giovedì, Dicembre 2

Burundi: Mkapa, Mfumukeko, agenti di Nkurunziza al Parlamento di Arusha?

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L’ex presidente tanzaniano Benjamin Mkapa passerà alla storia per i suoi ripetuti e clamorosi fallimenti come mediatore delle crisi africane. Ha preso l’incarico di mediatore sul Burundi dopo che il presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni abbandonò il ruolo di mediatore ricevuto dalla EAC per non compromettersi politicamente con il suo principale alleato regionale: il Rwanda. Fin dai primi giorni come mediatore Mkapa è stato accusato dalla società civile e dall’opposizione burundese di essere di parte e di favorire il regime razziale in Burundi. Accuse che trovano riscontri storici ben precisi. Mkapa appartiene alla vecchia guardia politica del partito di Julius Kambarage Nyerere, il Chama Cha Mapinduzi – CCM (il Partito della Rivoluzione), che domina incontrastato la scena politica in Tanzania dal 1962. Nonostante che Nyerere sia annoverato tra i grandi leader africani, la sua politica estera regionale e quella del CCM sono state sempre caratterizzate da un supporto cieco al HutuPower e al regime ruandese che portò al primo (e speriamo ultimo) Olocausto Africano.

Durante il suo mandato presidenziale (1995 – 2005) Benjamin Mkapa ha assunto varie volte posizioni ambigue sul Rwanda, Burundi e Congo, alternando fasi di supporto alla ideologia HutuPower a fasi di supporto ai governi di Museveni e Kagame. Figura chiave nella destituzione del dittatore ugandese Idi Amin e del reinsediamento alla Presidenza del primo presidente ugandese Milton Obote, Mkapa ha sostenuto anche l’amicizia personale tra Nyerere e il dittatore ruandese Juvenal Habyrimana. Questo suo supporto al HutuPower (Obote rientrava nella sfera di influenza di questa terrificante ideologia di supremazia razziale), fu successivamente alterato a favore dei ‘nemici tutsi’. Mkapa fu accusato di aver facilitato l’ascesa al potere di Museveni e quella del Fronte Patriottico Ruandese guidato da Paul Kagame. Durante la guerra di liberazione in Rwanda Mkapa ricopriva la carica di Ministro degli Affari Esteri.

Durante la sua carica di mediatore negli accordi di pace del Congo fu accusato sia di difendere il gruppo terrorista ruandese FDLR che di favorire l’approvvigionamento in armi e munizioni del gruppo ribelle tutsi congolese guidato dal Generale Laurent Nkunda. Le armi ad Nkunda nel Nord Kivu, Congo, passavano per la Tanzania e il Rwanda. Mkapa detiene un modesto ma importante impero economico nel suo Paese creato dalla corruzione e dalla appropriazione illecita di aziende statali durante l’inizio del periodo post socialista della Tanzania caratterizzato dall’apertura al libero mercato. Uno degli esempi più documentati è l’acquisizione illegale della Miniera di carbone di Kiwira. Anche a livello di mediatore Mkapa ha collezionato solo insuccessi: dalla mediazione in Congo durante la prima ribellione Banyarwanda del 2009 alle mediazioni per risolvere la crisi indipendentistica in Zanzibar (2010 – 2012).

Dall’inizio della carica Mkapa ha chiaramente dimostrato di condurre una politica di parte a favore del regime HutuPower di Nkurunziza, tracciando numerose e contraddittorie road map di pace favorevoli al presidente illegittimo e tentando di minimizzare le gravi violazioni dei diritti umani. Nel novembre 2016 Mkapa invitò l’opposizione burundese a non insistere ulteriormente sulla legittimità del CNDD-FDD e sulla presidenza tenuta da Nkurunziza ma di concentrarsi a preparare un clima favorevole per libere e democratiche elezioni del 2020. L’affermazione fu giudicata da tutti i partiti di opposizione e società civile un grave ed incomprensibile atto partigiano che invalidava tutti gli sforzi di pace basati sul ripristino dello Stato di Diritto e sul rispetto sia della Costituzione sia degli Accordi di Arusha del 2000. Nel dicembre 2016 l’opposizione burundese affermò di non riconoscere più l’autorità di Mkapa come mediatore di pace chiedendo alla EAC di sostituirlo. Richiesta fino ad ora disattesa.

Esaminando da una posizione neutrale gli atti pubblici di Mfumukeko e Mkapa riguardanti la crisi burundese non si può che constatare la fondatezza delle accuse rivolte dall’opposizione. Il Segretario Generale EAC e l’ex presidente tanzaniano attuano continui sforzi per impedire azioni politiche e militari contro il regime e per farlo accettare a livello regionale ed internazionale. Purtroppo i loro sforzi vengono sistematicamente distrutti dallo stesso regime che difendono. Quando Benjamin Mkapa era vicino a convincere la comunità internazionale che il regime si era calmato e poteva mantenere il potere fino alle elezioni previste nel 2020, il CNDD-FDD dichiarò la sua intenzione di modificare la Costituzione per permettere un quarto mandato a Pierre Nkurunziza e dichiarò non validi gli accordi di pace di Arusha 2000.

Quando Liberat Mfumukeko ha liquidato il rapporto ONU sulla violazione dei diritti umani affermando che gli esperti delle Nazioni Unite erano diventati vittime di informazioni false ed alterate, il CNDD-FDD organizzò una serie di manifestazioni delle Imbonerakure incentrate sull’odio etnico e discorsi genocidari tra i quali l’incitamento a stuprare tutte le donne dell’opposizione. Durante queste manifestazioni fu lanciata la parola d’ordine Barahwera (ammazzateli tutti) rivolta alla minoranza sociale tutsi. Questa escalation di odio razziale e minacce genocidarie voluta dal regime è stata colta da Washington e Tel Aviv come un inaspettato regalo necessario per lanciare la loro offensiva diplomatica internazionale. Le due potenze mondiali rimangono ferme nella rimozione del dittatore Nkurunziza e distruzione del suo alleato: i terroristi delle FDLR. Azioni considerate come tappe obbligatorie per ripristinare la democrazia in Burundi, salvaguardare la pace regionale, protegge il Rwanda ed evitare un secondo genocidio nei Grandi Laghi a distanza di 23 anni dal primo.

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