domenica, Ottobre 17

Burundi nel caos

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Il 2014 e’ stato un anno disastroso per il Burundi. Una serie di nefasti avvenimenti si sono succeduti: la dichiarazione del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi al terzo mandato infrangendo le regole costituzionali con l’obiettivo di instaurare una dittatura razziale Hutu, l’aumento della repressione politica, delle esecuzioni extra giudiziarie di vari leader dell’opposizione e del ruolo poliziesco delle milizie genocidarie Imbonakure, formate militarmente dal gruppo terroristico ruandese Fronte Democratico di Liberazione del Rwanda – FDLR e armate dal partito al potere in Burundi CNDP-FDD.

Il barbaro pluriomicidio di tre suore italiane con oscuri retroscena politici di cui il governo italiano sembra deciso a non volere indagare accettando la surreale versione data dal governo burundese (omicidio ad opera di uno squilibrato), l’alleanza militare politica con il gruppo terroristico ruandese FDLR, di cui miliziani sono entrati in massa nel paese per tentare una invasione del Rwanda. Le pesanti irregolarita nella registrazione degli aventi diritto al voto che getta pesanti ombre sulle elezioni presidenziali previste per quest’anno.  Le forti tensioni con le Nazioni Unite dopo la denuncia da parte della missione di pace ONU in Burundi della preparazione di un genocidio contro i tutsi, piano voluto dal presidente Nkurunziza per consolidare definitivamente il suo potere. Accusa sostenuta da pesanti prove e lanciata ufficialmente lo scorso aprile. Questi avvenimenti fanno da sfondo ad una situazione economica vicina al collasso e al progressivo isolamento che il governo di Bujumbura si sta creando all’interno della East African Community (la comunità’ economica dell’Africa Orientale) seguendo stupidamente la strategia dettata dalla Tanzania e dalla Francia di bloccare il processo di unificazione politica economica della EAC.

Il 2014, iniziato sotto cattivi auspice, si chiude disastrosamente. Pesanti scontri militari si sono verificati a Cibitoke, vicino alla frontiera con la Repubblica Democratica del Congo. Gli scontri sono iniziati nella notte tra il 29 e il 30 dicembre ed hanno causato almeno 22 morti secondo le informazioni fornite dal governo. L’origine degli scontri, durati due giorni, e’ l’intercettamento di una colonna di ribelli da parte dell’esercito regolare burundese. “Le forze di difesa nazionale hanno intercettato una nutrita colonna di ribelli, circa 200 uomini, che erano entrati in Burundi dal vicino Congo. Siamo riusciti a bloccarli ma i combattimenti proseguono anche oggi. Stiamo cercando di annientare le ultime sacche di resistenza e intercettare i fuggitivi” dichiara il 31 dicembre ad Al-Jazeera un alto ufficiale dell’esercito burundese. Secondo testimonianze locali i combattimenti avrebbero registrato una violenza inaudita riportando alla memoria dei civili terrorizzati gli atroci e disumani anni della guerra civile.   

La colonna di ribelli, proveniente dalla Provincia del Sud Kivu (Congo), era diretta verso la foresta di Kibira con l’obiettivo di installare una base logistica operativa per altre azioni militari contro il governo e le forze armate. La foresta di Kibira e’ stata sempre un ottima posizione logistica per le attività di guerriglia. Fu usata dai guerriglieri dell’attuale partito al potere, CNDD-FDD durante gli anni di guerra civile contro il regime tutsi del presidente Pierre Buyoya. L’Identità dei ribelli intercettata rimane avvolta nel mistero. Il governo ha accusato il Fronte Nazionale di Liberazione – FNL, il braccio armato del principale partito di opposizione Hutu: FNL-PLPH (Fronte Nazionale di Liberazione – Partito di Liberazione del Popolo Hutu). Una accusa fondata solo da prove induttive. I guerriglieri del FNL lo scorso anno hanno lanciato alcuni attacchi minori dalle loro basi operative all’est del Congo, l’ultimo dei quali registrato lo scorso ottobre dove i miliziani hutu hanno ucciso sei soldati dell’esercito regolare.

All’epoca i leader politico militari del FNL-PLPH avevano giurato di intensificare gli attacchi con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali fissate per il giugno 2015 al fine di abbattere l’attuale regime. Il FNL era la seconda formazione hutu estremista che lottava contro il regime di Buyoya durante la guerra civile (1993-2004). Non partecipo’ agli accordi di pace del 2005 continuando la guerriglia contro il governo burundese (passato sotto il controllo del CNDD-FDD) fino al 2009 quando i leader del FNL firmarono un accordo di pace trasformando la guerriglia in un partito politico. Nonostante questi accordi il partito Hutu non ha mai smantellato la sua ala militare nascosta in Congo ed ultimamente ha ripreso il conflitto causa forti divergenze con il principale partito hutu al potere: CNDD-FDD. Dal 2009 ad oggi i due partiti, nati su basi razziali Hutupower e con l’obiettivo comune di compiere il genocidio contro i tutsi burundesi, hanno subito trasformazioni parallele.

Mentre all’interno del CNDD-FDD ha prevalso la corrente estremista capeggiata dal presidente Nkurunziza, all’interno del FNL sembra ora prevalere la corrente moderata e si parla di accordi sotterranei con i partiti tutsi burundesi al fine di abbattere l’attuale regime. L’accusa rivolta dal governo riguardante la battaglia di Cibitoke e’ stata seccamente smentita dai dirigenti del FNL. A sostegno della loro estraneità ai violenti combattimenti di fine anno giungono testimonianze oculari che identificano la colonna ribelle con i terroristi ruandesi FDLR. Una affermazione in netto contrasto con la recente alleanza politico militare tra il regime razziale di Bujumbura e il gruppo terroristico che, dal settembre 2013, tenta di invadere il Rwanda con l’obiettivo di abbattere il governo democraticamente eletto del presidente Paul Kagame e completare il genocidio del 1994.

Dallo scorso luglio il presidente Nkurunziza, in stretta collaborazione con il suo omonimo Congolese Joseph Kabila e grazie alla complicità del contingente di pace ONU in Congo: MONUSCO ha soccorso il FDLR soggetto ad un ordine di disarmo diramato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Dopo aver formato la milizia genocidaria burundese Imbonakure, le FDLR sono entrate in massa nel Burundi protette dall’esercito burundese, senza che l’esercito Congolese e i Caschi Blu dell’ONU intervenissero. L’esodo militare (avvenuto tra il luglio e il ottobre 2014) permetterebbe alle FDLR di tentare l’invasione del Rwanda dalla frontiera burundese dopo i due tentativi falliti di invasione dal Congo (settembre 2013 e aprile 2014). Secondo un attivista politico hutu burundese in esilio a Kampala, il governo di Nkurunziza avrebbe recentemente rotto la luna di miele con le FDLR chiedendo ai terroristi genocidari ruandesi di desistere nell’invadere il Rwanda e di rientrare nel vicino Congo. Questa repentina inversione di politica sarebbe il frutto di accordi segreti tra Nkurunziza, e i presidenti di Uganda e Rwanda.

Accordi voluti e coordinati dal presidente ugandese Yoweri Museveni. Secondo l’attivista politico burundese intervistato (protetto dall’anonimato per evitare rappresaglie alla sua famiglia in Burundi) gli accordi, presi alla fine del novembre 2014, vedrebbero un sostegno di Museveni e Kagame al terzo mandato presidenziale di Nkurunziza a condizione che sia l’ultimo e con non attui nessun tentativo di instaurare una dittatura Hutupower ne tanto meno un genocidio contro la minoranza tutsi. Altre condizioni sarebbero state poste sul tavolo delle trattative e prontamente accettate dal presidente burundese: l’eliminazione politica degli esponenti più estremisti all’interno del partito CNDD e della polizia, il congelo delle attività di terrorismo delle milizie genocidarie Imbonakure in previsione di un loro graduale smantellamento, la preparazione di un passaggio di consegne del potere alla fine del terzo mandato presidenziale favorendo all’interno del CNDD la candidatura di un leader tutsi alle elezioni presidenziali del 2020. Kampala e Kigali avrebbero inoltre richiesto la fine immediata del sostegno alle FDLR e la loro fuoriuscita dal territorio burundese.

Il presidente Nkurunziza, accecato dalla sete di potere e in grosse difficoltà interne, e’ cascato nel tranello ugandese proposto dalla vecchia volpe di Museveni. Annullare improvvisamente gli accordi presi con le FDLR e avanzare loro la richiesta di abbandonare il Burundi per ritornare all’est del Congo dove dovrebbero subire il processo di disarmo non e’ certamente un atto politico facile da compiere. Le milizie FDLR presenti attualmente in Burundi sono attorno ai 8.000 uomini ben armati di cui almeno 2.000 con ottima preparazione militare. Una forza negativa di rilievo che certamente si opporrà alla proposta del presidente con il solo linguaggio da lei conosciuta: la forza delle armi.

Uno scontro diretto tra le FDLR e l’esercito regolare burundese creerebbe una situazione di totale instabilità del paese che potrebbe giustificare un tentativo di presa di potere da parte del FNL e un intervento militare “umanitario” da parte degli eserciti keniota, ugandese e ruandese. Intervento già ventilato nel ottobre 2014 quando i tre paesi della EAC si sono offerti di inviare truppe scelte per presidiare i seggi e garantire l’ordine durante le elezioni presidenziali del giugno 2015. Personalmente concordo con la versione che individua i ribelli che si sono scontrati con l’esercito a Cibitoke come miliziani delle FDLR. Probabilmente l’opposizione armata del gruppo terroristico ruandese alle richieste del presidente Nkurunziza e’ già iniziata. Questo significa l’aprirsi di uno scenario di caos e un futuro assai incerto per il Burundi. Un futuro che potrebbe essere già stato tracciato dalle vicine potenze economiche militari (Uganda e Rwanda) di cui dettagli sono ancora segreti”, dichiara un attivista politico hutu intervistato a Kampala sotto anonimato.

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