venerdì, Luglio 30

Burundi: Medici Senza Frontiere Belgio minacciata?

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Kampala – Ieri si sono tenute le elezioni farsa in Burundi. La decisione del Presidente Pierre Nkurunziza di rispettare il calendario elettorale ha definitivamente fatto fallire la mediazione di pace del Presidente ugandese Yoweri Museveni, per altro già compromessa in quanto giudicata troppo favorevole al Governo. Gli esiti delle elezioni presidenziali sono scontati. Vincerà Nkurunziza. Dovrà sicuramente truccare le schede elettorali e l’afflusso alle urne ma vincerà.

Che le elezioni non siano democratiche e libere (come già stato decretato da Unione Africana, Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti) è facile comprenderlo. Si è votato in un clima di violenza generalizzata e di intimidazione. Molti burundesi hanno deciso di non andare a votare, sia per disprezzo del Presidente, che per la loro sicurezza personale. Ma questo non apparirà, ovviamente, nei risultati ufficiali, che saranno pubblicati dalla Commissione Elettorale completamente controllata da Nkurunziza.  I rischi di una guerra civile imminente sono altissimi, come osservano il collega Raffaele Masto e il missionario italiano Claudio Marano, intervistato da ‘Radio Vaticana.

Le due analisi non sono, però, corrette sulla tempistica della guerra civile da loro giustamente ipotizzata, in quanto nel Burundi la guerra civile è già iniziata due settimane fa. Ad inaugurarla sono stati gli scontri registrati a Kayanza tra i terroristi ruandesi e milizie genocidarie Imbonerakure, supportate da reparti dell’Esercito rimasti fedeli al Presidente e i ribelli del Fronte Nazionale di Liberazione, supportati da soldati burundesi disertori e consiglieri militari ruandesi. Scontri conclusosi a favore dei terroristi ruandesi, l’unica forza militare rimasta al Presidente Nkurunziza per mantenersi al potere.

Si sono registrati  ugualmente scontri nel nord del Paese tra reparti dell’Esercito ruandese sconfinati in Burundi e i terroristi FDLR, anche se i governi di Bujumbura e Kigali si guardano bene di ufficializzare le ostilità. Le  incursioni militari clandestine dell’Esercito ruandese hanno l’obiettivo di indebolire la forza delle FDLR che, dal settembre 2013, sta tentando di invadere il Rwanda e completare l’opera iniziata nel 1994.  I quartieri ribelli di Nyakabiga e Kamenge  (a Bujumbura, la capitale) sono sotto attacco della Polizia e delle forze genocidarie proprio mentre si stanno svolgendo le elezioni.  Persino l’opinionista Jean-Marie Ngendahayo, noto per le sue posizioni moderate, ha dichiarato, in un intervento  su ‘Bujumbura News  che dinnanzi alla non volontà di discutere seriamente di pace e del futuro del Paese dimostrata dal Governo, la popolazione, ormai esasperata, sta scegliendo la via delle resistenza armata.

Il Governo CNDD-FDD e il Presidente Nkurunziza, scegliendo di tenere le elezioni nonostante il clima avverso, hanno scelto lo scontro militare, forse convinti di vincerlo. In questo quadro si inserisce il boicottaggio della decisione presa dal Consiglio di pace e Sicurezza dell’Unione Africana di inviare in Burundi degli osservatori dei diritti umani e gli esperti militari per evitare il peggio. Nonostante che lo scorso 16 luglio il Governo abbia ufficialmente accettato di ospitare nel suo Paese gli osservatori dell’Unione Africana ne ha, di fatto, ha impedito l’arrivo.

A peggiorare la situazione c’è stata la decisione presa dall’opposizione di creare un Consiglio Nazionale ufficialmente per restaurare il rispetto degli accordi di pace di Arusha del 2000, la legalità nel Paese e le istituzioni democratiche. In realtà, il Consiglio Nazionale è un contro-Governo creato per gestire il post Nkurunziza con l’appoggio delle diplomazie belga e americana.

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