venerdì, Ottobre 22

Burundi oggi al voto in clima di guerra civile Il terzo illegale mandato al Presidente Pierre Nkurunziza ratificato da un voto irregolare

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Oggi il Burundi, in un clima di guerra civile strisciante, vota per il terzo mandato presidenziale a Pierre Nkurunziza. Un terzo mandato consecutivo illegale, infatti la Costituzione ne prevede al massimo due. Di qui lo scontro, che dura oramai da mesi -durante i quali si sono avuti anche due tentativi di colpi di Stato, il primo in aprile, il secondo a maggio, seguiti dal rinvio ad oggi delle elezioni presidenziali-, con l’opposizione che alla fine ha deciso di boicottare il voto.

L’ultima mediazione, condotta su mandato internazionale, dal Presidente ugandese Yoweri Museveni era già fallita la scorsa settimana, e domenica è definitivamente tramontata.

La mediazione di Museveni -seguita a vari interventi occidentali era volta a creare le condizioni per l’insediamento di un Governo di unità nazionale, o, in alternativa, di un Governo di transizione, con Pierre Nkurunziza che sarebbe rimasto Presidente, per tre anni, con poteri presidenziali limitati, che insieme all’opposizione avrebbe avuto il compito di stabilizzare il Paese, avviare la riconciliazione nazionale e preparare elezioni veramente democratiche per il 2018. La condivisione del potere avrebbe coinvolto i due partiti hutu (CNDD-FDD e Fronte di Liberazione Nazionale / FNL) e i due leader hutu, Pierre Nkurunziza e Aghostin Rwasa. La coalizione sarebbe stata allargata al partito tutsi UPRONA, esponenti della società civile e a qualche altro partito minore.  Una road map molto favorevole per Nkurunziza ma, come prevedibile, respinta dall’opposizione.

Ieri, alla vigilia del voto, sono nuovamente scoppiati disordini nella capitale, a Bujumbura, scontri che hanno già fatto 100 morti e 200.000 rifugiati nel corso degli ultimi mesi, di cui 78.000 in Tanzania, presso il campo profughi di Nyarugusu, per il quale ieri Medici Senza Frontiere ha lanciato un allarme, il campo sarebbe al ‘limite di rottura’. Secondo MSF circa 1.000 persone attraversano i boschi di confine tra il Burundi e la Tanzania ogni giorno -viaggiando nella notte, a piedi e senza effetti personali. Secondo l’agenzia ‘Associated Press’, il secondo vice-Presidente di Nkurunziza, il vice Presidente della Commissione Elettorale, e il vice Presidente della Corte Suprema hanno lasciato il Paese.

Per il dopo voto si attende l’aggravamento degli scontri, che potrebbero conclamare la guerra civile, e un Nkurunziza isolato sia dalle potenze regionali, sia dall’Unione Europea (che già a maggio aveva ritirato i suoi osservatori e a giugno aveva confermato il suo giudizio negativo sulla situazione nel Paese), sia, infine, dagli Stati Uniti, che negli ultimi giorni avevano chiaramente messo in guardia il Presidente minacciando anche di attivarsi presso la Corte Penale Internazionale.

 

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