mercoledì, Maggio 12

Burundi: mattanza a Bujumbura

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Kampala – Ieri sera un inferno di fuoco si è scatenato su tre quartieri della capitale, Bujumbura. Reparti della Polizia e terroristi ruandesi delle FDLR, con indosso uniformi della Polizia, hanno attaccato i quartieri popolari di Jabe, Niakabiga e Musaga. L’obiettivo era quello di prevenire un tentativo di ribellione organizzato da questi quartieri.
I servizi segreti burundesi erano venuti a conoscenza di un piano orchestrato dalla Società Civile e dall’opposizione volto a scatenare una seconda rivolta popolare con l’obiettivo di destituire il rieletto Presidente Pierre Nkurunziza -che pochi giorni fa ha prestato giuramento accedendo alla presidenza dopo elezioni farsa e in modo illegittimo. I quartieri designati per lo scoppio della rivoluzione sono quartieri misti dove, però, la presenza di hutu è predominante.

L’attacco è iniziato verso le 22.30 ore locali. L’obiettivo era quello di prelevare e trucidare i capi della rivolta già individuati dai servizi segreti. L’attacco ha scatenato la reazione della popolazione che, compatta, ha combattuto e respinto gli assalitori. La popolazione era pesantemente armata e i poliziotti sono caduti in una imboscata.
Fughe di notizie del raid punitivo deciso dal regime era giunte qualche ora prima nei quartieri dando così il tempo alla gente di prepararsi. Gli scontri sono durati tutta notte volgendo al termine verso le 03:00 del mattino, quando la Polizia e i terroristi ruandesi hanno scelto di ritirarsi. Il bilancio ufficiale è di un morto tra i civili e tre morti da parte della Polizia. Fonti in loco affermano il contrario. Nei tre quartieri sarebbero decine i civili uccisi e feriti. Bilancio ancora più pesante sarebbe stato registrato dalla Polizia e dagli squadroni della morte che partecipavano all’assalto.

I combattimenti urbani, a cui avrebbero partecipato donne e bambini, sono stati possibili grazie al rifornimento di armi alla popolazione avvenuto in questi mesi ad opera degli agenti segreti del Rwanda e di vari Generali e Colonnelli che distribuirono le armi alla popolazione durante il fallito tentativo di rimuovere il Presidente avvenuto lo scorso maggio, impropriamente classificato come colpo di Stato dai media internazionali.
La reazione determinata della popolazione è stata motivata ulteriormente da un atto di gratuita crudeltà avvenuto il giorno prima quando alcuni poliziotti hanno fatto ingoiare una bomba a mano ad un padre di famiglia accusato di essere un oppositore del regime. La Polizia ha fatto l’errore di riprendere la scena in video. Qualcuno all’interno della Polizia ha dato copia del video ai media burundesi di opposizione (attualmente in clandestinità) che lo hanno subito pubblicato su Facebook e Twitter. Il video è stato condiviso da centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.

https://twitter.com/uragendatu/status/638748316302462976/photo/1

Quasi contemporaneamente alla battaglia urbana nei quartieri della capitale, reparti dell’Esercito fedeli al regime e Polizia sono stati  duramente attaccati da forze ribelli presso la città di Cibitoke. I ribelli hanno inflitto pesanti perdite alle forze del regime, costrette anche in questo caso a ritirarsi. L’attacco dei ribelli, avvenuto a Cibitoke, sarebbe la prima prova di forza, dopo le dichiarazioni pubbliche di un leader del movimento guerrigliero CEM – Zone Ouest che ha promesso la destituizione di Nkurunziza entro la fine di settembre. Non si conoscono molti particolari su questo movimento se non che dovrebbe essere formato da soldati dell’Esercito regolare che hanno disertato assieme a tre Colonnelli e un Generale implicati nel tentativo di liberare il Paese dello scorso maggio. I guerriglieri sarebbero armati da Rwanda e Tanzania e goderebbero del supporto tecnico militare di consiglieri ruandesi infiltrati nel Paese.

Pierre Nkurunziza si sta organizzando per una risposta. Ritornata una apparente calma nella capitale, oggi la Polizia ha proceduto a dei arresti di massa a Bujumbura nel tentativo di decapitare i capi di quello che viene definito complotto rivoluzionario’. Imminente sarebbe l’attacco militare nella zona di Cibitoke per debellare le forze ribelli. La sorte peggiore sarebbe stata riservata ai tre quartieri ribelli. Secondo fughe di notizie provenienti dall’Esercito, Nkurunziza avrebbe autorizzato il bombardamento a tappeto con l’artiglieria pesante dei quartieri Jabe, Niakabiga e Musaga. L’obiettivo è dare una lezione alla popolazione avvertendola che per difendere il potere illegalmente acquisito anche i massacri sono giustificati. La repressione violenta programmata sarebbe la sola alternativa rimasta a Nkurunziza per contrastare il clima sociale  sfavorevole e rendere la sua presidenza illegale irreversibile.

Obiettivi difficili da raggiungere visto l’isolamento del regime. Giovedì 28 agosto Nkurunziza ha prestato giuramento in maniera quasi clandestina, nella più totale indifferenza della popolazione e nell’assenza di rappresentanze diplomatiche e Capi di Stato. Le elezioni non sono state considerate valide da Unione Africana, Stati Uniti, Belgio e dalla maggioranza dei paesi africani. Solo l’Angola ha mandato un messaggio di congratulazioni facendo, però, ben attenzione a non inviare un suo rappresentante alla cerimonia di giuramento.  Durante la cerimonia Nkurunziza ha affermato, difronte ad un pugno di fedelissimi, che il terzo mandato è stato lui offerto da Dio

Secondo informazioni giunte, l’offensiva militare, se verrà attuata, rappresenterebbe il più grave errore di Nkurunziza in quanto offrirebbe su un vassoio d’argento il pretesto di invasione militare da parte del Rwanda. Un pretesto che il Governo di Kigali starebbe cercando dallo scorso maggio. L’Esercito ruandese, già ampiamente presente al confine, attenderebbe la messa in atto di massacri generalizzati dei civili per far entrare i guerriglieri tutsi burundesi formati in questi mesi in Rwanda assieme ai soldati ruandesi. Questa forza di invasione si dovrebbe coordinare con la ribellione già presente nel Paese e con una seconda forza di invasione di guerriglieri hutu addestrata in Tanzania pronta a valicare le frontiere.

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