domenica, Settembre 19

Burundi: Medici Senza Frontiere Belgio minacciata?

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La guerra civile non sarà un mattatoio e uno scontro di tutti contro tutti, come ipotizzano alcuni osservatori occidentali, bensì sarà una resa dei conti tra il regime razial nazista e le forze democratiche al fine di stabilire se in Burundi regnerà il terrore genocidario o la democrazia. Le affermazioni di alcuni osservatori cattolici in loco che intervengono sui media italiani in queste ore appaiono frutto dell’ambiguità della Chiesa Cattolica nella regione, e che proprio in Burundi sta conoscendo la crisi interna più forte e pericolosa tra i nostalgici del HutuPower (che, a parere di una parte degli osservatori regionali troverebbe il proprio riferimento nell’azione diplomatica condotta dalla Comunità di Sant’Egidio) e i seguaci del nuovo corso di Papa Francesco.

Difficile pronosticare se il conflitto avrà breve o lunga durata. Molto critica sarà la situazione degli stranieri -occidentali ma anche africani- presenti nel Paese, a rischio di essere sospettati di supportare l’opposizione democratica. Minacce di morte contro gli stranieri si stanno già registrando in queste ore. Il caso più eclatante sono state le minacce che sarebbero state rivolte contro a Medici Senza Frontiere  (MSF) sezione Belgio, attraverso varie pagine di Facebook gestite da sostenitori del Presidente Nkurunziza tra cui quella del Capitaine Muhiza, un irriducibile dell’ideologia razial nazista sospettato di appartenere al coordinamento delle Imbonerakure.

Capitain Muhiza è estremante chiaro nei confronti di MSF, e, per non lasciare spazio a dubbi, arriva a pubblicare l’intervento in francese oltre che in kirundi: «Sappiate anche cari lettori che MSF Belgio è un commandos che ha l’intento di nuocere alla pace e alla sicurezza del popolo burundese». Capitain Muhiza accusa i volontari di MSF Belgio e alcuni diplomatici di istigare le Forze dell’Ordine a disertare e entrare nelle forze mercenarie di Ibèrie, la milizia del FNL supportata dai consiglieri militari ruandesi.

Per coloro che conoscono bene gli equilibri del Burundi, non si tratta né di un avvertimento rivolto contro i volontari di MSF/Belgio, nè di un delirio scritto da un fanatico militante che si sfoga sulle pagine di Facebook. Questa è una tattica da ‘Radio Télévision Libre des Mille Collines’ che sfrutta non la radio bensì i social network, per un messaggio indirizzato ai genocidari Imbonerakure e ai terroristi ruandesi del FDLR: viene loro indicato un nemico preciso -in questo caso i volontari occidentali e dignitari di Ambasciata. Sono le stesse tattiche utilizzate da Radio Mille Colline quando indicava alle Interwahame quali scarafaggi (tutsi) dovessero abbattere durante i cento giorni dell’Olocausto.

Perché MSF Belgio è stata presa di mira dal furore genocidario ed indicata come futuro bersaglio? Tre le probabili ragioni.

La prima risiede in un loro articolo di denuncia della grave situazione nel Paese comparso su ‘Algerie Press Service il 20 luglio, il giorno prima del voto. Nell’articolo i volontari di MSF/Belgio spiegano la loro assistenza ai profughi burundesi in Tanzania. Ma non è questa assistenza umanitaria che li avrebbe trasformati in un obiettivo delle Imbonerakure e delle FDLR, bensì alcune frasi a loro attribuite contenute nell’articolo.  Frasi che definiscono il clima elettorale assai teso e considerazioni politiche sul Presidente. «Il Presidente Pierre Nkurunziza è alla ricerca di un terzo mandato che i suoi avversari ritengono incostituzionale. La candidatura del Signor Nkurunziza ha fatto sprofondare il Paese, da aprile, in una grave crisi politica caratterizzata da gravi violenze»  A leggere l’articolo è difficile attribuire questi commenti direttamente a MSF/Belgio. Ma gli stessi commenti sono comparsi in un altro articolo, quasi identico, pubblicato da un quotidiano belga, il ‘Metrotime.  Questo sarebbe stato sufficiente al Governo burundese per attribuire queste frasi alla Ong e a militanti del CNDD-FDD e per dare il via alla pericolosissima campagna contro MSF.

Il secondo motivo sarebbe la loro conoscenza del Paese, dove operano dal 1992, soprattutto delle zone attualmente calde, Gabezi (confine con il Congo), dove passano le armi donate dal Governo di Kinshasa alle milizie genocidarie Imbonerakure, Giteka, feudo del HutuPower e Kirundo nel nord del Paese dove sono presenti le basi militari dei terroristi ruandesi FDLR. Alcune nostre fonti affermano di non essere sicuri che la sede di MSF/Belgio a Bujumbura abbia, al momento, attività nelle aree descritte, ma certamente la loro presenza in Burundi fin prima della guerra civile (1993 – 2004) li ha dotati di una conoscenza delle dinamiche politiche e degli attori principali dell’attuale tragedia non certo gradita al potere, rendendoli ora scomodi testimoni.

La terza ragione è la decisa e marcata presa di posizione del governo belga contro il regime Nkurunziza e le manovre messe in atto per preparare una classe dirigente capace di amministrare il Paese (ex colonia belga) nella fase di transizione dal regime razziale alla democrazia.

Non si conosce la reale capacità di questi militanti, quali Capitaine Muhiza, d’innescare pericolose dinamiche e causare seri problemi di sicurezza per gli stranieri, è certa la determinazione, il fanatismo e l’odio razziale che caratterizza questi militanti assai popolari e seguiti dai giovani disoccupati del sottoproletariato urbano e rurale che prestano servizio nelle Imbonerakure. Ancora viva nella memoria dei belgi il massacro del Secondo Battaglione Commandos avvenuto in Rwanda nel marzo 1994, quando dieci soldati furono catturati dai soldati genocidari e massacrati presso il campo militare di Kigali. La morte dei dieci soldati fu la più grande perdita registrata dall’Esercito belga dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

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