sabato, Ottobre 23

Burundi: Nkurunziza prepara l’offensiva finale field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – Diverse fonti  segnalano la preparazione di una offensiva finale contro l’opposizione da parte di Pierre Nkurunziza, offensiva che sembra prevedere anche un attacco al Rwanda. Tra il dicembre 2015 e il marzo 2016, Francia e Sudafrica hanno inviato (via Congo) un quantitativo impressionante di armi, tra le quali missili terra-terra e missili terra-aria, questi ultimi fondamentali per abbattere gli elicotteri da guerra a disposizione dei Paesi confinanti, Uganda, Rwanda e Tanzania. La fornitura di armi é stata garantita dal Presidente sudafricano Jacob Zuma, per tutelare gli interessi delle multinazionali sudafricane coinvolte nello sfruttamento delle miniere di nichel burundesi.

Sono stati accellerati i lavori di costruzione della centrale idroelettrica di Bubanza, nel comune di Mpanda, 10,4 Mw di potenza, costruita dalla ditta cinese CNNE-CGC e dalla ditta canadese CIMA, ditta che vanta nel suo sito web di attuare ‘Ethical Business’ (affari etici). La  centrale idroelettrica non servirà a rafforzare il fabbisogno civile di elettricità, sarà orientata a fornire l’energia necessaria per le estrazioni di nichel nelle miniere controllate dal Sudafrica.

La fornitura di armi al Burundi, in piena guerra civile, da parte di Pretoria, non solo assicura gli interessi minerari, ma é un ottimo affare, finanziato dalla Francia, tramite una parte delle riserve in valuta pregiata provenienti dalla sue ‘colonie’ africane, costrette ad utilizzare la moneta imposta negli anni Cinquanta da Parigi: il FCFA. Il secondo grande finanziatore di queste armi é la Russia che, in Burundi, gioca un ruolo reazionario, appoggiando consapevolmente un regime genocidario. Alcuni esperti regionali spiegano l’asse Parigi-Pretoria-Mosca ipotizzando intese sottobanco tra le tre potenze sullo sfruttamento delle risorse naturali burundesi: nichel e petrolio  -allo stadio di individuazione dei giacimenti. L’arsenale militare é nascosto in tre depositi a Bujumbura, Gitega e Ngozi, città natale di Nkurunziza.

Dallo scorso 08 aprile, colonne di terroristi ruandesi delle Forze Democratiche di Liberazione del Rwanda – FDLR, stanno giornalmente oltrepassando i confini tra Congo e Burundi per rafforzare il contingente terroristico presente nel martoriato Paese dal maggio 2015. I terroristi giungono in Burundi attraverso la frontiera di Rumonge e attraversando il Lago Tanganyka, assieme ai battelli che trasportano l’arsenale militare sudafricano. Secondo diverse fonti, circa 2000 terroristi ruandesi sarebbero giunti in Burundi, portando  il numero degli effettivi a 10.000 uomini, che corrispondono al 90% delle forze totali delle FDLR.

I terroristi ruandesi, associati alle milizie Imbonerakure e ai reparti di Esercito e Polizia rimasti fedeli al regime, starebbero preparando una offensiva militare su scala nazionale per distruggere l’opposizione armata presente nel Paese,  Forze Nazionali di Liberazione FNL, comandate da Colonnello Aloys Nzabampema, le Forze Repubblicane del BurundiFOREBU, comandate dal Generale Godefroid Niyombare, le Red Tabara comandate dal Colonnello Melchiade Biremba,  il Movimento di Resistenza Popolare MRP, guidato dal Colonnello Didier Nyambariza e la Unione dei Patrioti per la Rivoluzione UPR, comandata dal parlamentare Vincent Gahungu. Il MRP e il UPR sono gruppi ribelli di scarsa importanza militare.

Sempre secondo le nostre fonti, l’offensiva alle forze ribelli sarebbe abbinata ad una vasta operazione di pulizia etnica contro la minoranza tutsi nella capitale, a Gitega e Ngozi e ad un attacco al campo profughi di Mahama, situato in territorio ruandese. L’attacco mirerebbe a massacrare i profughi tutsi, replicando la tattica adottata nel massacro della etnia tutsi congolese Banyamulenge, avvenuto nel agosto 2004, presso il campo profughi di Gatumba, Burundi. L’obiettivo non sarebbe quello di distruggere l’Esercito di liberazione, composto da giovani profughi burundesi che si sta formando in Rwanda (un secondo esercito di liberazione é in fase di formazione in Tanzania), bensì quello di provocare Kigali e forzare l’esercito ruandese a invadere il Burundi, scatenando così la terza guerra Pan Africana. Le prime due furono combattute dagli stessi attori nel Congo nel 1996 e nel 1998. Il campo di Mahama é situato in una zona frontaliera tra Rwanda, Burundi e Tanzania che rende facile l’aggressione causa la porosità garantita dalla fascia di foresta che divide in quel punto i tre Paesi.

Secondo alcuni esperti militari ugandesi, l’ipotesi di un attacco al campo profughi di Mahama sembra alquanto improbabile. L’Esercito ruandese dal maggio 2015 ha schierato ingenti forze lungo la frontiera con il Burundi, causa la presenza delle FDLR, gli autori del genocidio del 1994. Le forze predisposte all’attacco hanno grossi rischi di essere intercettate prima di giungere al campo profughi. Anche la scontata reazione di Kigali all’ipotetico attacco, lanciando l’Esercito contro Bujumbura sembra non realistica. Gli esperti militari ugandesi informano che dall’inizio dell’anno il Rwanda ha modificato il sostegno attivo alle forze democratiche burundesi, privilegiando all’interventismo militare una strategia di isolamento e indebolimento del Paese gemello, rafforzando contemporaneamente le capacità militari dell’opposizione burundese.
Più fattibile, dal punto di vista militare, lo sterminio della minoranza tutsi. Le FDLR possono contare su 30.000 miliziani Imbonerakure. Solo 6.000 di essi sono militarmente formati. Questo, però, non rappresenta un ostacolo. I miliziani sarebbero chiamati non a fronteggiare moderni eserciti ma a trucidare inermi civili.

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