta studentesca. Giornalisti burundesi, ancora attivi nel Paese ma in stato di clandestinità, fanno notare che i principali leader studenteschi non sono più rientrati presso le loro famiglie dopo gli arresti. Probabilmente uccisi e gettati in una delle tante fosse comuni che ormai ricoprono l’intero territorio nazionale.

La decisione provocatoria di indire manifestazioni anti tutsi in concomitanza della celebrazione del 23° anniversario dell’Olocausto Africano, è stata accompagnata da una escalation delle esecuzioni extra giudiziarie. Nella sola capitale 200 persone sarebbero sparite la scorsa settimana e probabilmente uccise. A queste vanno ora aggiunti il centinaio di persone ‘arrestate’ dopo la battaglia di Gihanga – Rukoko dove il gruppo ribelle hutu Fronte Nazionale di Liberazione ha inflitto pesanti perdite alle forze lealiste di Nkurunziza. Quello che è avvenuto la scorsa settimana presso la capitale è una vera e propria pulizia etnica in quanto la maggioranza di esse sono tutsi. L’operazione è stata condotta dai terroristi ruandesi FDLR, esperti in questo tipo di lavoro con l’appoggio della polizia segreta e di qualche reparto (fidato) delle Imbonerakure.

La carneficina a Bujumbura è stata svolta  in un apparente clima di calma creato artificialmente nella capitale dal regime per confondere gli osservatori internazionali. Il regime è riuscito a rinchiudere gli espatriati presenti a Bujumbura in un clima artificiale fatto di normalità, gente che balla e prostitute a volontà in ricordo della ‘Belle Epoque’. Un clima di cui la maggioranza degli espatriati è ben conscia, rimanendo attenta sull’evolversi della situazione. Le organizzazioni ONU ora registrano pesanti difficoltà a raccogliere le informazioni nonostante la loro presenza sul terreno. Sembra che il governo sia riuscito a decimare il loro network di informatori burundesi. Le spie del regime sono ovunque, in ogni ufficio delle agenzie umanitarie e missione di pace. A volte capita a qualche operatore umanitario di osservare in diretta inaudite violenze contro i civili ora compiute dalle FDLR alla luce del sole. Queste testimonianze oculari si eclissano per ovvie ragioni di sopravvivenza. Un rapporto ai superiori e qualche indiscrezione ai parenti. Nulla di più.

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