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Burundi: Nkurunziza prepara l’offensiva finale field_506ffbaa4a8d4

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Il genocidio su scala nazionale sarebbe ora possibile anche senza la partecipazione attiva delle masse contadine hutu. Se, sul piano militare, il genocidio di massa é fattibile, sul piano politico sarebbe un suicidio. Le potenze occidentali avverse al regime (Stati Uniti, Gran Bretagna, Belgio, Norvegia) non vedono l’ora dell’avverarsi di pulizie etniche e massacri incontrollati per imporre una soluzione militare alla crisi rimuovendo il regime illegalmente al potere dall’agosto 2015. Anche a livello regionale la risposta militare dei Paesi membri della Comunità Economica East African Community sarebbe possibile sotto egida ONU con l’entrata in scena di moderni eserciti di Kenya, Uganda, Rwanda e Tanzania. Esiste tuttavia il fattore “follia” del regime e il sogno dei terroristi FDLR di riconquistare il potere in Rwanda a ventidue anni dal genocidio da essi compiuto.

Come fa notare André Guichaoua, professore presso l’Università Sorbonne di Parigi, sulle pagine di ‘Slate Afrique  il regime di Nkurunziza si é auto-convinto di essere legittimo e di aver quasi vinto la guerra civile. Il professore Guichaoua spiega che la dittatura FDLR-CNDD pensa di aver il controllo dell’ordine pubblico nel Paese, di aver indebolito le forze di opposizione, di aver rimesso in funzione tutte le istituzioni statali. I colloqui di pace (previsti per il 4 maggio prossimo ad Arusha, Tanzania) non sono considerati utili dal regime. L’offensiva finale attuata dai terroristi ruandesi delle FDLR sarebbe l’ultimo atto della crisi che permetterebbe alla dittatura di vincere la guerra civile e di rifondare la Repubblica del Burundi trasformandola in una Hutu Land, un Paese mono etnico.
Le convinzioni del regime sembrano rafforzare i dubbi che la dittatura sia vittima di un forte distacco dalla realtà. La crisi economica creata dalle sanzioni europee e dalla guerra civile sta portando il Paese sull’orlo del baratro. L’opposizione armata, anche se con forti difficoltà di coordinamento, non sembra sconfitta e continua nella sua micidiale tattica di decimazione dello Stato Maggiore dell’Esercito, a ricevere armi dagli alleati africani e occidentali e addestrare le reclute.

Si registrano frizioni e conflitti tra le varie componenti del regime. Non dimentichiamoci che, come fu per il Clan Akazu  in Rwanda, anche il CNDD-FDD si nasconde dietro l’ideologia razziale nazista del HutuPower per difendere precisi interessi economici. Si parla di 450   milioni di dollari sottratti alla Nazione ed esportati all’estero, secondo le rivelazioni giunte dai Panama Papers. Il 65% di questa fortuna destinato a conti tenuti dalla Famiglia Nkurunziza. I Generali e Colonnelli di Esercito e Polizia non sono rimasti fedeli al dittatore, stanno difendendo i loro interessi personali. Questo ha scatenato una feroce lotta interna combattuta a suon di esecuzioni extra giudiziarie.
Ultima illustre vittima il Generale Athanase Kararuza assassinato lunedi 25 aprile assieme a sua moglie e alla figlia davanti il Liceo dello Spirito Santo nel quartiere di Gihosha, Bujumbura. Il Generale Kararuza era il Vice Comandante militare della Missione Internazionale in sostegno alla Repubblica Centrafricana – MISCA fino al dicembre 2015. Rientrato in Burundi é divenuto consigliere militare del Primo Vice Presidente, Gaston Sindimwo, svolgendo un ruolo attivo nella coordinazione con le forze terroristiche FDLR e nei massacri di oppositori hutu e dei civili tutsi. Fonti autorevoli, confermate dai servizi segreti ruandesi e ugandesi affermano che il mandante dell’assassinio del Generale Karakuza sia il Generale Alain Guillaume Bunyoni, capo della Polizia e soggetto a sanzioni americane per i crimini contro l’umanità commessi dal aprile 2015.  L’ordine di uccidere il Generale Kararuza sarebbe stato impartito per impedire la sua nomina a Ministro della Difesa, decisa dal dittatore Nkurunziza durante una riunione del regime una settimana prima del plurimo omicidio. Testimonianze oculari affermano che due ore prima dell’attentato contro il Generale Kararuza, il quartiere di Gihosha era stato circondato da reparti di Polizia.
L’omicidio del Generale Kararuza evidenzia che all’interno del regime é scoppiata una lotta senza quartiere tra i vertici militari e politici, segno dell’indebolimento del dittatore la cui vita é appesa ad un filo. Mercoledì mattina (27 aprile 2016) nove soldati della Guardia Presidenziale sono stati abbattuti presso Gitega dalle forze di difesa del dittatore. Secondo notizie filtrate dall’interno del regime i soldati facevano parte di un commando che aveva il compito di assassinare l’ex Presidente per far scoppiare il genocidio. Il Governo tace sull’argomento.

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