lunedì, Giugno 21

Burundi: mattanza a Bujumbura

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La riunione nazionale delle milizie genocidarie Imbonerakure, avvenuta la notte tra il 12 e il 13 agosto nel comune di Mwunba, ha pianificato l’azione militare degli squadroni della morte tesa a distruggere l’opposizione e a garantire la stabilità del regime dittatoriale nel Paese, anche prevedendo l’eventualità di un genocidio. I fatti di ieri lo dimostrano, un piano che già nei giorni scorsi aveva iniziato a prendere forma. L’arcivescovo Evariste Ngoyagoye è miracolosamente scampato ad un attentato dove sono state uccise le sue guardie del corpo. Non si conoscono esecutori e mandanti, l’arcivescovo Ngoyagoye è inviso al regime causa le sue forti prese di posizione contro il terzo mandato di Nkurunziza. Sono stati uccisi anche alcuni attivisti della Società Civile e militanti dell’opposizione.

«Quattro membri del partito al potere CNDD-FDD sono stati uccisi  nel quartiere di Musaga (Bujumbura) da assalitori non identificati. La tensione è viva nella capitale burundese. La popolazione vive nel terrore, limitando al massimo gli spostamenti, solo per cercare cibo, e nascondendosi nelle loro case. Da lunedì 17 agosto almeno due attacchi alla granata sono stati segnalati e la polizia ha proceduto a delle perquisizioni in diversi quartieri della capitale. Numerosi civili sono stati arrestati. Si ignora il numero esatto e la Polizia rifiuta di dare informazioni. Il difensore dei diritti umani Pierre-Claver Mbonimpa, ferito durante un attacco all’inizio di agosto è ora a Bruxelles per le cure mediche». Questo è lo scenario descritto dal collega Mike Hutchings per ‘Reuters‘ e ‘Radio France Internationalnei giorni scorsi.

È in questo clima di violenza premeditata che le negoziazioni di pace, presiedute da sconosciuti interlocutori, si sarebbero dovute tenere e proporre alla popolazione la ‘non soluzione dell’alternanza razziale’. «Il campo presidenziale non accetta nessuna mediazione che non permetta a Nkurunziza di rimanere al potere. Tutte le persone ragionevoli e disposte a cercare un dialogo con l’opposizione  per riportare la pace nel Paese sono fuggite da qualche mese, minacciate di morte dal presidente oppure sono in prigione o sparite. Le televisioni private chiuse, alcune bruciate. Il 80% dei giornalisti burundesi sono stati costretti all’esilio. Il potere è entrato nella logica della guerra civile. Penso che presto nascerà una guerriglia urbana e un nuovo colpo di Stato. La soluzione alla crisi non va ricercata negli accordi di Arusha che sono all’origine degli attuali sconvolgimenti. Non dimentichiamoci che gli accordi di Arusha garantirono l’immunità ai principali attori della guerra civile (tra cui l’attuale presidente)  che commisero orrendi crimini contro l’umanità..», diceva nei giorni scorsi Teddy Mazina, attivista e giornalista burundese.

Secondo Teddy il movimento di liberazione deve procedere senza compromessi fino alla caduta della dittatura razziale e all’instaurazione della democrazia. Teddy è divenuto una delle rare fonti di informazione indipendente rimaste ancora nel paese. Da tre mesi è ricercato dagli squadroni della morte del Presidente e quindi costretto alla clandestinità. Fino ad ora è sfuggito alla morte cambiando ogni notte la dimora, protetto dalla popolazione grata per il suo ruolo di informazione. Non potendo più scrivere sui media burundesi Teddy riesce ad utilizzare i social media mandando anche video inediti su Twitter e YouTube.

Il terzo mandato di Nkurunziza è ostacolato dagli Stati Uniti che stanno per far uscire il Burundi dagli accordi economici privilegiati di AGOA oltre che valutare l’opzione di sostenere e finanziare l’opposizione armata. Identica posizione è tenuta dal Belgio. Entrambe le potenze occidentali intravvedono nella tenuta del potere di Nkurunziza un pericolo per il progettato cambiamento di regime in Congo. Se Nkurunziza riesce a mantenersi alla presidenza vi sono forti rischi di ‘eternità’ del potere che favorirebbe Joseph Kabila in Congo. Un personaggio che Washington ha già messo nella lista delle persone indesiderate. Il rischio di genocidio insito nella disperata lotta per il potere di Nkurunziza costringe l’Africa intera a prendere le distanze.
Segretissime riunioni si stanno svolgendo a Kigali e ad Addis Abeba con esponenti dell’opposizione ed ex membri del Governo e del partito CNDD-FDD. Argomenti e decisioni non sono oggetto di diffusione all’opinione pubblica. Solo una indiscrezione è trapelata anche se in modo frammentario.  Una delegazione ruandese ed etiope giunta a Kampala avrebbe convinto il Presidente Museveni a ritirare il suo appoggio strumentale a Nkurunziza permettendo così la sostituzione del dittatore e sarebbe stato già nominato il successore alla presidenza in Burundi. La soluzione della crisi burundese potrebbe passare attraverso il ritorno di una vecchia figura politica del passato burundese, al momento estremamente discreta e silenziosa ma con forti alleanze ed appoggi a livello africano ed internazionale.

 

 

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